top of page

Cassazione Penale

Cassazione penale sez. V, 05/04/2019, n.30735

La massima

Integra il delitto di causazione del fallimento per effetto di operazioni dolose previsto dall'art. 223, comma 2, n. 2), l. fall., l'omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto e dei contributi previdenziali e assistenziali che abbia causato il dissesto della società, potendo il reato fallimentare concorrere con quello tributario e con quello previdenziale in ragione della diversità sia dei beni tutelati sia della struttura dei reati.

La sentenza integrale

RITENUTO IN FATTO 1. La sentenza impugnata è stata pronunziata il 31 maggio 2018 dalla Corte di appello di Milano, che ha confermato la decisione del Tribunale della stessa città nei confronti di C.S., B.S. e L.R.D., quali membri del consiglio di amministrazione della cooperativa San Giuseppe a r.l., per bancarotta da operazioni dolose in relazione alla società predetta, dichiarata fallita dal Tribunale di Milano il 3 marzo 2010. La condotta addebitata agli imputati come foriera del fallimento è quella di avere proseguito la gestione sociale - avente ad oggetto la prestazione di servizi di assistenza infermieristica ospedaliera e domiciliare, servizi sanitari ausiliari e di medicina del lavoro -nonostante il capitale sociale fosse già perso fin dall'esercizio 2004, di avere omesso di pagare i debiti erariali ed assistenziali per la cifra complessiva di 756.911 Euro e di avere ritardato la richiesta di fallimento. 2. Avverso detta sentenza gli imputati hanno proposto distinti ricorsi a mezzo del medesimo difensore di fiducia, articolando ciascuno quattro motivi, identici tra loro. 2.1. Il primo motivo di ciascuno dei ricorsi, dopo una premessa teorica sul reato di cui alla L. Fall., art. 223, comma 2, n. 2), lamenta violazione di legge sostenendo che i crediti che in sentenza si assumono inesistenti, erano invece effettivi e che la società avrebbe dovuto riceverne il pagamento, sicchè il fallimento non poteva rappresentare una conseguenza prevedibile ed evitabile. Non era stata svolta alcuna indagine sulle cause e sulle circostanze dell'omesso assolvimento degli obblighi previdenziali e retributivi in quanto era stata data per scontata la consapevolezza e volontà di cagionare il dissesto. 2.2. Il secondo motivo lamenta vizio di motivazione. Alla società spettavano aumenti contrattuali ed era in attesa del pagamento di crediti (per cui erano stati emessi decreti ingiuntivi), sicchè il fallimento non poteva costituire una conseguenza in concreto prevedibile ed evitabile. L'aumento delle contrattualizzazioni era stato effettuato per l'oggettivo aumento dei costi e sulla base di conteggi sviluppati da professionisti. Da un punto di vista contabile, non era stato posto in essere alcun artificio finalizzato ad occultare il debito verso l'Erario. 2.3. Il terzo ed il quarto motivo sostengono, rispettivamente, la sussistenza di un error iuris e di una lacuna motivazionale quanto alla mancata riqualificazione della condotta nei reati di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter e L. 11 novembre 1983, n. 638, art. 2 ed all'omessa motivazione sul punto. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è complessivamente infondato e va, pertanto, respinto, ma la sentenza va annullata di ufficio quanto alla durata delle pene accessorie di cui alla L. Fall., art. 216, u.c.. 2. Il primo ed il secondo motivo dei ricorsi sono inammissibili. In primo luogo, al netto delle riflessioni teoriche sulla fattispecie ascritta, essi avversano specificamente solo una parte della motivazione della sentenza impugnata quella concernente i crediti verso le altre cooperative - trascurando di contrastare quegli aspetti del tessuto argomentativo che attengono alla sussistenza dei cospicui debiti verso l'Erario e verso i dipendenti, che avevano condotto la società al fallimento; nel mancato pagamento di tali debiti per più annualità, la Corte territoriale, con motivazione priva di tratti di manifesta illogicità, ha ravvisato il precipitato della volontà degli amministratori di trattenere nelle casse sociali risorse sufficienti a far fronte all'assoluta antieconomicità dei contratti di subappalto e di proseguire, nonostante detta antieconomicità, l'attività sociale, senza tuttavia prospettive di introiti aggiuntivi; sulla scorta di questa situazione, anche senza avere particolari competenze fiscali o contabili, gli amministratori avrebbero dovuto prevedere il fallimento e, avendo, ciò nonostante, proseguito l'attività di impresa, avevano accettato il rischio che esso si verificasse. Tale interpretazione - su cui, si ripete, non confluiscono specifiche critiche, se non generiche affermazioni di disaccordo - appare rispondente all'esegesi di questa Corte secondo cui le operazioni dolose di cui alla L. Fall., art. 223, comma 2, n. 2, possono consistere nel sistematico inadempimento delle obbligazioni fiscali e previdenziali, frutto di una consapevole scelta gestionale da parte degli amministratori della società, da cui consegue il prevedibile aumento della sua esposizione debitoria nei confronti dell'erario e degli enti previdenziali con ogni conseguenza ipotizzabile in termini di dissesto dell'impresa a seguito delle iniziative del creditore pubblico tese alla riscossione di quanto non versato, degli interessi e delle sanzioni (Sez. 5, n. 24752 del 19/02/2018, De Mattia e altri, Rv. 273337 - 01; Sez. 5, n. 15281 del 08/11/2016, dep. 2017, Bottiglieri, Rv. 270046 - 01; Sez. 5, n. 45672 del 01/10/2015, Lubrina e altri, Rv. 265510 - 01, non massimata sul punto; Sez. 5, n. 47621 del 25/09/2014, Prandini e altri, Rv. 261684 - 01; Sez. 5, n. 29586 del 15/05/2014, Belleri, Rv. 260492 - 01; Sez. 5, n. 12426 del 29/11/2013, dep. 2014, Beretta e altri, Rv. 259997 - 01). Nella sentenza Prandini, richiamata dalla Lubrina, in particolare, la Corte ha sostenuto come non escluda la configurabilità della fattispecie incriminatrice in esame l'"autofinanziamento" operato attraverso il mancato pagamento delle contribuzioni, posto che tale espressione descrive gli effetti di breve periodo - e, in ultima analisi, la ragione pratica del comportamento, senza per questo menomare il fondamento degli effetti di medio periodo, in ragione della crescita esponenziale del debito. Quanto alla questione dei crediti nei confronti dei clienti, i ricorsi si risolvono in una contestazione in fatto circa la loro effettività che si contrappone all'enunciato della Corte di appello a proposito della loro assoluta infondatezza, ponendo il Collegio dinanzi alla impossibilità - dati i limiti del giudizio di legittimità - di verificare la rispondenza all'istruttoria dibattimentale dell'una o dell'altra conclusione in fatto. 3. Il terzo ed il quarto motivo di ricorso - che sostengono, rispettivamente, la sussistenza di un error iuris e di una lacuna motivazionale quanto alla mancata riqualificazione della condotta nei reati di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter e L. 11 novembre 1983, n. 638, art. 2 - sono infondati. 3.1. Effettivamente, quanto alla carenza motivazionale, nella sentenza impugnata non c'è riscontro alla richiesta di riqualificazione avanzata ai giudici di appello, ma la lacuna non inficia la tenuta della motivazione dal momento che il motivo di appello non solo era generico, ma era altresì infondato. Deve pertanto ritenersi che la mancanza di una risposta specifica non conduca all'annullamento della sentenza, perchè il ricorrente è privo di interesse a dolersi di una lacuna motivazionale che, in caso di annullamento, non sortirebbe alcun esito positivo nel giudizio di rinvio (Sez. 6, n. 47722 del 06/10/2015, Arcone e altri, Rv. 265878; Sez. 2, n. 10173 del 16/12/2014, dep. 2015, Bianchetti, Rv. 263157). 3.2. Circa le ragioni che conducono il Collegio ad escludere la praticabilità della richiesta di riqualificazione, sia come posta alla Corte di appello che come coltivata nel ricorso per cassazione - in entrambi i casi in termini particolarmente fumosi occorre svolgere alcune riflessioni. In primo luogo, la vaghezza della richiesta di riqualificazione, benchè non impedisca la devoluzione a questa Corte del tema della definizione giuridica del fatto, impone di interrogarsi su quest'ultimo in termini generali, senza potersi confrontare con eventuali prospettazioni della parte. In secondo luogo, la richiesta di riqualificazione della bancarotta da operazioni dolose nel reato di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter riguarda - evidentemente solo le omissioni tributarie concernenti l'imposta sul valore aggiunto, il che lascia fuori dall'ambito su cui ragionare l'omesso pagamento delle imposte dirette; peraltro la mozione trascura altresì di considerare che, secondo quanto si legge nella sentenza impugnata, il passivo fallimentare non era costituito dal solo debito verso l'Erario, ma anche da quello nei confronti dei dipendenti, il che depotenzia ulteriormente la tesi che vi possa essere una riqualificazione omnibus, che consenta di ricondurre tutte le condotte ascritte all'imputato quali operazioni dolose al reato tributario e/o a quello previdenziale. Al di là di queste precisazioni, va poi osservato che la tesi del ricorrente circa la possibilità di una riqualificazione della condotta sussunta nel reato di cui alla L. Fall., art. 223, comma 2, n. 2), nelle fattispecie di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-ter e L. 11 novembre 1983, n. 638, art. 2 è errata in diritto, trattandosi di reati diversamente strutturati e caratterizzati. La bancarotta da operazioni dolose è reato di evento a forma libera, che punisce colui che compie qualsiasi atto o complesso di atti implicanti un depauperamento non giustificabile in termini di interesse per l'impresa; l'autore del fatto agisce con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti alla qualità rivestita ed accetta il rischio che la propria condotta - il che costituisce l'evento del reato possa determinare o aggravare il dissesto e quindi condurre la società al fallimento. Quanto al coefficiente soggettivo, in particolare, la fattispecie in esame si caratterizza come una "eccezionale ipotesi di fattispecie a sfondo preterintenzionale" in relazione alla quale "esaurisce l'onere probatorio dell'accusa la dimostrazione della consapevolezza e volontà della natura "dolosa" dell'azione, costitutiva dell'operazione", a cui segue il dissesto, in una con l'astratta prevedibilità dell'evento scaturito per effetto dell'azione antidoverosa" (Sez. 5, n. 17690 del 18/02/2010, Cassa Di Risparmio Di Rieti S.p.a. e altri, Rv. 247313 - 4 - 5). E' evidente, dunque, che se il fuoco dell'imputazione di bancarotta da operazioni dolose è la causazione del dissesto che determina poi le condizioni per la dichiarazione di fallimento, ci troviamo al cospetto di una fattispecie strutturalmente diversa sia da quella tributaria che da quella contributiva, che sono invece reati di mera condotta, che si perfezionano con la sola omissione del versamento delle somme dovute e nei quali manca il collegamento eziologico con il dissesto fallimentare dell'impresa cui l'omissione si riferisce. Non solo. Le fattispecie poste a confronto divergono anche sotto il profilo della ratio dell'incriminazione che, per quanto concerne la bancarotta, è quella di preservare gli interessi del ceto creditorio rispetto a condotte nocive per la salute della società, cui si contrappone, nel caso dei reati tributari e contributivi, la necessità di tutelare, rispettivamente, gli interessi dell'amministratore tributaria e di quella previdenziale, il che costituisce altro profilo di non sovrapponibilità tra le due fattispecie. Considerazioni non dissimili si rinvengono in un precedente di questa Corte (Sez. 5, n. 40009 del 23/04/2014, Conti e altri, Rv. 262212 - 01) in tema di rapporti tra bancarotta da operazioni dolose e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, laddove si è ritenuto che difettasse la sovrapponibilità tra le due fattispecie, che non operasse neppure il criterio di specialità (dal momento che la legislazione fiscale e quella fallimentare sono entrambe speciali) e che i due corpi normativi tutelassero interessi diversi (la pretesa fiscale ed il buon esito delle procedure di riscossione, da una parte, e la tutela dei creditori, pubblici e privati, in ambito concorsuale, dall'altra). Un ragionamento analogo, ancorchè con riferimento a fattispecie diverse e della legge fallimentare e del testo unico tributario, è stato svolto da Sez. 5, n. 1843 del 10/11/2011, dep. 2012, Mazzieri, Rv. 253479 - 01, circa i rapporti tra bancarotta fraudolenta per distrazione ed il reato di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 11. 4. Come già anticipato, la sentenza va annullata, di ufficio, per quanto concerne il profilo della durata delle pene accessorie di cui alla L. Fall., art. 216, u.c., applicate per la durata fissa di dieci anni. 4.1. La necessità dell'annullamento con rinvio in punto di pene accessorie deriva dalla recente evoluzione sia della giurisprudenza costituzionale che di quella di legittimità. Con la sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018, la Corte costituzionale ha, infatti, dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 216, u.c., L. Fall., nella parte in cui dispone che la condanna per uno dei fatti di bancarotta fraudolenta importa l'applicazione delle anzidette pene accessorie per la durata fissa di dieci anni, anzichè fino a dieci anni. Il testo della norma, risultante dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale, si applica con efficacia ex tunc anche nel presente processo in corso, secondo il disposto dell'art. 136 Cost., comma 1 e Legge Costituzionale 11 marzo 1953, n. 87, art. 30, comma 3. Ne consegue che oggi, a prescindere dall'assenza di uno specifico motivo di ricorso, si impone la necessità di operare una rimodulazione della durata delle pene accessorie in discorso che tenga conto del venir meno della rigidità della disposizione dichiarata incostituzionale, rigidità che rende illegale, in parte qua, il trattamento sanzionatorio. 4.2. Quanto al concreto epilogo - annullamento con o senza rinvio - del processo di adeguamento al quadro normativo ridisegnato dalla Consulta, soccorre una recentissima decisione (28 febbraio 2019) delle Sezioni Unite di questa Corte, della quale, al momento della redazione della presente decisione, non si conoscono le motivazioni. Con la citata pronunzia, al quesito "se le pene accessorie previste per il reato di bancarotta fraudolenta dall'art. 216 L. Fall., come riformulato dalla sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018 della Corte Costituzionale, debbano essere commisurate, ai sensi dell'art. 37 c.p., alla pena principale applicata, ovvero debbano essere determinate dal giudice, nell'ambito dei limiti edittali risultanti dalla nuova formulazione, in base ai criteri di cui all'art. 133 c.p.", le Sezioni Unite hanno risposto che "Le pene accessorie previste dall'art. 216 L. Fall., nel testo riformulato dalla sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018 della Corte Costituzionale, così come le altre pene accessorie per le quali la legge indica un termine di durata non fissa, devono essere determinate in concreto dal giudice in base ai criteri di cui all'art. 133 c.p.". Sulla scorta di tale autorevole indicazione nomofilattica e considerato che la determinazione della durata del trattamento sanzionatorio ai sensi dell'art. 133 c.p. implica valutazioni di merito che esulano dai limiti cognitivi della Corte di cassazione, essa va rimessa al Giudice di merito. P.Q.M. annulla la sentenza impugnata, limitatamente alle pene accessorie di cui alla L. Fall., art. 216, u.c., con rinvio per nuovo esame sul punto ad altra sezione della Corte di appello di Milano; rigetta nel resto il ricorso. Così deciso in Roma, il 5 aprile 2019. Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2019

Altre sentenze sul tema

Omesso versamento di ritenute: presenta una componente omissiva ed una precedente componente commissiva
Omesso versamento di IVA: sulla crisi di liquidità dell'impresa e forza maggiore idonea ad escludere la colpevolezza
Omesso versamento dell'IVA: sulla condotta dolosa o consapevole del cessionario
Omesso versamento di IVA: differenze con il reato di omesso versamento di ritenute
Omesso versamento dell'Iva: competenza per territorio e domicilio fiscale del contribuente
Omesso versamento di IVA: irrilevante la presentazione di domanda di ammissione al concordato preventivo
Omesso versamento debito IVA: non può disporsi il sequestro se il debitore è stato ammesso al concordato con pagamento dilazionato dell'imposta
Omesso versamento dell'IVA: l'imposta dovuta va valutata sulla base della dichiarazione annuale
Omesso versamento dell'Iva: il contribuente non può dedurre il mancato pagamento della fattura
Omesso versamento di IVA: sulla crisi di liquidità del debitore
Omesso versamento IVA: il curatore fallimentare non può proporre opposizione al sequestro neppure agendo in rappresentanza dei creditori
Omesso versamento IVA: sull'ammissione alla procedura di concordato
Omesso versamento IVA: sul momento consumativo
Omesso versamento IVA: sull'interesse ad impugnare per ottenere assoluzione con formula piena
Omesso versamento IVA: è richiesto il dolo generico e non rilevano i motivi della scelta dell'agente di non versare il tributo
Omesso versamento IVA: si ha particolare tenuità solo se l'omissione riguarda una somma prossima alla soglia di punibilità
Omesso versamento IVA: la mancata riscossione di crediti non costituisce circostanza idonea ad escludere il dolo
Omesso versamento IVA: ininfluente la presentazione di domanda di ammissione al concordato preventivo
Omesso versamento IVA: sul valore scriminante della domanda di concordato preventivo
Omesso versamento IVA: il liquidatore subentrato risponde per gli omessi versamenti
Omesso versamento IVA: differenze con il delitto di omesso versamento di ritenute dovute o certificate di cui all'art. 10 bis del d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74
Omesso versamento IVA: in tema di competenza per territorio, non può farsi riferimento al criterio del domicilio fiscale del contribuente
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve preferire il pagamento dei tributi rispetto alla retribuzione dei dipendenti
Omesso versamento IVA: in tema di crisi di liquidità, l'imputato deve provare di avere adottato misure idonee a fronteggiarla
Omesso versamento IVA: sulla delega a operare rilasciata dal titolare di un conto corrente all'indagato
Omesso versamento IVA: il debito deve risultare da dichiarazione del contribuente
Omesso versamento IVA: sulla prova del dolo
Omesso versamento IVA: Prescrizione del reato di evasione dell'Iva
Omesso versamento IVA: la crisi economica dell'azienda come scriminante
Omesso versamento IVA: in tema di non corrispondenza tra debito dichiarato e contabilità dell'impresa
Omesso versamento IVA: ne risponde l'imprenditore che incassa le somme ma non le accantona usandole per autofinanziamento
Omesso versamento IVA: annullamento senza rinvio
Omesso versamento IVA: sul limite massimo annuale di compensazione tra crediti Iva e debiti relativi ad altre imposte
Omesso versamento IVA: infondata q.l.c. dell'art. 10 bis d.lg. n. 74 del 2000 per violazione dell'art. 3 cost. e per disparità di trattamento con l'art. 10 ter d.lg. n. 74 del 2000
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità del reato
Omesso versamento IVA: assoluzione
Omesso versamento IVA: non esiste rapporto di specialità con il reato di truffa aggravata
Omesso versamento IVA: va assolto l'imputato se prima della scadenza per il versamento è ammesso al concordato preventivo
Omesso versamento IVA: sulla preclusione al patteggiamento per mancata estinzione del debito tributario
Omesso versamento IVA: sulla particolare tenuità del fatto
Omesso versamento IVA: quando la crisi finanziaria e di liquidità integra l’esimente per la mancanza di dolo
Omesso versamento IVA: sulle differenze con il reato di ritenute dovute o certificate di cui all'art. 10-bis del d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74
Omesso versamento IVA: la mancata riscossione delle fatture emesse comporta la mancanza del dolo generico nel reato
Omesso versamento IVA: il contribuente deve dimostrare l'inattendibilità della compilazione del quadro VL
Omesso versamento IVA: sulla scriminante della crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: l'imprenditore non può dedurre il mancato pagamento della fattura né lo sconto bancario della fattura
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità del contribuente non può essere invocata quale causa di forza maggiore quando rappresenti una concausa dell'omesso versamento del tributo unitamente al comportamento illegittimo del contribuente
Omesso versamento Iva: va riconosciuta una causa di esclusione dell'elemento soggettivo del reato in caso di difficoltà o crisi finanziaria dell'impresa
Omesso versamento IVA: la presentazione della domanda di concordato non esclude la punibilità tributaria
Omesso versamento IVA: in tema di compensazione, in tutto o in parte, delle eccedenze di credito
Omesso versamento IVA: sui doveri dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sull'adempimento del debito tributario prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado
Omesso versamento IVA: sulla formula assolutoria da utilizzare in ipotesi di mancata integrazione della soglia di punibilità
Omesso versamento Iva: sulla non punibilità per crisi economica
Omesso versamento IVA: sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto
Omesso versamento IVA: sulla compatibilità tra infedele dichiarazione e omesso versamento
Omesso versamento IVA: sull'interruzione della prescrizione
Omesso versamento IVA: il sequestro per equivalente può essere disposto nei confronti del legale rappresentate solo se risulti impossibile il sequestro nel patrimonio dell'ente
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrante
Omesso versamento IVA: non può essere giustificato con il pagamento dei lavoratori dipendenti
Omesso versamento IVA: non rileva la circostanza che la società attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte al pagamento di debiti ritenuti più urgenti
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità del dolo eventuale
Omesso versamento IVA: sul sgravio e l'annullamento della cartella
Omesso versamento IVA: sulla competenza per territorio dell'ufficio dell'Agenzia delle entrate
Omesso versamento IVA: in tema di dolo
Omesso versamento IVA: ne risponde l'amministratore nominato al momento della scadenza del termine ultimo per versare l'imposta
Omesso versamento IVA: per l'individuazione della competenza per territorio non può farsi riferimento al criterio del domicilio fiscale del contribuente
Omesso versamento IVA: sull'esclusione dei principi della sentenza Taricco
Omesso versamento IVA: la somma da versare in caso di mancato versamento IVA è quella risultante dalla dichiarazione del contribuente
Omesso versamento IVA: sui criteri per la ricostruzione dell'imposta evasa
Omesso versamento IVA: sulla esclusione della colpevolezza per crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla definizione di reati della stessa indole in caso di omesso versamento di ritenute previdenziali
Omesso versamento IVA: non è richiesta l'acquisizione al fascicolo del dibattimento della dichiarazione fiscale del contribuente
Omesso versamento Iva: ne risponde l'amministratore in carica al momento in cui sorge l'obbligo di versamento
Omesso versamento IVA: sul limite massimo dei crediti d'imposta e dei contributi compensabili
Omesso versamento IVA: sul dolo del reato
Omesso versamento IVA : configurabile il concorso con la bancarotta impropria mediante operazioni dolose
Omesso versamento IVA: l’applicazione della confisca è sottratta alla discrezionalità del giudice
Omesso versamento IVA: non sussiste il dolo se l'imprenditore ha richiesto di pagare mediante rateizzazione
Omesso versamento Iva: quando è irrilevante la crisi aziendale ai fini della punibilità
Omesso versamento IVA: va escluso il dolo se l'imprenditore, in caso di crisi, si attivi con una strategia per fronteggiarla
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore di società
Omesso versamento IVA: per accertare il dolo generico va valutata la possibilità di adempiere al pagamento nel termine di legge
Omesso versamento IVA: Il mancato incasso di crediti non esclude il dolo del reato di omesso versamento dell'i.v.a.
Omesso versamento IVA: sull'applicabilità della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p.
Omesso versamento IVA: in caso di nuove soglie di punibilità, vanno revocate anche le condanne definitive
Omesso versamento IVA: il dolo è integrato dalla condotta omissiva posta in essere nella consapevolezza della sua illiceità
Omesso versamento IVA: il superamento della soglia di punibilità è elemento costitutivo
Omesso versamento IVA: imputato assolto poiché aveva dismesso le cariche sociali in ragione dell'intervenuto fallimento
Omesso versamento IVA: non rileva lo stato di crisi finanziaria della precedente gestione se vi era consapevolezza della crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrato
Omesso versamento IVA: in caso di crisi di liquidità, l'imputato deve dimostrare di aver messo in campo misure, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale
Omesso versamento IVA: l'omessa azione di recupero crediti esclude l'esimente della forza maggiore
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale di un cliente non esclude il dolo
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve provare di aver posto in essere tutte le misure idonee a reperire la liquidità necessari per adempiere il proprio debito fiscale
Omesso versamento IVA: sulla formula di assoluzione in caso di mancato superamento della soglia di punibilità
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità giustificasolo se imprevedibile e non altrimenti superabile
Omesso versamento IVA: sull'onere di allegazione in caso di crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: se ha causato il dissesto integra il delitto di causazione del fallimento per effetto di operazioni dolose
Omesso versamento IVA: sempre sequestrabile il denaro nei conti correnti della società
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrato dopo la dichiarazione di imposta
Omesso versamento IVA: in tema di obbligo di motivazione della cartella di pagamento
Omesso versamento IVA: sussiste nell'ipotesi in cui il versamento non venga fatto nel termine dell'anticipo dell'anno successivo
Omesso versamento IVA: sull'onere probatorio in caso di crisi di liquidità d'impresa
Omesso versamento IVA: legittimo il procedimento penale avviato dopo l'applicazione di una sanzione sugli stessi fatti
Omesso versamento IVA: il mancato incasso di crediti non esclude la sussistenza del dolo
Omesso versamento IVA: sono ininfluenti i pagamenti successivi al perfezionamento del reato
Omesso versamento Iva: legittima la nuova soglia di rilevanza penale
Omesso versamento IVA: l'ammissione al concordato preventivo non esclude il reato
Omesso versamento IVA: è sufficiente il consapevole inadempimento dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sull'ordine del Giudice del fallimento di non effettuare pagamenti
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del curatore fallimentare
Omesso versamento IVA: va condannato l'imprenditore che sceglie di pagare altro, in caso di crisi aziendale
Omesso versamento IVA: la qualifica di legale rappresentante di società si acquisisce con l'atto di conferimento della nomina
Omesso versamento IVA: sull'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto
Omesso versamento IVA: il nuovo ravvedimento operoso previsto dall'art. 23 d.l. n. 34 del 2023 non può trovare applicazione retroattiva
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità dell'esimente della forza maggiore
Omesso versamento IVA: in tema di IVA all'importazione
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale non esclude la sussistenza del dolo
Omesso versamento IVA: sulla "crisi di liquidità" dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza della crisi d'impresa
Omesso versamento Iva, per il superamento della soglia di punibilità non rilevano gli interessi dovuti per il versamento trimestrale
Omesso versamento IVA: sull'assoluta impossibilità di adempiere il debito erariale
Omesso versamento IVA: la colpevolezza del contribuente non è esclusa dalla crisi di liquidità del debitore alla scadenza del termine fissato per il pagamento
Omesso versamento IVA: in caso di crisi di liquidità se l'imprenditore preferisce adempiere ad altre obbligazioni non sussiste la forza maggiore
Omesso versamento IVA: il ravvedimento operoso non è condizione per il patteggiamento
Omesso versamento IVA: in tema di variazione dell'imponibile in senso favorevole al contribuente
Omesso versamento IVA: sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p.
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità non esclude la responsabilità
Omesso versamento IVA: irrilevante la crisi di liquidità, anche se imponente
Omesso versamento di IVA: sulla causa di non punibilità della "particolare tenuità del fatto", prevista dall'art. 131-bis c.p.
Omesso versamento IVA: integra causa di forza maggiore l’assoluta impossibilità di scelta e non la semplice difficoltà
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità dell’amministratore subentrante
Omesso versamento IVA: l'imposta dovuta è quella risultante dalla dichiarazione annuale del contribuente
Omesso versamento IVA: la particolare tenuità del fatto non si applica se l’ammontare non pagato supera più del doppio quello fissato per legge
Omesso versamento IVA: è di natura omissiva e istantanea
Omesso versamento IVA: per profitto del reato di si intende la disponibilità liquida giacente sul conto
Omesso versamento IVA: quando la crisi di liquidità ha efficacia esimente
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale dei propri clienti non esclude il dolo
Omesso versamento Iva: sulla non punibilità per crisi finanziaria dell'impresa
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve dimostrare di avere adottat tutte le misure idonee a scongiurare la crisi
Omesso versamento IVA: sull'ammissione al concordato con pagamento parziale dell'imposta
Omesso versamento IVA: sulla determinazione della competenza per territorio
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza della presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo
Omesso versamento IVA: gli Stati membri non possono avviare procedimenti se nei confronti del soggetto è già stata emessa sanzione amministrativa
Omesso versamento IVA: non può essere giustificato, ai sensi dell'art. 51 c.p., dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti
Omesso versamento IVA: è sempre escluso che le difficoltà economiche possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante
Omesso versamento IVA: sulla competenza per territorio
Omesso versamento IVA: è necessaria la prova che non sia stato altrimenti possibile reperire le risorse necessarie per il puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie
Omesso versamento IVA: sui casi di applicabilità del regime di "IVA per cassa"
Omesso versamento IVA: l'oggettiva impossibilità di adempiere rileva solo se dovuta a causa di forza maggiore
Omesso versamento IVA: sull'abolizione parziale del reato
Omesso versamento IVA: non sussiste se il pagamento dei crediti anteriori era stato vietato dal tribunale
Omesso versamento IVA: sull’accordo per la rateizzazione del debito tributario
Omesso versamento IVA: sulla crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza dell'inadempimento dei clienti
Omesso versamento IVA: prevede una condotta mista, con una componente commissiva ed una omissiva
Omesso versamento IVA: questioni intertemporali
Omesso versamento IVA: l'elevazione di un terzo dei termini di prescrizione non si applica ai reati ex artt. 10-ter e 11 del D.lgs. n. 74/2000

Omesso versamento IVA: se ha causato il dissesto integra il delitto di causazione del fallimento per effetto di operazioni dolose

bottom of page