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Cassazione Penale

Cassazione penale sez. III, 20/11/2015, n.13218

La massima

In tema omesso versamento di IVA, la causa di non punibilità della "particolare tenuità del fatto", prevista dall'art. 131-bis cod. pen., è applicabile soltanto alla omissione per un ammontare vicinissimo alla soglia di punibilità, fissata a 250.000 euro dall'art. 10-ter D.Lgs. n. 74 del 2000, in considerazione del fatto che il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto non particolarmente tenue, sul piano oggettivo, l'omesso versamento di 270.703 euro).

La sentenza integrale

RITENUTO IN FATTO 1. - Con sentenza del 9 ottobre 2014, la Corte d'appello di Catanzaro ha confermato - quanto alla responsabilità penale - la sentenza del Tribunale di Cosenza dell'11 dicembre 2013, con la quale l'imputato era stato condannato, per l'omesso versamento entro il termine di legge dell'Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale per l'anno di imposta 2007, pari ad Euro 270.703,00 (D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter) alla pena di otto mesi di reclusione, oltre alle pene accessorie: dell'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, per un periodo di sei mesi; dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, per un periodo di un anno; dell'interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria, per un periodo di un anno; oltre all'interdizione perpetua dall'ufficio di componente di commissione tributaria e alla pubblicazione della sentenza per un periodo di 15 giorni; con sospensione condizionale della pena e non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale. 2. - Avverso la sentenza l'imputato ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, chiedendone l'annullamento. 2.1. - Con un primo motivo di doglianza, si rileva la violazione dell'art. 148 c.p.p., comma 2 bis, sull'assunto che i difensori dell'imputato non avrebbero mai ricevuto la notificazione del decreto di citazione a giudizio. Le notificazioni sarebbero state, infatti, effettuate a mezzo fax, in mancanza, nel fascicolo d'ufficio, di un provvedimento dell'autorità giudiziaria con il quale fosse autorizzata l'utilizzazione di tale mezzo. Nè risulterebbe, in calce all'atto, l'attestazione dell'ufficio trasmittente di avere trasmesso l'originale. La nullità delle notifiche ai difensori non potrebbe ritenersi per la presenza dei rapporti di trasmissione dei fax, perchè tali rapporti provano solo l'avvenuto invio del fax, ma non danno alcuna certezza sulla loro corretta e regolare ricezione da parte dei destinatari. 2.2. - Si deduce, in secondo luogo, la violazione dell'art. 220 disp. att. c.p.p.. In particolare, nel corso delle attività di controllo effettuate dall'Agenzia delle entrate, precisamente il 30 settembre 2008, sarebbero emersi indizi di reato a carico dell'odierno ricorrente, senza che l'organo accertatore avesse immediatamente avvisato quest'ultimo dei suoi diritti difensivi. La Corte d'appello aveva invece fondato la decisione di condanna sulla base della documentazione predisposta dall'Agenzia delle entrate, in violazione del diritto della difesa. 2.3. - In terzo luogo, si prospetta la mancanza della motivazione in ordine alla richiesta di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, avente ad oggetto la produzione di documentazione medica relativa alle gravissime condizioni di salute nelle quali versava l'imputato nel periodo 2007-2008, ovvero al momento della pretesa commissione del fatto di reato, oltre alla visura camerale della società e alla richiesta di integrazione della consulenza tecnica già depositata in primo grado, nonchè alla richiesta di perizia d'ufficio, diretta a dimostrare la correlazione contabile fra il mancato incasso delle fatture emesse nel 2007 e il mancato versamento dell'Iva. Si sostiene, in particolare, che la richiesta di rinnovazione sarebbe stata rigettata dalla Corte d'appello con ordinanza emessa all'udienza del 9 ottobre 2014, non supportata da adeguata motivazione. 2.4. - Con una quarta censura, si denuncia la mancanza di motivazione in ordine alla prova dell'elemento materiale del fatto. Questa sarebbe, in particolare, costituita dalla sola documentazione redatta dall'Agenzia delle entrate, inficiata da nullità, perchè assunta in violazione dell'art. 220 disp. att. c.p.p.. 2.5. - In quinto luogo, si deducono la contraddittorietà e la manifesta illogicità della motivazione, con riferimento alla sussistenza dell'elemento psicologico del reato, sul rilievo che l'imputato avrebbe assunto la carica di amministratore della società solo il 4 aprile 2008, cosicchè non poteva ritenersi a lui imputabile la crisi economica che aveva investito la società nell'anno 2007 e che era stata la causa dell'omesso versamento del tributo. 2.6. - Si lamenta, infine, che la Corte d'appello non si sarebbe pronunciata sulla richiesta di conversione della pena detentiva in pena pecuniaria, in misura pari a Euro 38,00 al giorno, ai sensi dell'art. 135 c.p., nella formulazione vigente all'epoca del fatto. Sarebbe, inoltre, violato l'art. 37 c.p., perchè le sanzioni accessorie interdittive irrogate nel caso specie hanno una durata maggiore della sanzione principale. 2.7. - Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, si rileva che l'omissione supera la nuova soglia di rilevanza penale, entrata in vigore a seguito della riforma del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, di soli Euro 20.703,00; di talchè potrebbe trovare applicazione l'art. 133 bis c.p., in presenza di una speciale tenuità del fatto, che dovrebbe essere valutata anche alla luce della preesistenza della crisi economica della società rispetto al momento dell'assunzione da parte dell'imputato della qualità di legale rappresentante. CONSIDERATO IN DIRITTO 3. - Il ricorso è parzialmente fondato. 3.1. - Il primo motivo di doglianza - con cui si rileva la violazione dell'art. 148 c.p.p., comma 2 bis, sull'assunto che i difensori dell'imputato avrebbero ricevuto la notificazione del decreto di citazione a giudizio effettuata a mezzo fax, in mancanza, nel fascicolo d'ufficio, di un provvedimento dell'autorità giudiziaria con il quale fosse autorizzata l'utilizzazione di tale mezzo - è infondato. La difesa non prende in considerazione il noto e consolidato orientamento di legittimità, secondo cui la notificazione a mezzo fax rientra tra le forme ordinarie che non richiedono, a differenza delle forme particolari di notificazione di cui all'art. 150 c.p.p., un previo decreto motivato ad hoc del giudice, da inserire nel fascicolo processuale (sez. fer., 14 settembre 2010, n. 34028, rv. 248184). E, trattandosi di una forma ordinaria di notificazione da eseguirsi con mezzi tecnici idonei ai sensi dell'art. 148 c.p.p., comma 2 bis, al fine di procedere alla stessa, è sufficiente una "disposizione" consistente anche in un provvedimento organizzatorio di carattere generale, estraneo al fascicolo processuale (ex plurimis, sez. 2, 9 febbraio 2010, n. 8031, rv. 246450; sez. 3, 28 gennaio 2010, n. 6395, rv. 246256; sez. 4, 21 marzo 2007, n. 24842, rv. 236850). E, nel caso di specie, la stessa difesa non ha lamentato l'inesistenza di un tale provvedimento organizzatorio di carattere generale, ma semplicemente la mancanza di un provvedimento ad hoc nel fascicolo processuale. Manifestamente infondato è anche l'ulteriore rilievo difensivo, secondo cui la notificazione sarebbe nulla perchè non risulterebbe, in calce all'atto, l'attestazione dell'ufficio trasmittente di avere trasmesso l'originale; attestazione richiesta dall'art. 148, comma 2 bis, richiamato. La giurisprudenza di questa Corte ha ampiamente chiarito che la notificazione eseguita mediante fax non richiede, per il suo perfezionamento, la conferma da parte del destinatario dell'avvenuta ricezione, essendo sufficiente l'attestazione dell'avvenuto invio dell'atto, seguita dal rapporto di positiva trasmissione (ex plurimis, sez. fer., 11 settembre 2014, n. 53570, rv. 261543; sez. 2, 21 marzo 2013, n. 17573, rv. 256926). Più in particolare, quanto alla mancanza della prescritta attestazione, in calce all'atto inviato, dell'avvenuta trasmissione del testo originale da parte del cancelliere trasmittente, ai sensi dell'art. 148 c.p.p., comma 2 bis, deve ritenersi che la relativa violazione, non determini alcuna nullità, ma costituisca mera irregolarità, in difetto di una espressa sanzione di nullità (che il principio di tassatività delle nullità imporrebbe), e della configurabilità di una nullità di carattere generale, in quanto il difensore, attraverso la ricezione del fax presso il suo studio, è pur sempre posto in condizione di conoscere l'esistenza dell'atto notificato (sez. 2, 6 dicembre 2012, n. 11277, rv. 254874). Vanno dunque ribaditi i seguenti principi di diritto: 1) la notificazione a mezzo fax rientra tra le forme ordinarie che non richiedono, a differenza delle forme particolari di notificazione di cui all'art. 150 c.p.p., un previo decreto motivato ad hoc del giudice, da inserire nel fascicolo processuale: è sufficiente una "disposizione" consistente anche in un provvedimento organizzatorio di carattere generale, estraneo al fascicolo processuale; 2) in tema di notificazioni di atti, in ogni caso in cui essi possano o debbano essere consegnati al difensore, la mancanza dell'attestazione in calce all'atto inviato a mezzo fax, da parte del cancelliere trasmittente, dell'avvenuta trasmissione del testo originale (prevista dall'art. 148 c.p.p., comma 2 bis) non determina alcuna nullità, ma costituisce mera irregolarità. 3.2. - Il secondo e il quarto motivo di doglianza possono essere trattati congiuntamente, perchè si riferiscono entrambi alla pretesa violazione dell'art. 220 disp. att. c.p.p., da parte del funzionario accertatore, che non avrebbe avvisato l'odierno imputato dei suoi diritti difensivi, pur essendo emersi indizi di reità nel corso dell'ispezione tributaria a suo carico. Si tratta di censure manifestamente infondate, perchè basate sull'assunto puntualmente smentito dalle sentenze di primo e secondo grado - che la prova del reato deriverebbe dalle attività ispettive svolte dall'Agenzia delle Entrate. Il fatto di reato, che consiste nella semplice omissione del pagamento dell'Iva risultante dalla dichiarazione entro il termine previsto, è stato, infatti, dimostrato semplicemente sulla base della dichiarazione stessa - come correttamente evidenziato dalla Corte territoriale - senza che fossero necessarie ulteriori attività di indagine; cosicchè l'eventuale violazione dell'art. 220 richiamato - peraltro meramente asserita dalla difesa - sarebbe comunque del tutto irrilevante. 3.3. - Infondato è il terzo motivo, con cui si prospetta la mancanza della motivazione in ordine alla richiesta di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale. La Corte d'appello, con ordinanza del 9 ottobre 2014 ha correttamente ritenuto non necessaria ai fini della decisione la riapertura del dibattimento. Infatti la richiesta difensiva aveva ad oggetto, in primo luogo, la produzione di documentazione medica relativa alle supposte "gravissime condizioni di salute" nelle quali l'imputato si sarebbe trovato nell'anno 2007; produzione evidentemente irrilevante, perchè riferita a un momento precedente alla sua assunzione della qualità di amministratore della società, avvenuta - secondo la stessa prospettazione difensiva - solo il 4 aprile 2008 e, dunque, in periodo successivo a quello al quale la documentazione medica in questione avrebbe fatto riferimento. La stessa difesa aveva, inoltre, chiesto di produrre una visura camerale della società, dalla quale risultava una circostanza del tutto pacifica e, cioè, che l'imputato avesse assunto la qualità di amministratore solo il 4 aprile 2008. Aveva, infine, formulato una richiesta di integrazione di una consulenza di parte e, in via subordinata, l'espletamento di perizia d'ufficio allo scopo di dimostrare la correlazione contabile fra il mancato incasso delle fatture emesse nel 2007 e mancato versamento dell'Iva. Tale richiesta non può essere considerata come riferita a fatti sopravvenuti rispetto all'istruttoria dibattimentale di primo grado; e anzi, a ben vedere, essa non ha neanche per oggetto prove in senso stretto, ma, al più, strumenti di ulteriore valutazione della prova a discarico, che è costituita dalla documentazione contabile della società, già ampiamente valutata dai giudici di primo e secondo grado. 3.4. - Inammissibile, per genericità, è il quinto motivo di ricorso, con cui si deducono la contraddittorietà e la manifesta illogicità della motivazione, con riferimento alla sussistenza dell'elemento psicologico del reato, sull'assunto che l'imputato avrebbe assunto la carica di amministratore della società solo il 4 aprile 2008. Ciò che rileva ai fini della sussistenza del reato è, infatti, il mancato versamento dell'Iva entro il termine di legge da parte del soggetto formalmente tenuto a tale versamento, che, nei caso di specie era appunto l'imputato, il quale non ha sostanzialmente negato di avere consapevolmente assunto la carica di amministratore della società, a con gli obblighi che la stessa comportava, ma si è limitato ad asserire, senza alcuno specifico riferimento agli atti di causa, che la crisi economica che aveva investito la società nell'anno 2007 era stata la causa dell'omesso versamento del tributo. 3.5. - E' Invece fondato il sesto motivo di doglianza. Dall'esame dell'atto di appello, risulta che la difesa aveva chiesto espressamente, seppure in via subordinata, la sostituzione della pena detentiva con la pena pecuniaria; richiesta sulla quale la Corte d'appello non si è effettivamente pronunciata, neanche per implicito. Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio, limitatamente a tale profilo. Sussiste, inoltre, la lamentata violazione dell'art. 37 c.p., perchè le sanzioni accessorie interdittive irrogate nel caso specie hanno una durata maggiore della sanzione principale, che è di quattro mesi di reclusione. Come di recente chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte, sono riconducibili al novero delle pene accessorie la cui durata non è espressamente determinata dalla legge penale quelle per le quali sia previsto un minimo e un massimo edittale, ovvero uno soltanto dei suddetti limiti, con la conseguenza che la loro durata deve essere dal giudice uniformata, ai sensi dell'art. 37 c.p., a quella della pena principale inflitta. E ciò vale anche per le pene accessorie previste per i reati tributari dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 12, (si vedano: sez. un., 27 novembre 2014, n. 6240, rv. 262328, la quale ha risolto i contrasti giurisprudenziali sul punto; nonchè le precedenti sez. 3, 2 aprile 2014, n. 20428, rv. 259650; sez. 5, 3 dicembre 2013, n. 2925, rv. 257940; sez. 5, 30 giugno 2010, n. 29780, rv. 248258). Tali principi operano in via automatica e possono essere direttamente applicati nel caso di specie da questa Corte, senza la necessità di operare sul punto un rinvio al giudice di merito, perchè le sanzioni accessorie temporanee devono essere rideterminate nella misura di quattro mesi, corrispondente a quella della pena principale. 3.6. - Il motivo di doglianza proposto con la memoria depositata in prossimità dell'udienza - con cui si rileva che l'omissione supera la nuova soglia di rilevanza penale, entrata in vigore a seguito della riforma del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, di soli Euro 20.703,00 e si chiede, di conseguenza l'applicazione l'art. 133 bis c.p., introdotto dal D.Lgs. n. 28 del 2015, in presenza di una speciale tenuità del fatto - inammissibile. La natura sostanziale dell'istituto di nuova introduzione implica la possibilità di applicare l'art. 133 bis c.p., anche ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore, per la retroattività della legge più favorevole, secondo quanto stabilito dall'art. 2 c.p., comma 4. Può anche ritenersi che la questione della particolare tenuità del fatto sia proponibile anche nel giudizio di legittimità, tenendo conto di quanto disposto dall'art. 609 c.p.p., comma 2: si tratta, nel caso di specie, di questione che non sarebbe stato possibile dedurre in grado di appello, non essendo ancora entrata in vigore la relativa disciplina. L'applicabilità dell'art. 131 bis cod. pen. presuppone, tuttavia, valutazioni di merito, oltre che la necessaria interlocuzione dei soggetti interessati. Da ciò consegue che, nel giudizio di legittimità, dovrà preventivamente verificarsi la sussistenza, in astratto, delle condizioni di applicabilità del nuovo istituto, procedendo poi, in caso di valutazione positiva, all'annullamento della sentenza impugnata con rinvio al giudice del merito affinchè valuti se dichiarare il fatto non punibile. E la causa di non punibilità potrà ritenersi sussistente solo in presenza del duplice requisito della particolare tenuità dell'offesa della non abitualità del comportamento, dovendosi desumere la particolare tenuità dell'offesa dalle modalità della condotta e dall'esiguità del danno o del pericolo, da valutarsi sulla base dei criteri indicati dall'art. 133 c.p., ovvero: natura, specie, mezzi, oggetto, tempo, luogo ed ogni altra modalità dell'azione, gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato intensità del dolo o grado della colpa (sez. 3, 8 aprile 2015, n. 15449, rv. 263308; sez. 3, 22 aprile 2015, n. 21474, rv. 263693). Nel caso di specie, la causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis c.p., introdotta dal D.Lgs. n. 28 del 2015, risulta manifestamente insussistente in ragione dell'ammontare del debito stesso, di Euro 270.703,00, che supera di ben Euro 20.703,00 la soglia di punibilità di Euro 250.000,00 fissata dalla disposizione incriminatrice nella, più favorevole, formulazione attualmente vigente introdotta dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, art. 8, comma 1, (entrato in vigore il 22 ottobre 2015). Si tratta, dunque, di una fattispecie non particolarmente tenue sul piano oggettivo, anche in considerazione del fatto che il grado di offensività che dà luogo a sanzione penale è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di punibilità; cosicchè potrebbe essere ritenuta di particolare tenuità solo un'omissione di ammontare vicinissimo a tale soglia (sez. 3, 5 maggio 2015, n. 40774, rv. 26507). Risultano, in ogni caso, del tutto generiche e meramente assertive le deduzioni difensive circa la preesistenza della crisi economica della società rispetto al momento dell'assunzione da parte dell'imputato della qualità di legale rappresentante. 4. - In conclusione, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio, limitatamente alla durata delle pene accessorie dell'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, dell'interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria, da rideterminarsi in quattro mesi per ciascuna. La sentenza deve altresì essere annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Catanzaro, limitatamente alla mancata statuizione sulla richiesta di sostituzione della pena detentiva. Il ricorso deve essere, nel resto, rigettato. P.Q.M. Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, limitatamente alla durata delle pene accessorie dell'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, dell'interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria, che ridetermina in quattro mesi ciascuna. Annulla la sentenza impugnata, limitatamente alla mancata statuizione sulla richiesta di sostituzione della pena detentiva, con rinvio, sul punto, ad altra sezione della Corte d'appello di Catanzaro. Rigetta nel resto del ricorso. Così deciso in Roma, il 20 novembre 2015. Depositato in Cancelleria il 1 aprile 2016

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Omesso versamento IVA: non rileva lo stato di crisi finanziaria della precedente gestione se vi era consapevolezza della crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrato
Omesso versamento IVA: in caso di crisi di liquidità, l'imputato deve dimostrare di aver messo in campo misure, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale
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Omesso versamento IVA: in tema di obbligo di motivazione della cartella di pagamento
Omesso versamento IVA: sussiste nell'ipotesi in cui il versamento non venga fatto nel termine dell'anticipo dell'anno successivo
Omesso versamento IVA: sull'onere probatorio in caso di crisi di liquidità d'impresa
Omesso versamento IVA: legittimo il procedimento penale avviato dopo l'applicazione di una sanzione sugli stessi fatti
Omesso versamento IVA: il mancato incasso di crediti non esclude la sussistenza del dolo
Omesso versamento IVA: sono ininfluenti i pagamenti successivi al perfezionamento del reato
Omesso versamento Iva: legittima la nuova soglia di rilevanza penale
Omesso versamento IVA: l'ammissione al concordato preventivo non esclude il reato
Omesso versamento IVA: è sufficiente il consapevole inadempimento dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sull'ordine del Giudice del fallimento di non effettuare pagamenti
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del curatore fallimentare
Omesso versamento IVA: va condannato l'imprenditore che sceglie di pagare altro, in caso di crisi aziendale
Omesso versamento IVA: la qualifica di legale rappresentante di società si acquisisce con l'atto di conferimento della nomina
Omesso versamento IVA: sull'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto
Omesso versamento IVA: il nuovo ravvedimento operoso previsto dall'art. 23 d.l. n. 34 del 2023 non può trovare applicazione retroattiva
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità dell'esimente della forza maggiore
Omesso versamento IVA: in tema di IVA all'importazione
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale non esclude la sussistenza del dolo
Omesso versamento IVA: sulla "crisi di liquidità" dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza della crisi d'impresa
Omesso versamento Iva, per il superamento della soglia di punibilità non rilevano gli interessi dovuti per il versamento trimestrale
Omesso versamento IVA: sull'assoluta impossibilità di adempiere il debito erariale
Omesso versamento IVA: la colpevolezza del contribuente non è esclusa dalla crisi di liquidità del debitore alla scadenza del termine fissato per il pagamento
Omesso versamento IVA: in caso di crisi di liquidità se l'imprenditore preferisce adempiere ad altre obbligazioni non sussiste la forza maggiore
Omesso versamento IVA: il ravvedimento operoso non è condizione per il patteggiamento
Omesso versamento IVA: in tema di variazione dell'imponibile in senso favorevole al contribuente
Omesso versamento IVA: sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p.
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità non esclude la responsabilità
Omesso versamento IVA: irrilevante la crisi di liquidità, anche se imponente
Omesso versamento di IVA: sulla causa di non punibilità della "particolare tenuità del fatto", prevista dall'art. 131-bis c.p.
Omesso versamento IVA: integra causa di forza maggiore l’assoluta impossibilità di scelta e non la semplice difficoltà
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità dell’amministratore subentrante
Omesso versamento IVA: l'imposta dovuta è quella risultante dalla dichiarazione annuale del contribuente
Omesso versamento IVA: la particolare tenuità del fatto non si applica se l’ammontare non pagato supera più del doppio quello fissato per legge
Omesso versamento IVA: è di natura omissiva e istantanea
Omesso versamento IVA: per profitto del reato di si intende la disponibilità liquida giacente sul conto
Omesso versamento IVA: quando la crisi di liquidità ha efficacia esimente
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale dei propri clienti non esclude il dolo
Omesso versamento Iva: sulla non punibilità per crisi finanziaria dell'impresa
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve dimostrare di avere adottat tutte le misure idonee a scongiurare la crisi
Omesso versamento IVA: sull'ammissione al concordato con pagamento parziale dell'imposta
Omesso versamento IVA: sulla determinazione della competenza per territorio
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza della presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo
Omesso versamento IVA: gli Stati membri non possono avviare procedimenti se nei confronti del soggetto è già stata emessa sanzione amministrativa
Omesso versamento IVA: non può essere giustificato, ai sensi dell'art. 51 c.p., dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti
Omesso versamento IVA: è sempre escluso che le difficoltà economiche possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante
Omesso versamento IVA: sulla competenza per territorio
Omesso versamento IVA: è necessaria la prova che non sia stato altrimenti possibile reperire le risorse necessarie per il puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie
Omesso versamento IVA: sui casi di applicabilità del regime di "IVA per cassa"
Omesso versamento IVA: l'oggettiva impossibilità di adempiere rileva solo se dovuta a causa di forza maggiore
Omesso versamento IVA: sull'abolizione parziale del reato
Omesso versamento IVA: non sussiste se il pagamento dei crediti anteriori era stato vietato dal tribunale
Omesso versamento IVA: sull’accordo per la rateizzazione del debito tributario
Omesso versamento IVA: sulla crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza dell'inadempimento dei clienti
Omesso versamento IVA: prevede una condotta mista, con una componente commissiva ed una omissiva
Omesso versamento IVA: questioni intertemporali
Omesso versamento IVA: l'elevazione di un terzo dei termini di prescrizione non si applica ai reati ex artt. 10-ter e 11 del D.lgs. n. 74/2000

Omesso versamento di IVA: sulla causa di non punibilità della "particolare tenuità del fatto", prevista dall'art. 131-bis c.p.

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