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Cassazione Penale

Tribunale Bari sez. II, 01/02/2022, n.316

La massima

Massima non presente

La sentenza integrale

Svolgimento del processo
Con decreto di citazione diretta a giudizio emesso dal PM in sede in data 25-8-2015, GI. RI. è stato tratto innanzi a questo Tribunale, in composizione monocratica, per rispondere del reato ascrittogli in rubrica.

All'udienza del 21-4-2016, presente dell'imputato, si è costituita parte civile LU. DA.; il giudice ha dichiarato l'apertura del dibattimento ed ammesso i mezzi di prova richiesti dalle parti.

Rinviata l'udienza del 23-6-2016 a causa dell'assenza del giudicante, a quella del 29-6-2017, incardinatosi il procedimento innanzi ad altro magistrato, le parti si sono riportate alle richieste istruttorie già formulate e il Tribunale ha confermato l'ordinanza ammissiva; sono stati escussi DI. AM. e la parte civile DA..

All'udienza del 23-11-2017 sono stati sentiti i testi VI. IL., AD. DO. e GI. DE. ME.; le parti hanno concordato la rinuncia al teste AG. DO. e il Tribunale ha revocato la relativa ordinanza ammissiva. Il difensore della parte civile ha depositato documentazione.

All'udienza del 10-5-2018 le parti hanno concordato in ordine alla rinuncia ai residui testi della lista della parte civile e il Tribunale ha revocato la relativa ordinanza ammissiva.

Rinviata l'udienza del 5-7-2018 a causa dell'inagibilità della sede del Tribunale ubicata in Bari alla via Nazariantz, all'udienza dell'8-11-2018 è stato escusso il teste LU. DE LI.

L'udienza del 24-1-2019 è stata rinviata su richiesta del difensore della parte civile; quella del 14-3-2019 a causa dell'assenza del testimone.

All'udienza del 2-5-2019 le parti hanno rinunciato all'escussione del teste PI. e il giudice ha revocato la relativa ordinanza ammissiva; l'imputato si è sottoposto ad esame.

Rinviate, disponendo, a norma di legge, la sospensione dei termini prescrizionali, le udienze del 20-6-2019 in ragione dell'impedimento del RI., dell'11-7-2019 a causa del concomitante impegno professionale del difensore dell'imputato e quella del 19-9-2019 su richiesta dei difensori, all'udienza del 7-11-2019 è proseguito l'esame dell'imputato. Alla stessa udienza il PM ha prodotto la lettera di dimissioni dell'imputato, le disdette inviate alla società AN. NA. e la missiva dell'avv. TE. all'avv. CA., con fatture allegate relative ai vari condomini.

Differita l'udienza del 16-4-2020 a causa dell'emergenza sanitaria da epidemia di covid-19 in corso con sospensione dei termini di prescrizione del reato sino alla data dell'11-5-2020, all'udienza del 28-1-2021, incardinatosi il giudizio innanzi a questo giudicante, sono state confermate le ordinanze istruttorie già emesse ed è stata dichiarata l'utilizzabilità, mediante lettura, dell'attività istruttoria orale già espletata; la parte civile ha fatto richiesta di integrazione probatoria ex art. 507 cpp, riservandosi di indicare successivamente i testi da escutere-

All'udienza dell'11-2-2021 la parte civile ha indicato i nominativi dei testi da sentire e il Tribunale ne ha disposto ex art. 507 cpp l'escussione.

All'udienza del 28-10-2021 sono stati escussi i testi LU. PI., EL. VE., DO. MA. DE. GR. e CA. LE..

All'udienza del 13-1-2022 le parti hanno discusso, formulando le conclusioni riportate in epigrafe; la parte civile ha depositato conclusioni scritte. Il Tribunale ha disposto rinvio per repliche. All'odierna udienza le parti si sono riportate alle conclusioni già rassegnate e il Tribunale, all'esito della camera di consiglio, ha pronunciato sentenza, dando lettura del dispositivo, riservando il deposito della motivazione nel termine di giorni trenta.

Motivi della decisione
1. IL QUADRO PROBATORIO.

1.1. LA VERSIONE DELLA PERSONA OFFESA.

LU. DA. ha riferito di essere amministratrice della società AN. NA. SRL, operante nel settore dell'antinfortunistica, stipulando con i clienti appositi contratti, detenuti in un apposito archivio in ufficio.

Il RI. ne era stato dipendente dal (omissis) al (omissis), occupandosi di vendita e manutenzione degli estintori e, più in generale, di tutto ciò che inerisse la sezione antincendio, inclusa la vendita dei cartelli.

Nello specifico, egli si recava dai clienti, prelevava gli estintori, li portava in azienda, effettuava - se del caso - la manutenzione (sostituzione manometri, caricamento C02 e/o polveri), poi li restituiva ai clienti; veniva, quindi, emessa fattura nei confronti di questi ultimi e si giungeva al pagamento, quasi sempre in contanti, essendo la clientela della società composta in larga parte da condomini.

Il RI. quietanzava le fatture e incassava; a fine giornata rientrava in azienda e consegnava alla segretaria i contratti evasi e le somme di denaro riscosse.

Per l'espletamento dell'attività gli era stato fornito un furgone, contenente utensili (una scala, un trapano automatico a pila di elevato valore, ecc.).

Egli, inoltre, disponeva delle chiavi della sede sociale, nonché del telecomando per l'apertura del cancello automatico e del relativo codice, che variava per ciascun dipendente, così che si potesse accertare chi accedesse alla sede sociale.

Dalle contestazioni del difensore dell'imputato, peraltro, è emerso come la donna avesse riferito alla p.g. che il RI. non aveva libero accesso agli uffici, potendosi ivi recare solo in presenza degli amministratori o della segretaria ed essendo munito solo delle chiavi del cancello di accesso e del garage; la teste ha, comunque, precisato come la porta dell'ufficio non fosse chiusa a chiave.

Il rapporto lavorativo si era, poi, interrotto improvvisamente, allorché l'odierno imputato aveva manifestato la volontà di licenziarsi per aiutare suo cognato, che aveva aperto una sala giochi; egli, invece, aveva avviato una propria attività, operante nel medesimo settore della AN. NA., inducendo numerosi clienti a recedere dal contratto con quest'ultima.

Contestualmente alle sue dimissioni, in particolare, erano giunte alla società una serie di raccomandate di recesso del rapporto contrattuale, con buste tutte uguali; i clienti a cui erano state chieste delucidazioni avevano affermato come il RI. avesse loro riferito che l'AN. NA. aveva chiuso, oppure che quelle raccomandate fossero finalizzate al rinnovo del contratto con la medesima.

La teste ha riferito di essersi accorta, dopo le dimissioni dell'odierno imputato, come mancassero:

- la maggior parte dei contratti stipulati con la clientela, senza che la cassaforte ove erano custoditi riportasse segni di effrazione;

- gli utensili presenti nel furgone aziendale, che risultava completamente svuotato;

- una somma di denaro pari a circa 6.000/7.000 Euro, che l'odierno giudicabile aveva riscosso dai clienti (alcuni dei quali pagavano con ritardo rispetto alla prestazione, tanto che il RI. doveva tornare per prelevarla) senza riversarle nelle casse sociali: la AN. aveva richiesto, infatti, il pagamento, ottenendo come risposta che questo era già stato effettuato nelle mani dell'odierno prevenuto. La DA. ha evidenziato che la scoperta di tale ammanco era avvenuta raffrontando ciò che risultava fatturato con quello che era stato riversato dall'odierno giudicabile.

La parte civile ha esposto che, in conseguenza di tale scoperta, il di lei marito, che fino a quel momento aveva avuto un buon rapporto con il RI., lo aveva contattato, ma questi aveva replicato che non avrebbe restituito alcunché se gli fosse stato aumentato lo stipendio.

La DA. ha, comunque, ammesso che:

- con riguardo ai contratti, nessuno aveva visto l'odierno giudicabile impossessarsene, pur riferendo come la segretaria lo avesse notato con una cartella in mano, presumendo come fossero ivi contenuti;

- in ordine agli utensili presenti nel furgone, non erano mai stati firmati verbali indicanti gli specifici oggetti presenti;

- in relazione alle somme di denaro, stante la fiducia nutrita nei confronti del RI., non risultava una contabilità delle somme da questi riscosse e versate nelle casse sociali;

- l'AN. NA. SRL condivideva la sede con altra società.

1.2. LE TESTIMONIANZA DEI DIPENDENTI DELLA SOCIETÀ AN. NA..

1.2.1. VI. IL.

Impiegata amministrativa della AN. NA. SRL, ha riferito di occuparsi di gestione di clienti e fornitori, nonché di fatturazione e contabilità dell'azienda.

La società aveva sede in campagna: vi è un cancello esterno che delimita l'area, un altro cancello di accesso al capannone, infine una scala che conduce agli uffici amministrativi, nel cui ripostiglio si trovano fatture, schede di lavoro, sigilli, cartellini.

Gli spazi sono condivisi con un'altra azienda, i cui dipendenti, però, non sono autorizzati ad accedere agli uffici.

L'odierno imputato, manutentore tecnico, l'unico alle dipendenze della società insieme a LU. DE LI., disponeva delle chiavi e dei codici di allarme, potendo liberamente entrare ed uscire dalla sede sociale, anche per prelevare fatture, cartelline e quanto necessario all'espletamento delle sue mansioni.

Il veicolo aziendale fornitogli era attrezzato per la manutenzione in loco degli estintori, consistendo l'attrezzatura in un compressore, dei silos per la polvere, una macchina per la ricarica di C02, una scala, una cassetta portautensili e anche un trapano.

La teste ha, in ogni caso, confermato come il RI. non avesse firmato alcun verbale attestante di cosa fosse munito il furgone utilizzato dallo stesso.

Con riguardo all'organizzazione amministrativa dell'attività dell'odierno giudicabile, la teste ha illustrato come egli, nel corso della giornata, si recasse presso i clienti, munito di schede di lavoro e di fatture immediate (vi erano clienti nei cui confronti egli emetteva fattura immediata, con il saldo a fine lavoro, mentre per altri clienti era la IL. medesima a fatturare); sia sulle une che sulle altre erano riportate l'attività svolta e il prezzo unitario.

Era, pertanto, autorizzato ad emettere le fatture e ad incassarne il corrispettivo; a fine giornata, poi, consegnava alla IL. le fatture immediate ed i corrispettivi ricevuti, nonché le schede di lavoro.

La teste ha riferito come tali incombenze spettassero al solo RI., mentre il DE LI. non si recava in ufficio da lei a contabilizzare.

I clienti che non pagavano immediatamente venivano annotati in un apposito quaderno, al fine del futuro recupero del credito; dopo le dimissioni del RI., però, la teste ha riferito di averli contattati per sollecitare il pagamento, ma questi avevano risposto di aver già saldato, trasmettendo una serie di fatture quietanzate dal RI., il cui corrispettivo, però, non era mai stato riversato nelle casse sociali.

Sottopostele dal difensore della parte civile le copie di dette fatture, la teste ha riconosciuto di averle emesse, trattandosi di fatture non immediate; risultavano quietanzate dall'odierno giudicabile, che aveva scritto con la penna le relative cifre. Di tali importi non vi era riscontro contabile.

Dietro precisa domanda del difensore dell'imputato, tuttavia, la teste ha ammesso come non vi fosse un registro che attestasse formalmente le somme che l'odierno imputato le consegnava.

Con riguardo alla sparizione dei contratti, la IL. - premettendo di avere il compito di predisporre l'uscita, dall'archivio, dei contratti relativi alle manutenzioni da effettuare nei mesi successivi - ha riferito di essersi accorta, dopo le dimissioni del RI., dell'ammanco di numerosi contratti, mai più rinvenuti.

Poco dopo iniziarono a pervenire decine di disdette di contratti di manutenzione; la teste ha esposto di aver contattato tali clienti, alcuni dei quali negarono di aver mai risolto il contratto con la AN., disconoscendo la sottoscrizione sotto la disdetta, altri sostennero come il RI. avesse riferito loro come quest'ultima fosse fallito.

1.2.2. AD. DO..

Socia dell'AN. NA. ed attiva in seno alla medesima dal 2003, ha precisato come il camion fornito al RI. fosse munito di bombola per ricaricare gli estintori, trapano, bilancia, cassetta portautensili, scala.

La sera stessa delle dimissioni dell'odierno imputato, il padre della teste ed un altro dipendente, VI. RO., avevano ispezionato il furgone aziendale, riscontrando la mancanza del trapano, della cassetta portautensili e della scala, al punto che il tecnico rimasto tecnico - il DE LI. - non poteva operare.

Nei giorni successivi, suo padre avesse incontrato il RI., contestandogli la sparizione di tali utensili.

Con riguardo alle mansioni dell'odierno imputato in seno alla società, egli era incaricato anche della riscossione delle somme dai clienti, recandosi presso questi; era l'amministrazione ad organizzare gli appuntamenti in via telefonica, ma poi i contatti fisici li teneva il prevenuto. Pertanto, dopo le sue dimissioni, era stato consultato il quaderno dei crediti ed erano stati inviati dei solleciti ai clienti che dovevano versare le somme più cospicue ed erano in debito da più tempo; molti di questi avevano risposto per iscritto, allegando le fatture quietanzate dall'odierno giudicabile.

In particolare, lo studio CA. di (omissis), tra i clienti più importanti in quanto gestiva circa venti condomini, aveva risposto in tal guisa per iscritto con missiva del (omissis).

La teste ha riconosciuto le fatture sottopostele dal difensore della parte civile, evidenziando come la sigla fosse del RI..

Ha confermato, altresì, che, a seguito delle dimissioni del RI., erano giunte in azienda circa 500-600 disdette del contratto di manutenzione. Alla richiesta di spiegazioni ai clienti, alcuni ne avevano disconosciuto la firma. Alcuni, invece, pur riconoscendola, non sapevano di aver firmato una disdetta.

Il collega di RI., DE LI., aveva continuato per un mese a lavorare presso la AN. e poi aveva seguito l'odierno imputato; in tale lasso di tempo aveva formato il nuovo tecnico, PI..

La teste ha ammesso la pendenza di una causa con l'odierno imputato relativa al TFR non ancora corrisposto.

1.2.3. GI. DE. ME..

Tecnico manutentore degli estintori presso la AN. dal (omissis), ha riferito di utilizzare il furgone della società, munito di quanto necessario all'espletamento dell'attività; ha riconosciuto di non aver firmato alcun verbale che attestasse di cosa lo stesso sia munito.

1.2.4. LU. DE LI.

Ha riferito di aver lavorato insieme al RI., alle dipendenze della società AN., per circa tre anni, per poi licenziarsi ed essere assunto proprio dall'imputato.

Erano soliti recarsi presso i clienti per effettuare la manutenzione degli estintori all'interno dell'unità mobile attrezzata; alcuni, circa il 10%, pagavano immediatamente, sia in contanti che con assegni, ed era l'odierno imputato ad incassare. Nel furgone erano presenti i contratti relativi ai clienti da cui si sarebbero dovuti recare nel corso della giornata.

Non gli è stato contestato alcun ammanco di attrezzatura e non ha mai firmato un verbale relativo a ciò di cui fosse munito il furgone.

Una volta rientrati in azienda, circa alle ore 19, il DE LI. si occupava del furgone aziendale, mentre il RI. si recava in amministrazione; il venerdì, però, essendo giorno di paga, saliva anche il teste negli uffici, avendo modo di constatare come il prevenuto e la segretaria facessero i conti, consultando le fatture.

Ha riferito, però, di non aver mai assistito a dazioni di denaro.

L'ingresso negli uffici della società era libero; l'AN. aveva come dipendenti anche alcuni elettricisti, muratori, tubisti, circa una quindicina di persone, aventi accesso al capannone.

1.3. LA VERSIONE DELL'IMPUTATO.

Sottopostosi ad esame, l'imputato ha narrato di esser stato dipendente della AN. dal (omissis) al (omissis), occupandosi di ricariche di estintori, manutenzioni di impianti antincendio, porte tagliafuoco; era stato assunto da GI. DO. e LU. DA., a seguito di un periodo di prova di circa tre mesi.

Il RI. ha esposto di aver ricevuto le chiavi ed i telecomandi per l'apertura dei cancelli della sede aziendale; nonché il codice di accesso per disattivare l'allarme.

Ha riferito che c'era un capannone, ove erano custoditi tutti i veicoli con le rispettive chiavi; dopo quattro - cinque scalini c'era una porta, in cui si accedeva senza chiavi, penetrando in un corridoio lungo, in fondo al quale era ubicato l'ufficio dell'amministrazione, dove lavoravano la segretaria IL. e la figlia dei titolari, AD. DO.; accanto all'ufficio di queste vi era quello dell'odierno giudicabile.

In fondo si trovava uno sgabuzzino con adesivi e cartellini da applicare sugli estintori.

Il RI. ha esposto che chiunque aveva accesso agli uffici amministrativi; la sede, peraltro, era condivida con un'altra società, la SO..

Ha riferito che, nel furgone aziendale fornitogli per lavorare, c'erano strumenti quali un macchinario per ricaricare degli estintori (pesa di circa 400 chili/300 chili), una cassettina, un trapanino, qualche cacciavite, qualche chiavino esagonale.

All'inizio del mese riceveva dalla segretaria IL. o da AD. DO., figlia dei titolari, le copie dei contratti stipulati con la clientela relativi al mese successivo, sui quali erano riportate le generalità e le indicazioni relative gli stessi; contattava, quindi, il cliente per il sopralluogo, poi fissava appuntamenti con cadenza semestrale semestre procedeva ad effettuare la manutenzione. Il suo modus operandi era il seguente:

- emetteva al cliente le fatture, ricevendo il pagamento e quietanzando;

- lasciava, quindi, al cliente una copia della fattura e spillava l'originale al contratto, conservando tutto in un'apposita cartellina;

- a fine giornata si recava in amministrazione, onde fare i conti con la IL. o con AD. DO., scrivendo sulla calcolatrice l'ammontare risultante dalle fatture emesse, che doveva coincidere con gli importi incassati; quindi, restituiva il denaro, i contratti e le fatture.

Egli ha riferito di aver richiesto inizialmente una ricevuta, un'attestazione che comprovasse di volta in volta che egli aveva consegnato il denaro riscosso, ma gli risposero che non occorreva, nutrendo fiducia nei suoi confronti.

I clienti che non pagavano immediatamente ed integralmente erano annotati in un apposito libro nero, da cui, poi venivano cancellati man mano che le fatture venivano incassate; dello stesso vi erano due esemplari, uno custodito in amministrazione, l'altro nella disponibilità del RI. stesso, il quale ha sostenuto di aver restituito al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Ciò premesso, l'imputato ha respinto gli addebiti, evidenziando di non essersi mai impadronito di alcunché appartenente alla società, ritenendo come la querela sporta nei suoi confronti fosse una ritorsione per essersi messo in proprio e per aver rifiutato di stipulare un patto di non concorrenza.

In particolare:

- la somma di denaro asseritamente non restituita alla società corrispondeva, curiosamente, all'importo del TFR, per avere il quale era stato costretto ad esperire azioni esecutive nei confronti della società;

- con riguardo all'utensileria, ha riferito come la propria azienda disponesse di strumenti decisamente più moderni rispetto a quelli in dotazione all'AN. NA.; il macchinario per ricaricare gli estintori, peraltro, pesava 300 kg, ed era, quindi, impossibile asportarlo; nel furgone, infine, c'erano oggetti di scarso rilievo, come pinze, chiavi a pappagallo, cacciaviti, ecc., che egli lasciò dentro;

- in ordine ai contratti, ha sostenuto di aver avuto a disposizione solo le copie, mentre gli originali, custoditi nell'ufficio della segretaria IL., accessibili da qualunque dipendente delle due ditte; inoltre, ha sostenuto come non vi fosse l'esigenza di asportarli, in quanto conosceva tutti i clienti, avendo avuto contatti diretti.

L'imputato, inoltre, ha constatato come gli ex datori di lavoro lo avessero direttamente querelato, senza nemmeno contestargli tali ammanchi.

1.4. GLI ATTI DI POLIZIA GIUDIZIARIA.

Il m.llo DI. AM. ha riferito come le indagini di p.g. fosse consistite nell'ascoltare i titolari delle aziende che avevano stipulato un contratto con la società AN. NA. SRL e che, in concomitanza alle dimissioni dell'odierno imputato, avevano fatto richiesta di disdetta, emergendo come diversi avessero disconosciuto la sottoscrizione apposta alla stessa.

Non era stato svolto, invece, alcun accertamento in ordine ai fatti descritti nel capo di imputazione, non avendo il PM ritenuto di emettere il decreto di perquisizione nei confronti dell'odierno giudicabile, sicché non era stato possibile verificare se disponesse o meno delle res oggetto del presente giudizio.

1.5. L'INTEGRAZIONE PROBATORIA

I testi escussi ex art. 507 cpp non hanno saputo riferire alcunché in ordine ai fatti oggetto del presente procedimento.

Il solo MA. DO. DE. GR., superiore del (omissis) fino al (omissis), ha riferito di aver conosciuto il RI., esponendo come fosse il manutentore degli estintori dell'istituto religioso; egli gli aveva, poi, riferito di essersi messo in proprio, proponendogli di servirsi della sua azienda.

Il teste ha esposto di non aver dato seguito alla proposta e di aver disconosciuto la sottoscrizione apposta sotto la disdetta.

2. LA VALUTAZIONE DELLE PROVE.

L'istruttoria dibattimentale non consente di ritenere provata la responsabilità dell'imputato oltre ogni dubbio ragionevole.

Giova muovere dai fatti da ritenersi pacifici in quanto riferiti sia dai testi a carico che da quelli a discarico:

- il RI. ha prestato servizio, quale manutentore tecnico, tra il (omissis) al (omissis), presso la società AN. NA. SRL;

- si serviva di un furgone aziendale munito di quanto necessario ad effettuare la manutenzione degli estintori, ma non vi era alcun verbale di presa in consegna che attestasse quali utensili vi fossero;

- sulla base delle copie dei contratti con i clienti consegnategli mensilmente dalla IL. o dalla DO., si recava presso i clienti, effettuava la manutenzione, emetteva le fatture e la quietanza, riscuoteva il corrispettivo;

- i clienti che non saldavano immediatamente erano registrati in un apposito libro nero, da cui erano cancellati man mano che il RI. riscuoteva il compenso;

- rientrato in sede in serata, l'imputato odierno consegnava in amministrazione le copie dei contratti, le fatture e il denaro, non essendovi, però, alcuna documentazione che attestasse la restituzione;

- in seguito al rifiuto dei titolari della ditta di dargli un aumento o di farlo entrare in società, aveva dato le dimissioni, avviando una propria attività imprenditoriale nel medesimo settore della AN. NA., inducendo numerosissimi clienti di questa a recedere dal contratto e ad affidarsi a lui, riferendo come la precedente società fosse fallita;

- è emerso come molti di tali clienti avessero disconosciuto la sottoscrizione apposta alla disdetta.

Tanto premesso, giova sottolineare come il presente procedimento penale abbia ad oggetto una contestazione di appropriazione indebita di denaro, utensili e contratti, e non già le sia pure spregiudicate modalità con cui l'odierno imputato ha sviato la clientela dalla società per cui egli prestava servizio.

Tale circostanza può, indubbiamente, integrare il movente per gli addebiti contestatigli (avviare la propria attività ed al contempo pregiudicare la AN. di cui era diventato concorrente), ma la circostanza che egli avesse la possibilità di compiere certe condotte ed anche, verosimilmente, l'interesse a perpetrarle, non implica che le abbia effettivamente poste in essere, in difetto di qualunque prova positiva di responsabilità.

Con riguardo al denaro, infatti, è emerso come il RI. fosse autorizzato ad incassare le somme dai clienti, che riversava nelle mani della IL. o della DO.: gli stessi testi a carico hanno, però, riconosciuto come non vi fosse alcuna prova documentale e/o contabile di tali restituzioni, sicché non può escludersi che esse avessero effettivamente avuto luogo e che le accuse rivoltegli costituissero una ritorsione per la sua iniziativa imprenditoriale.

In altri termini, l'unica prova dell'appropriazione indebita è costituita dalla parola degli ex datori di lavoro, ormai entrati in radicale conflitto con l'odierno imputato, difettando qualsivoglia riscontro in ordine a consistenza, provenienza e data di riscossione delle somme di cui il RI. - in tesi - avrebbe rifiutato la restituzione.

Vi sono, invero, le richieste di pagamento formulate nei confronti di taluni clienti, a cui questi avevano risposto di aver già saldato: si osserva, però, come le stesse siano state formulate nel momento in cui era già deflagrato il contrasto con il prevenuto, sicché non può escludersi la strumentalità rispetto alla successiva iniziativa giudiziaria.

Analogamente, con riguardo agli utensili, nessun teste ha visto l'imputato impadronirsene: anche i testimoni a carico hanno ammesso l'insussistenza di un verbale di presa in carico, che dimostrasse, nello specifico, di quali beni effettivamente avesse la disponibilità, e riconosciuto come numerose persone avessero accesso alla sede aziendale, peraltro condivisa con altra ditta, avente altri dipendenti, sicché non può escludersi che altri abbiano commesso il fatto.

I testi DE. ME. e DE LI., che avevano preso il posto dell'odierno giudicabile, peraltro, hanno confermato come nemmeno loro avessero firmato alcun verbale di presa in carico; dalla deposizione degli

stessi, peraltro, sembra che l'attività aziendale non abbia subito rallentamenti od ostacoli, sicché è perlomeno lecito dubitare dell'effettiva sparizione degli utensili.

Inoltre, la difesa non ha smentito l'asserzione dell'imputato circa la presenza di un macchinario di 300 kg., difficilmente asportabile senza essere scoperti.

Infine, occorre segnalare che la DA. ha esposto di aver appreso dal proprio marito come il RI. gli avesse prospettato la restituzione di quanto asportato in cambio di un aumento di stipendio ma, essendo l'uomo deceduto, tale testimonianza indiretta non ha alcuna efficacia dimostrativa.

Da ultimo, con riguardo ai contratti, va ribadito come difetti la prova positiva dell'appropriazione, nessun teste avendo scorto il RI. allorché se ne impossessava, non essendo sufficiente l'affermazione della IL. di averlo visto con una cartellina in mano, potendo la stessa, ovviamente, contenere qualsiasi altra cosa.

Si ribadisce - altresì - che la sede aziendale era frequentata da numerose altre persone, e che, comunque, gli stessi testi a carico hanno riconosciuto come gli venissero consegnate le copie dei contratti, non gli originali asseritamente mancanti.

Peraltro, è difficilmente configurabile anche solo un mero interesse all'appropriazione di tali contratti, avendo lavorato per quattro anni per la società, curando personalmente i rapporti con clientela e avendo avuto la disponibilità delle copie degli stessi: le occasioni per reperire nominativi e recapiti degli stessi, dunque, non mancavano, non comprendendosi perché avrebbe dovuto impossessarsi degli originali.

I ragionevoli dubbi emersi, dunque, non possono che portare ad una pronuncia assolutoria: tra le formule 'perché il fatto non sussiste' e 'perché l'imputato non lo ha commesso' va privilegiata la prima, essendo emersi dubbi ragionevoli circa il fatto stesso della sparizione del denaro, degli utensili e dei contratti.

Ciò implica l'impossibilità di accogliere la domanda risarcitoria, in quanto l'art. 538 cpp è inequivoco nel presupporre una statuizione di condanna.

Il carico di lavoro di questo magistrato, anche quale componente del Collegio, giustifica la riserva della motivazione nei termini di legge.

P.Q.M.
Letto l'art. 530 cpv cpp, assolve RI. GI. dal reato ascrittogli in rubrica perché il fatto non sussiste.

Letto l'art. 544 co. 3 cpp, riserva il deposito della motivazione nel termine di giorni trenta.

Così deciso in Bari, il 27 gennaio 2022

Depositata in Cancelleria il 1 febbraio 2022

Appropriazione indebita: sentenza di assoluzione

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