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Bancarotta fraudolenta

Limiti della Procura nella Bancarotta Fraudolenta Documentale

Cassazione penale sez. V, 04/04/2024, (ud. 04/04/2024, dep. 23/04/2024), n.17040

In tema di bancarotta fraudolenta documentale, l'occultamento delle scritture contabili, per la cui sussistenza è necessario il dolo specifico di arrecare pregiudizio ai creditori, consistendo nella fisica sottrazione delle stesse alla disponibilità degli organi fallimentari, anche sotto forma della loro omessa tenuta, costituisce una fattispecie autonoma ed alternativa - nell'ambito dell'art. 216, comma primo, n. 2), legge fall. - rispetto alla fraudolenta tenuta di tali scritture che, invece, integra un'ipotesi di reato a dolo generico e presuppone un accertamento condotto su libri contabili effettivamente rinvenuti ed esaminati dai predetti organi.
Se la condotta materiale accertata e ritenuta è quella rientrante nell'ambito della bancarotta fraudolenta documentale per omessa tenuta delle scritture contabili, la condotta deve essere sorretta, sul piano dell'elemento soggettivo, dal dolo specifico di arrecare pregiudizio ai creditori.
Non è pertanto sufficiente dimostrare che l'imputato abbia avuto consapevolezza delle modalità di tenuta delle scritture contabili e che le abbia consapevolmente sottratte agli accertamenti della curatela fallimentare.

Per approfondire l'argomento, leggi il nostro articolo sul reato di bancarotta.

La sentenza integrale

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di Appello di Napoli confermava la pronuncia di condanna di primo grado del ricorrente per il delitto di bancarotta fraudolenta documentale, commesso nella veste di liquidatore della società Ba. Net Service Srl in liquidazione.

2. Avverso la richiamata sentenza l'imputato ha proposto ricorso per cassazione, mediante il difensore di fiducia, affidandosi ad un unico motivo di impugnazione mediante il quale deduce, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., travisamento delle prove e dei fatti per omessa, illogica, apparente e contraddittoria motivazione, nonché violazione di legge e vizio di motivazione in punto di mancata dimostrazione dell'elemento soggettivo del delitto in contestazione.

Sotto un primo aspetto, il ricorrente assume che, erroneamente, la sua condotta non è stata ascritta, in quanto dovuta a mera colpa, al meno grave reato di bancarotta documentale semplice poiché, come era emerso dall'istruttoria svolta, egli si era semplicemente disinteressato dall'anno 2010 della società poi fallita, gravata solo da crediti erariali.

Inoltre, l'imputato sottolinea che, a fronte dell'assenza della documentazione contabile successiva all'anno 2009, la Corte territoriale avrebbe dovuto argomentare circa la sussistenza non solo di una generica consapevolezza e volontà della condotta bensì di indici concreti idonei a denotare, in forza dei principi espressi nella giurisprudenza di legittimità, la ricorrenza del dolo c.d. specifico.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato per le ragioni di seguito indicate.

E' principio ormai consolidato, nella giurisprudenza di legittimità, quello secondo cui, in tema di bancarotta fraudolenta documentale, l'occultamento delle scritture contabili, per la cui sussistenza è necessario il dolo specifico di arrecare pregiudizio ai creditori, consistendo nella fisica sottrazione delle stesse alla disponibilità degli organi fallimentari, anche sotto forma della loro omessa tenuta, costituisce una fattispecie autonoma ed alternativa - nell'ambito dell'art. 216, comma primo, n. 2), legge fall. - rispetto alla fraudolenta tenuta di tali scritture che, invece, integra un'ipotesi di reato a dolo generico e presuppone un accertamento condotto su libri contabili effettivamente rinvenuti ed esaminati dai predetti organi (ex ceteris, Sez. 5, n. 33114 del 08-10-2020, (Omissis), Rv. 279838 -01; Sez. 5, n. 26379 del 05-03-2019, (Omissis), Rv. 276650 -01).

Ebbene, nella fattispecie per cui è processo al Ba.Vi. è stato contestato il delitto di cui all'art. 216 L. Fall. poiché, quale liquidatore della società Ba. Net Service Srl in liquidazione, "sottraeva, distruggeva in tutto o in parte con lo scopo di procurare a sé od ad altri un ingiusto profitto i libri e le scritture contabili o li teneva in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari", precisando, poi, nello stesso capo che "l'unico documento depositato presso la cancelleria fallimentare è un bilancio 2009 privo di nota integrativa e deposito".

Tuttavia, a fronte di questa contestazione sostanzialmente alternativa delle due distinte ipotesi delittuose contemplate cui si è fatto riferimento, dall'istruttoria espletata sin dal giudizio di primo grado è emerso che le scritture contabili non sono state tenute nel lungo periodo di tempo che va dallo gennaio 2010 all'intervenuto fallimento nella data del 3 febbraio 2014.

Dacché la condotta materiale accertata e ritenuta è stata quella rientrante nell'ambito della bancarotta fraudolenta documentale per omessa tenuta delle scritture contabili, condotta che deve essere sorretta, sul piano dell'elemento soggettivo, come si è evidenziato, dal dolo specifico di arrecare pregiudizio ai creditori.

Peraltro, tale accertamento non è stato compiuto dalla Corte territoriale, che ha invero ritenuto sufficiente che l'imputato avesse consapevolezza delle modalità di tenuta delle scritture contabili e le avesse consapevolmente sottratte agli accertamenti della curatela fallimentare (pag. 4, terzultimo capoverso della decisione di secondo grado).

2. Pertanto la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Napoli per nuovo esame alla stregua dei principi sopra enunciati.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'Appello di Napoli.

Così deciso in Roma il 4 aprile 2024

Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2024

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