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Bancarotta fraudolenta

Bancarotta fraudolenta: responsabilità e "Testa di Legno"

Cassazione penale sez. V, 04/04/2024, (ud. 04/04/2024, dep. 13/05/2024), n.18828

La giurisprudenza della Corte ha escluso qualunque automatismo in punto di attribuzione di responsabilità, ha inoltre reiteratamente affermato che, in tema di reati fallimentari, è sufficiente ad integrare il dolo, in forma diretta o eventuale, dell'amministratore formale la generica consapevolezza, pur non riferita alle singole operazioni, delle attività illecite compiute dalla società per il tramite dell'amministratore di fatto.
Ora, nel caso affrontato in sentenza, a fronte delle puntuali censure sviluppate nell'atto di appello e poi riproposte nel ricorso, la Corte territoriale si era limitata a reiteratamente valorizzare la qualifica formale ricoperta dall'imputato, l'assenza "di prova di una sua inconsapevolezza" e l'esistenza di obblighi correlati alla carica, in tal modo escludendo, in termini assertivi e apodittici, la stessa qualifica dell'imputato come una mera "testa di legno".

Per approfondire l'argomento, leggi il nostro articolo sul reato di bancarotta.

La sentenza integrale

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di Appello di Roma in accoglimento del gravame proposto dall'imputato, riformava la pronuncia di primo grado ritenendo lo stesso responsabile del delitto di bancarotta documentale semplice e non già di bancarotta documentale fraudolenta.

2. Avverso la richiamata sentenza lo Ia.Ma. ha proposto ricorso per cassazione, mediante il difensore di fiducia, avv. Ivan Lo Castro, affidandosi ad un unico motivo di impugnazione mediante il quale deduce violazione di legge e vizio di motivazione per l'esclusione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis cod. pen.

A fondamento del ricorso, l'imputato espone, sotto un primo aspetto, che, a differenza di quanto ritenuto dalla Corte territoriale, la richiesta di applicazione della stessa non avrebbe potuto considerarsi tardiva in quanto formulata soltanto all'udienza di discussione, trattandosi di questione che può essere rilevata d'ufficio anche dalla Corte di cassazione, persino a fronte di un ricorso inammissibile ai sensi dell'art. 609, comma 2, cod. proc. pen.

Sotto un secondo aspetto, lo Ia.Ma. sottolinea che la decisione impugnata ha escluso la sussistenza dei presupposti per l'operatività della causa di non punibilità in esame senza effettuare, come richiesto dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte di legittimità, un vaglio concreto in ordine alla concreta tenuità del fatto, sull'assunto per il quale la bancarotta documentale è un reato di mera condotta che si perfeziona per il solo fatto che non sono tenute le scritture contabili e la loro mancata consegna al curatore sia dovuta a coscienza e volontà dell'imputato o, almeno, alla sua negligente inosservanza degli obblighi derivanti dalla carica.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato per le ragioni di seguito indicate.

1.1. In primo luogo, la decisione impugnata, nel ritenere tardiva l'istanza di applicazione della causa di esclusione della punibilità contemplata dall'art. 131-bis cod. pen., ha disatteso il principio espresso più volte nella giurisprudenza della Corte di cassazione, in fattispecie processuali identiche, per il quale detta causa può essere rilevata di ufficio dal giudice d'appello in quanto, per assimilazione alle altre cause di proscioglimento per le quali vi è l'obbligo di immediata declaratoria in ogni stato e grado del processo, la stessa può farsi rientrare nella previsione di cui all'art. 129 cod. proc. pen. (Sez. 6, n. 2175 del 25/11/2020, dep. 2021, Ugboh, Rv. 280707-01).

1.2. Quanto ai presupposti per l'applicazione dell'art. 131-bis cod. pen., in omaggio ai fondamentali principi ritraibili da Sez. U, n. 13681, del 25/02/2016, Tushaj, Rv. 266590-01, ai fini della configurabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto il relativo giudizio richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi dell'art. 133, primo comma, del medesimo codice, delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da esse desumibile e dell'entità del danno o del pericolo.

In tal senso, si è rimarcata l'esigenza di una ponderata considerazione di tutte le peculiarità della fattispecie, in quanto è la concreta manifestazione del reato che ne segna il disvalore; "qualunque reato, anche l'omicidio, può essere tenue, come quando la condotta illecita conduce ad abbreviare la vita solo di poco" (Sez. U., n. 13681 del 2016, ibidem). Siffatta valutazione deve esprimersi attraverso adeguata motivazione sulle forme di estrinsecazione del comportamento incriminato, al fine di valutarne la gravità, l'entità del contrasto rispetto alla legge e, conseguentemente, il bisogno di pena, essendo insufficiente il richiamo a mere clausole di stile (Sez. 6, n. 18180 del 20/12/2018 - dep. 2019, Venezia, Rv. 275940) ed invece necessario lo scrutinio delle specifiche circostanze emerse nel procedimento.

Con riguardo al tema posto dal ricorso il collegio ritiene che, al di fuori dei limiti edittali previsti dall'art. 131-bis cod. pen., non sono ammissibili preclusioni legate al tipo di reato, come si evince anche dalla trama argomentativa delle decisioni della Corte costituzionale (sentenza n. 207 del 2017, sentenza n. 156 del 2000, sentenza n. 30 del 2021), che hanno ribadito, in aderenza al diritto vivente, la necessità di una valutazione complessiva di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, a norma dell'art. 133, primo comma, cod. pen., incluse quindi le modalità della condotta e il grado della colpevolezza, e non solo dell'entità dell'aggressione del bene giuridico protetto. In altri termini, preclusioni legate, in astratto, alla struttura del reato non trovano ragionevole giustificazione nell'ambito di una valutazione tutta incentrata sull'offensività, in concreto, al bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice e sull'effettiva manifestazione del reato, nelle sue componenti oggettiva e soggettiva, delle quali l'esiguità del danno o del pericolo costituisce solo uno dei parametri del complessivo apprezzamento di tenuità.

Va del resto considerato che questa Corte ha già ritenuto ammissibile l'operatività dell'art. 131-bis cod. pen. anche nel delitto di bancarotta fraudolenta documentale, valorizzando che il tema della rilevanza del danno di speciale tenuità nell'ambito di detto reato è stato ampiamente approfondito dalla giurisprudenza con riguardo all'applicazione della relativa circostanza attenuante contemplata dall'art. 219, terzo comma, L. fall., talché, in termini analoghi, detta valutazione non è certo astrattamente preclusa, come ha erroneamente ritenuto la Corte di merito, nei reati fallimentari di carattere documentale (cfr. Sez. 5, n. 41016, del 15/09/2021, Fantilli, non massimata), a fronte dei quali è parimenti possibile operare una valutazione concreta dell'esistenza e dell'entità del danno unitamente alla gravità della condotta, secondo il "catalogo" reso dalle Sezioni Unite nella fondamentale sentenza "Tushaj", ai fini dell'applicazione, o meno, della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131-bis cod. pen.

Come è stato invero sottolineato siffatti principi orientano l'interprete anche per la valutazione del danno previsto, quale indicatore che concorre alla definizione di speciale tenuità del fatto ex art. 131-bis cod. pen., ed anzi s'appalesano del tutto in linea con la necessaria verifica, globale e di contesto, che l'applicazione della speciale causa di non punibilità comporta.

Talché, anche ai predetti fini, in tema di bancarotta documentale la nozione di danno è delimitata al pregiudizio cagionato dal fatto di reato globalmente considerato, da valutarsi sia in relazione all'impossibilità di ricostruire, totalmente o parzialmente, la situazione contabile dell'impresa fallita o di esercitare le azioni revocatorie o altre azioni a tutela dei creditori, sia in relazione alla diminuzione che l'omessa tenuta dei libri contabili abbia determinato nella quota di attivo oggetto di riparto tra i creditori.

E siffatta valutazione non risolve ex se - come già rilevato - la questione dell'applicazione della causa di non punibilità, che invece postula, necessariamente, ai sensi dell'art. 133, primo comma, cod. pen., un apprezzamento complessivo (cfr. Sez. 5, n. 41016, del 15/09/2021, Fantilli, cit.).

Sennonché la sentenza impugnata, ha erroneamente ritenuto, in disparte la questione della tardività, che sussistesse un'astratta incompatibilità tra il delitto di bancarotta documentale, in quanto di mera condotta, e la causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen.

2. Pertanto la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Roma per nuovo esame.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al mancato riconoscimento della causa di non punibilità ex art. 131-bis cod. pen. con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Roma.

Così deciso in Roma, l'8 aprile 2024.

Depositato in Cancelleria il 15 maggio 2024.

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