top of page
Cerca

Perforazione intestinale: medico condannato per lesioni colpose

Errore chirurgico

Perforazione del tratto distale del colon e conseguente stato settico: medico condannato per lesioni

In questo articolo si affronta il caso di un chirurgo condannato in via definitiva per il reato di lesioni personali colpose (perforazione del tratto distale del colon) in paziente con diagnosi di prolasso emorroidario.



Indice:

1. Il caso

2. Il processo

3. I riferimenti

4. La linea difensiva dei medici

5. Le ragioni della condanna

6. La massima

7. La sentenza della corte di cassazione


1. Il caso

Un medico chirurgo veniva accusato di avere, in violazione delle leges artis e dei protocolli in materia, cagionato al paziente la perforazione del tratto distale del colon e conseguente stato settico, con una incapacità di attendere alle proprie occupazioni per un tempo superiore a 40 giorni.

In particolare, al medico venivano contestati i seguenti profili di addebito:

  • di avere omesso imprudentemente di valutare l'anamnesi patologica remota del soggetto che sottoponeva a intervento chirurgico di prolassectomia, invece di optare per la soluzione alternativa con altra tecnica;

  • di avere provocato, nel corso dell'intervento, un'ansa che finiva con il necrotizzare il tessuto;

  • di avere omesso negligentemente di indagare, mediante revisione per via endo-anale della linea di sutura, le complicanze di tipo emorragico dell'intervento;

  • di avere sottovalutato le condizioni ingravescenti del soggetto nel post-operatorio e così omettendo di esplorare le suture chirurgiche al fine di diagnosticare la perforazione dell'intestino;

  • nel corso del secondo intervento di colostomia differita, di avere omesso di valutare, per imperizia e negligenza, la lunghezza del meso-sigma che, stirato in modo incongruo, andava in parziale necrosi, determinando la perforazione della parete del sigma e un conglobato di aderenze, con conseguente formazione di volvolo ideale;

  • di avere continuato a sottovalutare le condizioni del paziente, alle quali si aggiungeva nei giorni successivi un serio problema di tipo respiratorio e imprudentemente omettendo di eseguire una colonscopia (effettuata solo dopo l'intervento di uno specialista esterno, mentre il paziente era ancora ricoverato presso l'ospedale che avrebbe consentito di rilevare lo stato settico in atto e l'ischemia del colon in corrispondenza della stomia eseguita in precedenza.

2. Il processo

All'esito del processo di primo grado, il medico veniva condannato per il reato di lesioni personali colpose e la sentenza veniva confermata nel successivo giudizio di appello.

La corte di cassazione rigettava il ricorso presentato dal medico e la condanna pronunciata nei suoi confronti diveniva definitiva.


3. I riferimenti

Giudici di merito: Tribunale di Milano - Corte di Appello di Milano

Autorità Giudiziaria: Quarta Sezione della Corte di Cassazione

Reato contestato: Lesioni personali colpose ex art. 590 c.p.

Sentenza: n.2170 (ud. 15/12/2021, dep. 19/01/2022)


4. La linea difensiva dei medici

In primo luogo, il medico rilevava che le complicazioni del primo intervento, pur prevedibili, non sarebbero sempre evitabili, anche in caso di corretta esecuzione tecnica dell'intervento, come deve ritenersi in base al verbale operatorio e neppure contestato dai consulenti del pubblico ministero. Ed ancora, sosteneva la difesa che un intervento più tempestivo non sarebbe stato efficace e ciò in quanto non vi erano elementi per sostenere che un diverso comportamento sarebbe servito a evitare le conseguenze prodottesi e l'evoluzione riscontrata.

La scelta "attendista" del medico non avrebbe violato alcuna linea guida o procedura codificata, rilevandosi che nella perizia si era precisato non esser stata rinvenuta prova (dal verbale operatorio e dal referto dell'esame istologico) che la perforazione del tratto distale del colon del L. fosse stata conseguenza dell'intervento eseguito dall'imputato, potendo prospettarsi anche un distacco parziale della sutura muco-cutanea di abboccamento dello stoma alla parete in fossa iliaca sinistra.


5. Le ragioni della condanna

Ad avviso dei giudici, andavano condivise le osservazioni peritali circa la procedura più indicata (secondo intervento per la revisione della sutura) nel caso concreto e la non correttezza di un atteggiamento attendista che poggiava sulla evidente necessità di conciliare un nuovo intervento con le condizioni generali del paziente che, tuttavia, non potevano che peggiorare con il trascorrere del tempo.

Il perito aveva concluso nel senso che un intervento di revisione più tempestivo avrebbe quantomeno limitato l'aumento di volume dell'ematoma e che la tempestività dell'intervento di revisione era indicata costantemente in tutte le pubblicazioni scientifiche sull'argomento.