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Cassazione Penale

Cassazione penale sez. III, 09/09/2015, n.43599

La massima

Ai fini della configurabilità del reato di omesso versamento di IVA (art. 10-ter D.Lgs. n. 74 del 2000), non rileva quale causa di forza maggiore per il legale rappresentante di un'impresa lo stato di dissesto imputabile alla precedente gestione, quando risulta che l'agente al momento del suo subentro nella carica aveva la consapevolezza della crisi di liquidità e non era nell'impossibilità a lui non ascrivibile di intraprendere alcuna iniziativa per fronteggiare tale situazione.

La sentenza integrale

RITENUTO IN FATTO 1. Il sig. M.M. ricorre, per il tramite del difensore di fiducia, per l'annullamento della sentenza del 26/09/2014 della Corte di appello di Genova che ha confermato la condanna alla pena di cinque mesi di reclusione (oltre pene accessorie) inflitta dal Tribunale di quello stesso capoluogo che, con sentenza del 11/02/2013, l'aveva dichiarato colpevole del reato di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10 ter, perchè, quale legale rappresentante (dal 16/12/2006 al 13/03/2009) della società cooperativa "Vallescura S.c.a.r.l.", aveva omesso di versare, entro il 27 dicembre 2007, l'IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale relativa all'anno d'imposta 2006 e pari a complessivi Euro 241.701,00. 1.1.Con il primo motivo eccepisce, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. b), la nullità del decreto di citazione in appello per inosservanza dell'art. 601 c.p.p., comma 3, e art. 429 c.p.p., comma 1, lett. f), e deduce, al riguardo, che il decreto in questione, emesso il 19/06/2014, recava l'avvertimento che non comparendo sarebbe stato giudicato in contumacia. Si tratta - afferma - di avvertimento erroneo e fuorviante perchè in contrasto con la nuova disciplina in materia di processo in assenza di cui alla L. 28 aprile 2014, n. 67, che era entrata in vigore il precedente 17/05/2014. Convinto di poter fruire della disciplina della contumacia, non si era presentato in udienza ma la Corte di appello ha celebrato lo stesso il processo dichiarandolo "assente". 1.2. Con il secondo motivo eccepisce, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. b), violazione del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, e artt. 43 e 45 c.p.. Deduce, al riguardo, che la Corte di appello non ha preso in considerazione la crisi di liquidità dell'azienda quale causa di forza di maggiore in grado di per sè sola di escludere la punibilità. Non è sufficiente, afferma, il fatto che - come sostiene la Corte territoriale - egli abbia avuto un anno di tempo per poter procurare la provvista necessaria al pagamento del debito erariale poichè tale argomento finisce per equiparare la responsabilità colpevole ad una forma di responsabilità oggettiva. La crisi di liquidità, prosegue, costituisce causa di forza maggiore che rende inesigibile la condotta ossequiosa del precetto penale e dunque non rimproverabile chi non la osservi. Nel caso di specie tale crisi era preesistente all'assunzione della carica ed era stata provocata dai sistematici e gravissimi ritardi dei debitori nel pagamento delle forniture e nel conseguente massiccio ricorso al credito bancario con ulteriore aggravamento degli oneri passivi. Ciò perchè l'unico cliente della società (la società controllante "Parodi S.r.l.") era sistematicamente inadempiente. Non solo non v'è stata alcuna "mala gestio" da parte propria (avendo confidato, all'atto di assunzione della carica, nelle rassicurazioni della controllante, che aveva maturato un debito pari ad oltre un milione di Euro, oltre interessi), ma si era attivato nei confronti di quest'ultima per segnalare la pesante posizione debitoria nei confronti dell'Erario. Questa situazione lo aveva spinto a preferire il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori (cui non poteva essere addossata la crisi di impresa) piuttosto che al Fisco e a non chiedere il fallimento della società. 1.3. Con il terzo motivo eccepisce, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. c), carenza di motivazione in ordine alla mancata concessione del beneficio della non menzione della condanna genericamente e apoditticamente motivata dalla Corte territoriale con il richiamo ai suoi numerosi precedenti. 2.Con motivi nuovi, pervenuti via fax il 29/05/2015, l'imputato ha ulteriormente illustrato le ragioni per le quali la crisi di liquidità della società, da lui ereditata dalla precedente gestione (come da bilancio allegato), esclude la volontarietà dell'omissione. Ciò, afferma, perchè la condotta è scaturita anche dai mancati accantonamenti relativi al periodo precedente l'assunzione della sua carica. Inoltre il debito della "Parodi S.r.l." nei confronti della "Vallescura S.c.a.r.l." era pari a oltre due milioni di Euro a fronte di prestazioni rese nel 2007 e fatture non pagate da oltre 20 mesi, per le quali - conclude - non aveva potuto procedere ai relativi accantonamenti. 2.1. Ha inoltre invocato l'applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis c.p.. CONSIDERATO IN DIRITTO 2. Il ricorso è inammissibile perchè generico, manifestamente infondato e proposto per motivi non consentiti dalla legge. 3. Il primo motivo è manifestamente infondato. 3.1. A seguito di modifiche introdotte con L. 28 aprile 2014, n. 67, l'istituto dell'assenza volontaria dell'imputato o comunque dell'assenza non dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento è stato interamente riformato mediante l'abolizione della "contumacia". 3.2. Con successiva L. 11 agosto 2014, n. 118, nel capo III della L. 28 aprile 2014, n. 67, dopo l'art. 15 è stato aggiunto il seguente: "Art. 15 bis. - (Norme transitorie). - 1. Le disposizioni di cui al presente capo si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il dispositivo della sentenza di primo grado. 2. In deroga a quanto previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge quando l'imputato è stato dichiarato contumace e non è stato emesso il decreto di irreperibilità". 3.3.L'inserimento della norma transitoria nel corpo della L. n. 67 del 2014, ed il riferimento testuale in essa contenuta alla "data di entrata in vigore della presente legge" non lasciano dubbi sul fatto che la sua applicabilità "retroagisca" alla data del 17/05/2014. 3.4. Nel caso di specie, alla data di entrata in vigore della L. n. 67 del 2014, era già stato pronunciato il dispositivo della sentenza di primo grado, letto in presenza dell'imputato. 3.5.Ne consegue che correttamente il decreto di citazione a giudizio in appello recava l'avvertimento che non comparendo senza un legittimo impedimento l'imputato sarebbe stato giudicato in "contumacia". 3.6. Erroneamente l'imputato è stato dichiarato formalmente "assente", ma a prescindere dal fatto che alcuna eccezione è stata sollevata sul punto, quel che conta è che tale dichiarazione non è intervenuta in assenza delle condizioni per la dichiarazione di contumacia e che l'imputato ha comunque impugnato la sentenza, indipendentemente dall'omessa notifica dell'estratto contumaciale. 4. E' totalmente infondato, generico e proposto per motivi non consentiti il secondo motivo di ricorso. 4.1.Secondo l'insegnamento di Sez. U., n. 37424 del 28/03/2103, Romano, Rv. 255757 (cui il Collegio aderisce): a) il reato in esame è punibile a titolo di dolo generico e consiste nella coscienza e volontà di non versare all'Erario le ritenute effettuate nel periodo considerato, non essendo richiesto che il comportamento illecito sia dettato dallo scopo specifico di evadere le imposte; b) la prova del dolo è insita in genere nella presentazione della dichiarazione annuale, dalla quale emerge quanto è dovuto a titolo di imposta, e che deve, quindi, essere saldato o almeno contenuto non oltre la soglia, entro il termine lungo previsto; c) il debito verso il fisco relativo ai versamenti IVA è normalmente collegato al compimento delle operazioni imponibili. Ogni qualvolta il soggetto d'imposta effettua tali operazioni riscuote già (dall'acquirente del bene o del servizio) l'IVA dovuta e deve, quindi, tenerla accantonata per l'Erario, organizzando le risorse disponibili in modo da poter adempiere all'obbligazione tributaria. L'introduzione della norma penale, stabilendo nuove condizioni e un nuovo termine per la propria applicazione, estende evidentemente la detta esigenza di organizzazione su scala annuale. Non può, quindi, essere invocata, per escludere la colpevolezza, la crisi di liquidità del soggetto attivo al momento della scadenza del termine lungo, ove non si dimostri che la stessa non dipenda dalla scelta di non far debitamente fronte alla esigenza predetta. 4.2. Sviluppando e riprendendo il tema della "crisi di liquidità" d'impresa quale fattore in grado di escludere la colpevolezza, tema solo accennato nella citata sentenza delle Sezioni Unite, questa Corte ha ulteriormente precisato che è necessario che siano assolti, sul punto, precisi oneri di allegazione che devono investire non solo l'aspetto della non imputabilità al contribuente della crisi economica che improvvisamente avrebbe investito l'azienda, ma anche la circostanza che detta crisi non potesse essere adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso ad idonee misure da valutarsi in concreto. 4.3. Occorre cioè la prova che non sia stato altrimenti possibile per il contribuente reperire le risorse economiche e finanziarie necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di un'improvvisa crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabili (Sez. 3, 9 ottobre 2013, n. 5905/2014; Sez. 3, n. 15416 del 08/01/2014, Tonti Sauro; Sez. 3, n. 5467 del 05/12/2013, Mercutello, Rv. 258055). 5. Tanto premesso, osserva il Collegio che nel caso di specie le allegazioni difensive inammissibilmente attingono per la gran parte ad elementi estranei al testo della motivazione della sentenza impugnata (bilanci e altri documenti allegati al ricorso, stralci di dichiarazioni testimoniali), sono del tutto generiche e non riescono a supportare le eccezioni di inesigibilità della condotta o comunque di sussistenza della forza maggiore che, secondo il ricorrente, la Corte territoriale avrebbe omesso di affrontare o comunque avrebbe sbrigativamente risolto. 5.1. Occorre innanzitutto sgombrare il campo da un equivoco di fondo che rischia di alterare la corretta impostazione dogmatica del problema: per la sussistenza del reato in questione non è richiesto il fine di evasione, tantomeno l'intima adesione del soggetto alla volontà di violare il precetto. 5.2. Quando il legislatore ha voluto attribuire all'elemento soggettivo del reato il compito di concorrere a tipizzare la condotta e/o quello di individuare il bene/valore/interesse con essa leso o messo in pericolo, lo ha fatto in modo espresso, escludendo, per esempio, dall'area della penale rilevanza le condotte solo eventualmente (e dunque non intenzionalmente) volte a cagionare l'evento (art. 323 c.p., artt. 2621, 2622 e 2634 c.c., D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39, art. 27, comma 1), incriminando, invece, quelle ispirate da un'intenzione che va oltre la condotta tipizzata (i reati a dolo specifico), attribuendo rilevanza allo scopo immediatamente soddisfatto con la condotta incriminata (per es., art. 424 c.p.), assegnando al momento finalistico della condotta stessa il compito di individuare il bene offeso (artt. 393 e 629 c.p., artt. 416, 270, 270 bis e 305 c.p., artt. 289 bis, 630 e 605 c.p.). 5.3. Il dolo del reato in questione è integrato, dunque, dalla condotta omissiva posta in essere nella consapevolezza della sua illiceità, non richiedendo la norma, quale ulteriore requisito, un atteggiamento antidoveroso di volontario contrasto con il precetto violato. 5.4. Gli argomenti utilizzati dalla ricorrente a sostegno della pretesa applicabilità, al caso concreto, della "forza maggioro", appaiono, alla luce della considerazioni che precedono, frutto di un'operazione dogmaticamente errata che tende ad attrarre nell'orbita del dolo generico requisiti che, per definizione, non gli appartengono e che si collocano piuttosto nell'ambito dei motivi a delinquere o che ne misurano l'intensità (art. 133 c.p.). 5.5. La scelta di non pagare l'imposta dovuta (magari - come sostiene il ricorrente - per pagare le retribuzioni dei dipendenti) prova il dolo; i motivi della scelta non lo escludono. 5.6. La forza maggiore esclude la "suitas" della condotta. Secondo l'impostazione tradizionale, è la "vis cui resisti non potest", a causa della quale l'uomo "non agit sed agitur" (Sez. 1, n. 900 del 26/10/1965, Sacca, Rv. 100042; Sez. 2, n. 3205 del 20/1271972, Pilla, Rv. 123904; Sez. 4, n. 8826 del 21/0471980, Ruggieri, Rv. 145855). 5.7. Per questa ragione, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, la forza maggiore rileva come causa esclusiva dell'evento, mai quale causa concorrente di esso (Sez. 4, n. 1492 del 23/11/1982, Chessa, Rv. 157495; Sez. 4, n. 1966 del 06/12/1966, Incerti, Rv. 104018; Sez. 4 n. 2138 del 05/12/1980, Biagini, Rv. 148018); essa sussiste solo e in tutti quei casi in cui la realizzazione dell'evento stesso o la consumazione della condotta antigiuridica è dovuta all'assoluta ed incolpevole impossibilità dell'agente di uniformarsi al comando, mai quando egli si trovi già in condizioni di illegittimità (Sez 4, n. 8089 del 13/0571982, Galasso, Rv. 155131; Sez. 5, n. 5313 del 26/03/1979, Geiser, Rv. 142213; Sez. 4, n. 1621 del 19/01/1981, Sodano, Rv. 147858; Sez. 4 n. 284 del 18/02/1964, Acchiardi, Rv. 099191). 5.8. Poichè la forza maggiore postula la individuazione di un fatto imponderabile, imprevisto ed imprevedibile, che esula del tutto dalla condotta dell'agente, sì da rendere ineluttabile il verificarsi dell'evento, non potendo ricollegarsi in alcun modo ad un'azione od omissione cosciente e volontaria dell'agente, questa Suprema Corte ha sempre escluso, quando la specifica questione è stata posta, che le difficoltà economiche in cui versa il soggetto agente possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante. (Sez. 3, n. 4529 del 04/12/2007, Cairone, Rv. 238986; Sez. 1, n. 18402 del 05/04/2013, Giro, Rv. 255880; Sez 3, n. 24410 del 05/04/2011, Bolognini, Rv. 250805; Sez. 3, n. 9041 del 18/09/1997, Chiappa, Rv. 209232; Sez. 3, n. 643 del 22/10/1984, Bottura, Rv. 167495; Sez. 3, n. 7779 del 07/05/1984, Anderi, Rv. 165822). 5.9. Costituisce corollario di queste affermazioni il fatto che nei reati omissivi integra la causa di forza maggiore l'assoluta impossibilità, non la semplice difficoltà di porre in essere il comportamento omesso (Sez. 6, n. 10116 del 23/03/1990, Iannone, Rv. 184856). 5.10. Ne consegue che: a) il margine di scelta esclude sempre la forza maggiore perchè non esclude la "suitas" della condotta; b) la mancanza di provvista necessaria all'adempimento dell'obbligazione tributaria penalmente rilevante non può pertanto essere addotta a sostegno della forza maggiore quando sia comunque il frutto di una scelta/politica imprenditoriale volta a fronteggiare una crisi di liquidità; c) non si può invocare la forza maggiore quando l'inadempimento penalmente sanzionato sia stato concausato dai mancati accantonamenti e dal mancato pagamento alla singole scadenze mensili e dunque da una situazione di illegittimità; d) l'inadempimento tributario penalmente rilevante può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all'imprenditore che non ha potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico. 5.11. Alla luce delle considerazioni che precedono, appare in tutta la sua inconsistenza la tesi difensiva. 5.12. Il ricorrente afferma che i mancati accantonamenti risalgono ad epoca precedente alla data di assunzione della legale rappresentanza della cooperativa e rivendica con chiarezza di aver optato per il mancato versamento dell'imposta in base ad una scelta imprenditoriale che gli appartiene, ammettendo, così, la "suitas" della condotta. La consapevolezza dell'attuale stato di dissesto dell'impresa comporta l'accettazione delle relative conseguenze quando, come nel caso in esame, esse siano responsabilmente valutate da chi, subentrando nella carica, dimostra in tal modo di poterne avere il dominio finalistico, anche se si tratta di dissesto imputabile alla precedente gestione. E' lo stesso imputato ad affermare di aver chiesto rassicurazioni alla società controllante, unico debitore della cooperativa, affinchè provvedesse a saldare il conto, ma non ha mai dedotto di essersi attivato, pur avendo a disposizione il lungo periodo che lo separava dalla scadenza del termine per il versamento annuale, per cercare di onorare l'impegno alla scadenza; aldilà delle generiche indicazioni sulla crisi finanziaria dell'impresa e della spiegazione delle relative cause, non risultano allegazioni circa richieste di finanziamenti, avvio di ingiunzioni giudiziarie nei confronti del debitore o altre iniziative per cercare di tamponare la mancanza di liquidità (cfr. in questo senso anche Sez. 3, n. 15176 del 03/04/2014, Iaquinangelo, n.m.; Sez. 3, n. 5467 del 04/02/2014, Mercutello, n.m.). La pura e semplice indicazione di dati macroeconomici dell'impresa non costituisce prova rigorosa della assoluta impossibilità di adempiere derivante da causa a lui non imputabile, essendo peraltro principio incontroverso, nella dottrina e nella giurisprudenza civilistica, che la crisi di liquidità salvo casi eccezionali non manda esente da colpa il debitore pecuniario inadempiente. 6. E' totalmente infondato il terzo motivo di ricorso. 6.1. La Corte territoriale ha ritenuto di non concedere all'imputato il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale di cui all'art. 175 c.p., in considerazione dei suoi numerosi precedenti penali (in considerazione dei quali era stata contestata la recidiva reiterata e infraquinquennale, tuttavia non applicata sin dal primo grado di giudizio). 6.2. Si tratta di motivazione sufficiente e non in contrasto con la concorrente sussistenza delle circostanze attenuanti generiche. 6.3. Ricorda questa Suprema Corte che la concessione del beneficio è rimessa all'apprezzamento discrezionale del giudice sulla base di una valutazione delle circostanze di cui all'art. 133 c.p., senza che sia necessaria una specifica e dettagliata esposizione delle ragioni della decisione (Sez. 3, n. 7608 del 17/11/2009, Ammendola, Rv. 246183) e che l'esistenza di precedenti penali può rilevare ai fini del diniego del beneficio anche quando il giudice, sulla base di una valutazione complessiva del fatto oggetto del giudizio e della personalità dell'imputato, esclude che la reiterazione delle condotte denoti la presenza di uno spessore criminologico tale da giustificare l'applicazione della recidiva (Sez. 6, n. 38780 del 17/06/2014, Morabito, Rv. 260460). 6.4. Peraltro, l'obbligo di motivazione, nella sentenza di appello, del diniego del beneficio della non menzione ricorre solo laddove, con i motivi di impugnazione, siano state dedotte circostanze specifiche che, in base all'art. 133 c.p., legittimino la concessione del beneficio stesso (Sez. 3, n. 3431 del 04/07/2012, Maione, Rv. 254681; Sez. 5, n. 4415 del 05/03/1999, Tedesco, Rv. 213114; Sez. 6, n. 1162 del 22/10/1981, Visentin, Rv. 152040; Sez. 4, n. 10334 del 29/09/1981, Rossi, Rv. 151000), non quando, come nel caso di specie, l'imputato si sia limitato, in sede di appello, a invocare, puramente e semplicemente, il beneficio della non menzione. 7. E' totalmente infondato anche il secondo motivo aggiunto di ricorso con il quale l'imputato invoca l'applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis c.p.. 7.1. Come già affermato da questa Suprema Corte, l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p., ha natura sostanziale ed è applicabile ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28, ivi compresi quelli pendenti in sede di legittimità, nei quali la Corte di cassazione può rilevare di ufficio, ex art. 609 c.p.p., comma 2, la sussistenza delle relative condizioni di applicabilità, fondandosi su quanto emerge dalle risultanze processuali e dalla motivazione della decisione impugnata; in caso di valutazione positiva, deve annullare la sentenza con rinvio al giudice di merito (Sez. 3, n. 15449 del 08/04/2015, Mazzarotto, Rv. 263308; cfr. altresì Sez. 3, n. 21474 del 22/04/2015, Fantoni, Rv. 263693). E' utile evidenziare che in entrambi i casi citati questa Corte ha escluso l'esistenza dei presupposti necessari per la configurabilità della causa di non punibilità, in considerazione dell'entità degli importi non versati all'Erario (Euro 466.953,95 nel primo caso, Euro 151.800,00 nel secondo). 7.2. Nel caso di specie la somma non versata è pari ad Euro 241.701,00, insuscettibile, pertanto, di essere valutata in termini di particolare tenuità. 7.3. Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. 7.4. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, ex art. 616 c.p.p., non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente (C. Cost. sent. 7 - 13 giugno 2000, n. 186), l'onere delle spese del procedimento nonchè del versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che si fissa equitativamente, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di Euro 1.000,00. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende. Così deciso in Roma, il 9 settembre 2015. Depositato in Cancelleria il 29 ottobre 2015

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Omesso versamento IVA: il sequestro per equivalente può essere disposto nei confronti del legale rappresentate solo se risulti impossibile il sequestro nel patrimonio dell'ente
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrante
Omesso versamento IVA: non può essere giustificato con il pagamento dei lavoratori dipendenti
Omesso versamento IVA: non rileva la circostanza che la società attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte al pagamento di debiti ritenuti più urgenti
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità del dolo eventuale
Omesso versamento IVA: sul sgravio e l'annullamento della cartella
Omesso versamento IVA: sulla competenza per territorio dell'ufficio dell'Agenzia delle entrate
Omesso versamento IVA: in tema di dolo
Omesso versamento IVA: ne risponde l'amministratore nominato al momento della scadenza del termine ultimo per versare l'imposta
Omesso versamento IVA: per l'individuazione della competenza per territorio non può farsi riferimento al criterio del domicilio fiscale del contribuente
Omesso versamento IVA: sull'esclusione dei principi della sentenza Taricco
Omesso versamento IVA: la somma da versare in caso di mancato versamento IVA è quella risultante dalla dichiarazione del contribuente
Omesso versamento IVA: sui criteri per la ricostruzione dell'imposta evasa
Omesso versamento IVA: sulla esclusione della colpevolezza per crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla definizione di reati della stessa indole in caso di omesso versamento di ritenute previdenziali
Omesso versamento IVA: non è richiesta l'acquisizione al fascicolo del dibattimento della dichiarazione fiscale del contribuente
Omesso versamento Iva: ne risponde l'amministratore in carica al momento in cui sorge l'obbligo di versamento
Omesso versamento IVA: sul limite massimo dei crediti d'imposta e dei contributi compensabili
Omesso versamento IVA: sul dolo del reato
Omesso versamento IVA : configurabile il concorso con la bancarotta impropria mediante operazioni dolose
Omesso versamento IVA: l’applicazione della confisca è sottratta alla discrezionalità del giudice
Omesso versamento IVA: non sussiste il dolo se l'imprenditore ha richiesto di pagare mediante rateizzazione
Omesso versamento Iva: quando è irrilevante la crisi aziendale ai fini della punibilità
Omesso versamento IVA: va escluso il dolo se l'imprenditore, in caso di crisi, si attivi con una strategia per fronteggiarla
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore di società
Omesso versamento IVA: per accertare il dolo generico va valutata la possibilità di adempiere al pagamento nel termine di legge
Omesso versamento IVA: Il mancato incasso di crediti non esclude il dolo del reato di omesso versamento dell'i.v.a.
Omesso versamento IVA: sull'applicabilità della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p.
Omesso versamento IVA: in caso di nuove soglie di punibilità, vanno revocate anche le condanne definitive
Omesso versamento IVA: il dolo è integrato dalla condotta omissiva posta in essere nella consapevolezza della sua illiceità
Omesso versamento IVA: il superamento della soglia di punibilità è elemento costitutivo
Omesso versamento IVA: imputato assolto poiché aveva dismesso le cariche sociali in ragione dell'intervenuto fallimento
Omesso versamento IVA: non rileva lo stato di crisi finanziaria della precedente gestione se vi era consapevolezza della crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrato
Omesso versamento IVA: in caso di crisi di liquidità, l'imputato deve dimostrare di aver messo in campo misure, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale
Omesso versamento IVA: l'omessa azione di recupero crediti esclude l'esimente della forza maggiore
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale di un cliente non esclude il dolo
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve provare di aver posto in essere tutte le misure idonee a reperire la liquidità necessari per adempiere il proprio debito fiscale
Omesso versamento IVA: sulla formula di assoluzione in caso di mancato superamento della soglia di punibilità
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità giustificasolo se imprevedibile e non altrimenti superabile
Omesso versamento IVA: sull'onere di allegazione in caso di crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: se ha causato il dissesto integra il delitto di causazione del fallimento per effetto di operazioni dolose
Omesso versamento IVA: sempre sequestrabile il denaro nei conti correnti della società
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrato dopo la dichiarazione di imposta
Omesso versamento IVA: in tema di obbligo di motivazione della cartella di pagamento
Omesso versamento IVA: sussiste nell'ipotesi in cui il versamento non venga fatto nel termine dell'anticipo dell'anno successivo
Omesso versamento IVA: sull'onere probatorio in caso di crisi di liquidità d'impresa
Omesso versamento IVA: legittimo il procedimento penale avviato dopo l'applicazione di una sanzione sugli stessi fatti
Omesso versamento IVA: il mancato incasso di crediti non esclude la sussistenza del dolo
Omesso versamento IVA: sono ininfluenti i pagamenti successivi al perfezionamento del reato
Omesso versamento Iva: legittima la nuova soglia di rilevanza penale
Omesso versamento IVA: l'ammissione al concordato preventivo non esclude il reato
Omesso versamento IVA: è sufficiente il consapevole inadempimento dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sull'ordine del Giudice del fallimento di non effettuare pagamenti
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del curatore fallimentare
Omesso versamento IVA: va condannato l'imprenditore che sceglie di pagare altro, in caso di crisi aziendale
Omesso versamento IVA: la qualifica di legale rappresentante di società si acquisisce con l'atto di conferimento della nomina
Omesso versamento IVA: sull'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto
Omesso versamento IVA: il nuovo ravvedimento operoso previsto dall'art. 23 d.l. n. 34 del 2023 non può trovare applicazione retroattiva
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità dell'esimente della forza maggiore
Omesso versamento IVA: in tema di IVA all'importazione
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale non esclude la sussistenza del dolo
Omesso versamento IVA: sulla "crisi di liquidità" dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza della crisi d'impresa
Omesso versamento Iva, per il superamento della soglia di punibilità non rilevano gli interessi dovuti per il versamento trimestrale
Omesso versamento IVA: sull'assoluta impossibilità di adempiere il debito erariale
Omesso versamento IVA: la colpevolezza del contribuente non è esclusa dalla crisi di liquidità del debitore alla scadenza del termine fissato per il pagamento
Omesso versamento IVA: in caso di crisi di liquidità se l'imprenditore preferisce adempiere ad altre obbligazioni non sussiste la forza maggiore
Omesso versamento IVA: il ravvedimento operoso non è condizione per il patteggiamento
Omesso versamento IVA: in tema di variazione dell'imponibile in senso favorevole al contribuente
Omesso versamento IVA: sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p.
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità non esclude la responsabilità
Omesso versamento IVA: irrilevante la crisi di liquidità, anche se imponente
Omesso versamento di IVA: sulla causa di non punibilità della "particolare tenuità del fatto", prevista dall'art. 131-bis c.p.
Omesso versamento IVA: integra causa di forza maggiore l’assoluta impossibilità di scelta e non la semplice difficoltà
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità dell’amministratore subentrante
Omesso versamento IVA: l'imposta dovuta è quella risultante dalla dichiarazione annuale del contribuente
Omesso versamento IVA: la particolare tenuità del fatto non si applica se l’ammontare non pagato supera più del doppio quello fissato per legge
Omesso versamento IVA: è di natura omissiva e istantanea
Omesso versamento IVA: per profitto del reato di si intende la disponibilità liquida giacente sul conto
Omesso versamento IVA: quando la crisi di liquidità ha efficacia esimente
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale dei propri clienti non esclude il dolo
Omesso versamento Iva: sulla non punibilità per crisi finanziaria dell'impresa
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve dimostrare di avere adottat tutte le misure idonee a scongiurare la crisi
Omesso versamento IVA: sull'ammissione al concordato con pagamento parziale dell'imposta
Omesso versamento IVA: sulla determinazione della competenza per territorio
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza della presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo
Omesso versamento IVA: gli Stati membri non possono avviare procedimenti se nei confronti del soggetto è già stata emessa sanzione amministrativa
Omesso versamento IVA: non può essere giustificato, ai sensi dell'art. 51 c.p., dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti
Omesso versamento IVA: è sempre escluso che le difficoltà economiche possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante
Omesso versamento IVA: sulla competenza per territorio
Omesso versamento IVA: è necessaria la prova che non sia stato altrimenti possibile reperire le risorse necessarie per il puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie
Omesso versamento IVA: sui casi di applicabilità del regime di "IVA per cassa"
Omesso versamento IVA: l'oggettiva impossibilità di adempiere rileva solo se dovuta a causa di forza maggiore
Omesso versamento IVA: sull'abolizione parziale del reato
Omesso versamento IVA: non sussiste se il pagamento dei crediti anteriori era stato vietato dal tribunale
Omesso versamento IVA: sull’accordo per la rateizzazione del debito tributario
Omesso versamento IVA: sulla crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza dell'inadempimento dei clienti
Omesso versamento IVA: prevede una condotta mista, con una componente commissiva ed una omissiva
Omesso versamento IVA: questioni intertemporali
Omesso versamento IVA: l'elevazione di un terzo dei termini di prescrizione non si applica ai reati ex artt. 10-ter e 11 del D.lgs. n. 74/2000

Omesso versamento IVA: sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p.

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