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Cassazione Penale

Cassazione penale sez. II, 19/10/2021, n.43656

La massima

Non può farsi confusione tra data di consumazione del reato e data dalla quale decorrere il termine per la presentazione della querela. Nella specie, secondo la ricostruzione dei fatti adeguatamente operata dai giudici del merito, l'imputato ha acquisito la detenzione del mezzo di causa in presenza di valido atto negoziale (la consegna in conto vendita) stipulato con l'attuale parte civile. Dunque, il delitto di appropriazione indebita del bene altrui si è consumato nel momento in cui l'imputato ha compiuto sulla cosa atti di disposizione esorbitanti dalle proprie facoltà e integranti manifestazione dell'intenzione di convertire il possesso in proprietà.

La sentenza integrale

RITENUTO IN FATTO
1. La CORTE di APPELLO di TRIESTE con sentenza in data 20/11/2019, riformava la sentenza con la quale in data 31/10/2017 il TRIBUNALE di UDINE aveva condannato C.E. a pena di giustizia per una fattispecie appropriativa, (ri)qualificata come truffa dal primo giudice, posta in essere ai danni di P.O. in (OMISSIS), "con condotta perdurante"; quest'ultima era consistita nel fatto che l'imputato, quale dipendente di Autoclass s.r.l., aveva ricevuto in consegna a titolo di conto vendita (in forza di contratto del 9.11.2011 e di scrittura sottoscritta dall'imputato del 14.12.2011) una vettura Mercedes appartenente alla persona offesa e di essersene appropriato, omettendo di corrispondere il prezzo convenuto di 10.000 Euro e di riconsegnare il veicolo, nonostante le richieste del proprietario; con recidiva aggravata. La Corte territoriale, in parziale riforma della prima sentenza, riqualificava la condotta in termini di appropriazione indebita aggravata dall'abuso di relazione d'opera e dalla recidiva contestata, così come era l'originaria contestazione, e - nel confermare la condanna al risarcimento dei danni - provvedeva anche alla quantificazione di questi ultimi.

2. Il C., tramite difensore, propone ricorso per cassazione deducendo come unico motivo la contraddittorietà della motivazione quanto alla tempestività della querela. Posto che la querela risulta proposta da P. il 22/07/2013, il ricorrente riprende sul punto il contenuto della motivazione censurata nella parte in cui, premesso che nel caso di specie il termine iniziale corrisponde al momento in cui la persona offesa aveva appreso che la vettura affidata per la vendita non era più nella disponibilità dell'imputato (poiché in tal momento la prima aveva realizzato di non potere più riavere la Mercedes), la CORTE aveva fatto corrispondere detto momento con il 30 marzo 2017, corrispondente alla data della visura effettuata al PRA, dalla quale appunto derivava detta consapevolezza. Ma ciò, ad avviso del ricorrente, è del tutto illogico, perché vorrebbe dire che P. aveva avuto notizia del reato a dibattimento inoltrato, in un procedimento che si era avviato proprio su istanza di punizione in precedenza da lui avanzata. Aggiunge, inoltre, come dagli atti invece emerga che la persona offesa fosse ben consapevole dell'appropriazione da parte di C. da un tempo antecedente di più di tre mesi la data di proposizione della querela: invero, il 12/04/2013 l'imputato aveva ricevuto intimazione a riconsegnare la vettura entro 3 giorni, senza che a essa fosse stato dato seguito, con la conseguenza che già dalla data del mancato rispetto dell'intimazione deve farsi decorrere il dies a quo per la proposizione della querela.

3. Con conclusioni scritte il PROCURATORE GENERALE di questa S.C. ha chiesto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.

3.1. Con memora di conclusioni scritte il ricorrente ha insistito nei motivi di ricorso.

3.2. Come memoria difensiva la parte civile P.O. ha chiesto rigettarsi il ricorso e confermarsi le statuizioni civili; con vittoria delle spese del grado.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è infondato.

1. Secondo consolidata giurisprudenza, non può farsi confusione tra data di consumazione del reato e data dalla quale decorrere il termine per la presentazione della querela. Nella specie, secondo la ricostruzione dei fatti adeguatamente operata dai giudici del merito, l'imputato ha acquisito la detenzione del mezzo di causa in presenza di valido atto negoziale (la consegna in conto vendita) stipulato con l'attuale parte civile. Dunque, il delitto di appropriazione indebita del bene altrui si è consumato nel momento in cui l'imputato ha compiuto sulla cosa atti di disposizione esorbitanti dalle proprie facoltà e integranti manifestazione dell'intenzione di convertire il possesso in proprietà (cfr. Sez. 2, n. 15788 del 23/12/2016). Massime precedenti conformi: N. 10774 del 2002 Rv. 221522 - 01, N. 17295 del 2011 Rv. 250100 - 01, N. 42977 del 2014 Rv. 260473 - 01, N. 12077 del 2015 Rv. 262772 - 01.

1.1. A quest'ultimo proposito, la Corte d'Appello ha adeguatamente accertato che al 14.3.2012 risale la data di radiazione della vettura dal P.R.A. per esportazione, fatto costituente, all'evidenza, atto eccedente le facoltà che erano state concesse all'imputato. E in tale momento si colloca la consumazione del reato.

1.2. Quanto alla querela, i condivisi insegnamenti di questa Corte affermano che il termine per la proposizione della stessa decorre non dal momento della consumazione del reato, bensì dal momento in cui la persona offesa ha raggiunto la piena cognizione di tutti gli elementi che consentono la valutazione dell'esistenza del reato. (cfr., Sez. 2, n. 29619 del 28/05/2019, Rv. 276732 - 01). Massime precedenti conformi: N. 2863 del 1999 Rv. 212867 - 01, N. 28036 del 2013 Rv. 255572 - 01, N. 18860 del 2012 Rv. 252813 - 01. E, come correttamente osservato dalla difesa, l'integrazione di tale consapevolezza deve ritenersi avvenuta alla infruttuosa scadenza del termine assegnato dalla persona offesa all'imputato per la restituzione del bene (e dunque, già dal 15.4.2013), con la conseguenza che la querela di specie dovrebbe ritenersi tardiva.

2. Nondimeno, a tanto non può conseguire l'accoglimento del ricorso, posto che nella fattispecie sono state contestate, e ritenute sussistenti, sia l'aggravante di cui all'art. 61 c.p., n. 11, sia la recidiva reiterata. Si è dunque in presenza di fattispecie il cui statuto sulla procedibilità era d'ufficio sia al momento del fatto, sia all'attualità.

2.1. E' ben vero che, a seguito delle modifiche introdotte con il D.Lgs. n. 36 del 2018, anche l'appropriazione indebita aggravata ai sensi dell'art. 61 c.p., n. 11 è divenuta fattispecie procedibile soltanto a querela di parte. Infatti, l'art. 10 del suddetto decreto legislativo ha, espressamente disposto che: "All'art. 646 c.p., approvato con R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398, il comma 3 è abrogato". E poiché il suddetto comma 3 prevedeva espressamente delle deroghe al regime generale della procedibilità a querela stabilita dal comma 1, sia nei casi previsti dallo stesso art. 646 c.p., comma 2 (cose possedute in deposito), sia ove ricorresse la citata aggravante comune dell'art. 61 c.p., n. 1-1 (fatto commesso con abuso di autorità, relazioni di ufficio o di prestazione di opera etc...), il delitto di appropriazione indebita è divenuto sempre procedibile a querela della persona offesa.

2.2. Tuttavia, lo stesso decreto legislativo stabilisce, al successivo art. 11, delle ipotesi residuali di procedibilità di ufficio anche per i delitti di truffa ed appropriazione indebita che la stessa riforma ha previsto ora a procedibilità a querela; si stabilisce infatti che "per i fatti perseguibili a querela preveduti dall'art. 640, comma 3, art. 640 ter, comma 4, e per i fatti di cui all'art. 646, comma 2, o aggravati dalle circostanze di cui all'art. 61, comma 1, n. 11, si procede d'ufficio qualora ricorrano circostanze aggravanti ad effetto speciale". Solamente, quindi, in presenza di aggravanti ad effetto speciale può ritenersi continuare a sussistere la procedibilità di ufficio per il reato di appropriazione indebita aggravata ex art. 61 c.p., n. 11, mentre in tutti gli altri rimanenti casi rimane ferma la procedibilità esclusivamente a querela di parte. Si veda, in termini, Sez. 2, sentenza n. 21700 del 2019.

E, secondo gli insegnamenti del supremo consesso di questa Corte (S.U., n. 3585 del 24/09/2020, Rv. 280262 - 01), il riferimento alle circostanze aggravanti ad effetto speciale contenuto nell'art. 649-bis c.p., ai fini della procedibilità d'ufficio per i delitti menzionati nella stessa disposizione, comprende anche la recidiva qualificata - aggravata, pluriaggravata e reiterata - di cui all'art. 99 c.p., commi 2, 3 e 4.

2.3. Ne' tale ricostruzione, in considerazione alla natura mista (sia sostanziale che processuale) dell'istituto della procedibilità a querela, può comportare lesione del principio di cui all'art. 2 c.p., comma 3, atteso che, nella specie, il reato, sia al momento della consumazione che successivamente, era ed è rimasto procedibile d'ufficio. E dunque, il regime di procedibilità della specifica condotta aggravata di specie, nel tempo, non ha subito modificazioni più favorevoli al reo.

2.4. La ricorrenza della richiamata recidiva comporta altresì che il termine di prescrizione del reato, consumato il 14.3.2012, non può maturare anteriormente al 14.3.2022

3. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché alla rifusione di quelle sostenute nel grado dalla parte civile, liquidate al dispositivo.

PQM
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Condanna inoltre l'imputato alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel presente giudizio dalla parte civile P.O., che liquida in complessivi Euro 3510,00 oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

Appropriazione indebita: il termine per la querela decorre dagli atti rivelatori dell'intento di convertire il possesso in proprietà

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