top of page

Cassazione Penale

Cassazione penale sez. III, 28/03/2018, n.46684

La massima

Nei reati omissivi tributari, l'imputato può invocare la assoluta impossibilità di adempiere il debito di imposta, quale causa di esclusione della responsabilità penale, a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti sia il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l'azienda, sia l'aspetto della impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità tramite il ricorso a misure idonee da valutarsi in concreto.

La sentenza integrale

RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza del 7 giugno 2017, la Corte d'appello di Milano, decidendo il gravame proposto da P.R., ha confermato - riducendo la pena per la concessione delle circostanze attenuanti generiche e sospendendola alle condizioni di legge - la sentenza emessa con rito abbreviato che lo aveva ritenuto responsabile del reato di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10 ter, per aver omesso il versamento dell'IVA, nell'anno d'imposta 2011, per la società cooperativa di cui era legale rappresentante. 2. Avverso la sentenza di appello, ha proposto ricorso il difensore dell'imputato, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione ai sensi dell'art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1. 3. Con il primo motivo vengono dedotti i vizi di cui all'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), in relazione alla violazione dell'art. 45 c.p., per non essere stata riconosciuta la sussistenza della causa della forza maggiore o dell'inesigibilità della condotta in relazione all'assoluta impossibilità del ricorrente di adempiere al debito d'imposta per la crisi in cui versava l'impresa. In particolare, avrebbe errato la Corte territoriale nel negare l'invocata fattispecie, avendo l'imputato utilizzato le risorse disponibili per pagare gli stipendi ai soci lavoratori, in adempimento di crediti privilegiati a cui sono posteregati quelli erariali e contributivi, pena, tra l'altro, la commissione del reato di bancarotta preferenziale. Sarebbe peraltro illogica la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui addebita all'imputato di non aver allegato una strategia organizzativa volta a fronteggiare la crisi d'impresa e, in particolare, a reperire risorse, nel contempo affermando che le risorse aziendali erano scarse e che il patrimonio personale dell'imputato non era di fatto capiente. 4. Con il secondo motivo si deducono l'inosservanza dell'art. 649 c.p.p., dell'art. 4, Protocollo n. 7 C.E.D.U. e dell'art. 50 della Carte dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, nonchè il vizio di motivazione, per essere stato violato il divieto di un secondo giudizio per il medesimo fatto, sul rilievo che per le medesime omissioni del versamento dell'IVA l'Agenzia delle Entrate aveva già irrogato una sanzione amministrativa, divenuta definitiva prima del giudizio penale. Con motivazione illogica la Corte avrebbe peraltro negato la sussistenza dell'invocato bis in idem sul rilievo che difetterebbe l'identità soggettiva tra i destinatari delle due sanzioni, ignorando le allegazioni difensive circa la solidarietà - stabilita dalle disposizioni di legge richiamate in ricorso - tra l'ente ed il suo legale rappresentante quanto al pagamento delle sanzioni amministrative, identità vieppiù ravvisabile, nel caso di specie, essendo l'imputato socio lavoratore della cooperativa da lui amministrata. In via alternativa rispetto al richiesto annullamento della sentenza impugnata per i suddetti motivi, il ricorrente eccepisce l'illegittimità costituzionale dell'art. 649 c.p.p., D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter, e D.Lgs. n. 472 del 1977, art. 13, in relazione agli artt. 10,11 e 117 Cost., per violazione dell'art. 4, Protocollo n. 7 C.E.D.U., nella parte in cui non prevedono l'applicazione del principio del ne bis in idem rispetto a procedimenti amministrativi la cui sanzione ha natura penale sostanziale afferenti al medesimo fatto storico oggetto del procedimento penale per contestata violazione del D.Lgs. 74 del 2000, art. 10 ter. 5. Con il terzo motivo si deduce l'inosservanza dell'art. 133 c.p., per l'eccessività della pena inflitta, fissata nel triplo del minimo edittale senza tener conto della condizione di mero socio lavoratore dell'imputato. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso non è fondato e dev'essere respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Deve in primo luogo osservarsi come non sussista la dedotta violazione dell'art. 45 c.p., poichè la situazione rappresentata dal ricorrente - peraltro adeguatamente vagliata dai giudici di merito - non integra gli estremi della forza maggiore, giusta il consolidato principio secondo cui, in tema di reati fiscali omissivi, l'inadempimento della obbligazione tributaria può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all'imprenditore che non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico (Sez. 3, n. 8352 del 24/06/2014, dep. 2015, Schirosi, Rv. 263128). In detta sentenza questa Corte ha escluso che potesse essere ascrivibile a forza maggiore la mancanza della provvista necessaria all'adempimento dell'obbligazione tributaria per effetto di una scelta di politica imprenditoriale volta a fronteggiare una crisi di liquidità. In particolare, nella motivazione della citata decisione - che richiama numerosi precedenti conformi e che il Collegio integralmente condivide - si legge che "la forza maggiore postula la individuazione di un fatto imponderabile, imprevisto ed imprevedibile, che esula del tutto dalla condotta dell'agente, sì da rendere ineluttabile il verificarsi dell'evento, non potendo ricollegarsi in alcun modo ad un'azione od omissione cosciente e volontaria dell'agente", sicchè questa Suprema Corte "ha sempre escluso, quando la specifica questione è stata posta, che le difficoltà economiche in cui versa il soggetto agente possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante (Sez. 3, n. 4529 del 04/12/2007, Cairone, Rv. 238986; Sez. 1, n. 18402 del 05/04/2013, Giro, Rv. 255880; Sez 3, n. 24410 del 05/04/2011, Bolognini, Rv. 250805; Sez. 3, n. 9041 del 18/09/1997, Chiappa, Rv. 209232; Sez. 3, n. 643 del 22/10/1984, Bottura, Rv. 167495; Sez. 3, n. 7779 del 07/05/1984, Anderi, Rv. 165822). 5.20.Costituisce corollario di queste affermazioni il fatto che nei reati omissivi integra la causa di forza maggiore l'assoluta impossibilità, non la semplice difficoltà di porre in essere il comportamento omesso (Sez. 6, n. 10116 del 23/03/1990, Iannone, Rv. 184856). 5.21. Ne consegue che: a) il margine di scelta esclude sempre la forza maggiore perchè non esclude la suitas della condotta; b) la mancanza di provvista necessaria all'adempimento dell'obbligazione tributaria penalmente rilevante non può pertanto essere addotta a sostegno della forza maggiore,quando sia comunque il frutto di una scelta/politica imprenditoriale volta a fronteggiare una crisi di liquidità; c) non si può invocare la forza maggiore quando l'inadempimento penalmente sanzionato sia stato concausato dal mancato pagamento alla singole scadenze mensili e dunque da una situazione di illegittimità; d) l'inadempimento tributario penalmente rilevante può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all'imprenditore che non ha potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico" (Sez. 3, n. 8352 del 24/06/2014, dep. 2015, Schirosi). 1.1. La Corte territoriale ha non illogicamente rilevato - condividendo le analitiche osservazioni fatte sul punto dal giudice di primo grado - che il quadro ricavabile dai bilanci della società prodotti dal ricorrente evidenziava come negli anni di rifermento (il 2011, anno in cui si è accumulato il debito IVA, e il 2012, alla fine del quale scadeva il termine per il pagamento dell'imposta) fossero affluite nelle casse della società significative risorse, ma che erano stati privilegiati pagamenti diversi dalle obbligazioni tributarie. In particolare, proprio nell'anno 2012 - hanno osservato i giudici di merito - i debiti della società, rispetto all'anno precedente, si erano complessivamente ridotti: da circa due milioni di Euro a circa 300.000 Euro quelli verso fornitori, mentre quelli tributari erano di circa un milione di Euro (circa 200.000 Euro, si rileva dal prospetto allegato in ricorso, erano i debiti di altra natura al 31.12.2012). Si trattò, dunque, di una scelta di politica imprenditoriale che privilegiò il pagamento di debiti diversi da quelli tributarie che non consente - giusta i principi sopra richiamati - di ravvisare gli estremi della forza maggiore. Il ricorrente, del resto, non contesta specificamente quei rilievi o i dati di bilancio posti a base del ragionamento, e ammette essere state utilizzate le risorse della società per pagare debiti diversi, in particolare - si deduce - gli stipendi dei soci lavoratori della cooperativa. Proprio in ciò - si allega ancora starebbe la causa di forza maggiore, o di inesigibilità della condotta, posto che l'art. 2777 cod. civ., nell'indicare il regime di privilegio dei crediti, antepone quelli per retribuzione a quelli erariali e contributivi, indicati nel successivo art. 2778 c.c.. 1.3. Il rilievo da ultimo riportato - osserva il Collegio - è generico e comunque infondato per diverse ragioni. In primo luogo, dai bilanci prodotti non si deduce - e, anzi, lo si può ragionevolmente escludere, secondo l'id quod plerumque accidit - che la voce di bilancio "debiti v/ fornitori" comprenda soltanto i debiti nei confronti dei soci lavoratori, sicchè non può ritenersi che il ricorrente abbia utilizzato le risorse per pagare soltanto gli stipendi, piuttosto che gli altri beni e servizi necessari per l'esercizio dell'impresa. In secondo luogo, non è pertinente il richiamo all'ordine dei privilegi perchè - com'è noto - questi vengono in rilievo soltanto laddove si tratti di far valere la responsabilità patrimoniale del debitore in una procedura esecutiva concorsuale (o individuale con l'intervento di altri creditori) e non possono evidentemente essere invocati per legittimare l'inadempimento di talune tipologie di obbligazioni a scapito di altre al di fuori di tale contesto procedurale, contesto che non risulta essere stato attuale al momento di consumazione del reato. Si aggiunga che gli artt. 2777 e 2778 c.c., invocati dal ricorrente, stabiliscono l'ordine dei privilegi sui beni mobili (nell'ambito dei quali è corretta la posteregazione dei crediti tributari rispetto a quelli di lavoro), ma non riguardano invece il privilegio generale sui beni immobili, che, a norma dell'art. 2780 c.c., n. 4, vede invece preferito il credito IVA di rivalsa. Manifestamente infondato, poi, è il rilievo secondo cui il pagamento del debito contributivo oggetto di contestazione avrebbe potuto generare responsabilità penale per il reato di bancarotta preferenziale: al di là del fatto che non è provato che alla data del 27 dicembre 2012 vi fosse una situazione conclamata di insolvenza (e neppure risulta che la società sia stata successivamente dichiarata fallita), basti osservare come il reato di cui all'art. 216, terzo comma, legge fall. richieda il dolo specifico di favorire taluno dei creditori in danno di altri (Sez. 5, n. 673 del 21/11/2013, dep. 2014, Lippi, Rv. 257963; Sez. 5, n. 592 del 04/10/2013, dep. 2014, De Florio, Rv. 258713), ciò che certamente non ricorre laddove l'imprenditore adempia ad un'obbligazione tributaria la cui omissione sia penalmente sanzionata. 1.4. Da ultimo, osserva il Collegio come non possa neppure condividersi nei generali, e generici, termini esposti in ricorso - l'affermazione secondo cui "la necessità di pagare i dipendenti risulta evidente anche perchè, in caso contrario, ne deriverebbe,i1 blocco dell'attività imprenditoriale; con conseguenze irrimediabili sulla vita dell'impresa e, dunque, sulla stessa possibilità di pagare i tributi e gli altri creditori". Se non altrimenti circoscritta, questa eventualità finirebbe di fatti col risolversi, in tutti i casi di scarsa remuneratività (ovvero di insufficiente liquidità o capitalizzazione), nel giustificare la prosecuzione in perdita di attività d'impresa che resterebbero sul mercato, con grave lesione delle regole di concorrenza, soltanto grazie al mancato pagamento delle imposte. Proprio per le società cooperative di lavoro come quella amministrata dall'imputato - che non hanno quale fine la produzione di utili - un tale meccanismo si potrebbe paradossalmente risolvere nel garantire ai soci la remunerazione dell'attività lavorativa (vale a dire il soddisfacimento dello scopo mutualistico che costituisce causa del contratto di società) in un regime di sostanziale evasione fiscale. Nel respingere questa prospettazione, i giudici di merito hanno peraltro rettamente applicato il principio secondo cui, nei reati omissivi tributari, l'imputato può invocare la assoluta impossibilità di adempiere il debito di imposta, quale causa di esclusione della responsabilità penale, a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti sia il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l'azienda, sia l'aspetto della impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità tramite il ricorso a misure idonee da valutarsi in concreto (Sez. 3, n. 20266 del 08/04/2014, Zanchi, Rv. 259190, che ha considerato irrilevante la mancata riscossione di crediti osservando che l'inadempimento dei clienti rientra nel normale rischio di impresa). La sentenza impugnata ha al proposito osservato che la società fu gestita dall'imputato per diversi anni e che - non essendo peraltro stata allegata alcuna seria strategia organizzativa per fronteggiare la condizione di crisi - egli aveva semplicemente deciso di non destinare le pur scarse (ma sufficienti) risorse di liquidità per onorare i debiti tributari, nè di impiegare a tal fine i suoi beni personali. Che questi non avesse un patrimonio personale sufficiente a consentirgli di intervenire per pagare i debiti - circostanza allegata dalla difesa e che la Corte valorizza al diverso fine di non sostituire la pena detentiva inflitta con quella pecuniaria (questione che non viene sollevata in questa sede e che peraltro andava disattesa per mere ragioni di diritto, non essendo sostituibile con la pena pecuniaria una pena detentiva superiore a sei mesi) - è aspetto marginale nell'economia della motivazione, sicchè non vale ad inficiare la tenuta della stessa, ciò che può avvenire soltanto quando l'errore accertato sia idoneo a disarticolare l'intero ragionamento probatorio, rendendo illogica la motivazione per la essenziale forza dimostrativa del dato processuale/probatorio travisato od omesso (Sez. 6, n. 5146/2015 del 16/01/2014, Del Gaudio e a., Rv. 258774). 2. Parimenti infondato è il secondo motivo. Nel respingere l'identica doglianza proposta col gravame - peraltro esaminata e motivatamente disattesa già dal tribunale - la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione dei principi di diritto affermati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di ne bis in idem processuale. Di fatti, è preclusa la deducibilità della violazione del divieto di bis in idem in conseguenza della irrogazione di una sanzione formalmente amministrativa, ma della quale venga riconosciuta la natura "sostanzialmente penale" - secondo l'interpretazione dell'art. 4 Protocollo n. 7 C.E.D.U. data dalle decisioni emesse dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo nelle cause "Grande Stevens e altri contro Italia" del 4 marzo 2014, e "Nykanen contro Finlandia" del 20 maggio 2014 - quando la prima sanzione sia stata inflitta ad un soggetto giuridico diverso da quello al quale sia stata ascritta, nel successivo procedimento penale, la violazione costituente reato, non potendosi ritenere, in tal caso, che il fatto sia corrispondente sotto il profilo storico-naturalistico a quello oggetto di sanzione penale (Sez. 3, n. 24309 del 19/01/2017, Bernardoni, Rv. 270515, fattispecie relativa all'irrogazione di una sanzione amministrativo-tributaria nei confronti di due società, delle quali l'imputato del reato D.Lgs. n. 74 del 2000, ex art. 10 ter, era legale rappresentante). Non vale richiamare la responsabilità solidale prevista ex lege per il legale rappresentante dell'ente per il pagamento delle sanzioni amministrative a quest'ultimo inflitte per le omissioni di versamento dell'IVA, poichè - come osserva la sentenza di primo grado - la cartella esattoriale ad esse relativa è stata emessa soltanto nei confronti della società. Non è stata data prova in processo del fatto che vi sia stato anche soltanto un procedimento amministrativo per far valere la responsabilità solidale in parola nei confronti dell'odierno imputato. Non risulta, dunque, che questi sia stato sottoposto a procedimento sanzionatorio - diverso dall'odierno procedimento penale - con riguardo ai medesimi fatti qui scrutinati e, se questo dovesse accadere laddove l'Agenzia delle Entrate decidesse di far valere nei suoi confronti la responsabilità solidale prevista dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 11, comma 1, l'imputato potrebbe semmai opporre in quella sede la ritenuta violazione del bis in idem processuale. Per questa ragione non è rilevante nella specie la questione di legittimità costituzionale sollevata in ricorso, avendo peraltro la Corte di giustizia dell'Unione Europea - pronunciandosi su un rinvio pregiudiziale disposto dal giudice penale italiano in un caso analogo - affermato il principio secondo cui l'art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (che detta una previsione sovrapponibile a quella contenuta nell'art. 4, Protocollo n. 7 alla C.E.D.U., disposizione che la Corte di giustizia, nel caso in esame, ha tuttavia ritenuto di non dover espressamente esaminare in quanto non ancora formalmente integrata nell'ordinamento giuridico dell'Unione), "deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che consente di avviare procedimenti penali per omesso versamento dell'IVA dopo l'irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i medesimi fatti, qualora tale sanzione sia stata inflitta ad una società dotata di personalità giuridica, mentre detti procedimenti penali sono stati avviati nei confronti di una persona fisica" (Corte giust. U.E., 5 aprile 2017, Orsi e Baldetti, nella quale si dà atto che "i diritti fondamentali riconosciuti dalla CEDU fanno parte del diritto dell'Unione in quanto principi generali e E...) l'articolo 52, paragrafo 3, della Carta prevede che i diritti in essa contemplati corrispondenti a quelli garantiti dalla CEDU hanno lo stesso significato e la stessa portata di quelli loro conferiti dalla suddetta convenzione"). 3. Quanto al terzo motivo, lo stesso è inammissibile posto che la determinazione della pena tra il minimo ed il massimo edittale rientra tra i poteri discrezionali del giudice di merito (Sez. 4, n. 21294 del 20/03/2013, Serratore, Rv. 256197), sicchè può essere censurata in sede di legittimità soltanto sul piano del soddisfacimento dell'obbligo di motivazione, per assolvere il quale è sufficiente che il giudice dia conto dell'impiego dei criteri di cui all'art. 133 c.p., con espressioni del tipo: "pena congrua", "pena equa" o "congruo aumento", come pure con il richiamo alla gravità del reato o alla capacità a delinquere, essendo, invece, necessaria una specifica e dettagliata spiegazione del ragionamento seguito soltanto quando la pena sia di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale (Sez. 2, n. 36104 del 27/04/2017, Mastro e a., Rv. 271243), ciò che nella specie non è, essendo superiore di soli tre mesi di reclusione alla misura media. Il ricorrente, peraltro, deduce soltanto il vizio di violazione di legge e non anche quello di motivazione e - in ogni caso - la Corte d'appello ha ritenuto congrua la pena base indicata in primo grado in base al rilevante importo dell'IVA non versata, così sostanzialmente richiamando il criterio della gravità del reato di cui all'art. 133 c.p., comma 1, n. 2, valorizzando le particolari connotazioni soggettive dell'imputato (l'incensuratezza e la veste di socio-lavoratore), per concedere, nella massima estensione, le circostanze attenuanti generiche che erano state invece negate in primo grado. Detta valutazione, peraltro, è legittima e non è contraddittoria, in quanto non sussiste un rapporto di necessaria interdipendenza tra le due statuizioni, le quali - pur richiamandosi entrambe astrattamente ai criteri fissati dall'art. 133 c.p. - si fondano su presupposti diversi. Ne consegue che l'applicazione delle attenuanti generiche non implica necessariamente un giudizio di non gravità del fatto reato (Sez. 5, n. 12049 del 16/12/2009, dep. 2010, Migliazza, Rv. 246887). Anzi, in altre occasioni si è statuito che tra gli elementi di valutazione che il giudice può utilizzare ai fini dell'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche di cui all'art. 62 bis c.p., si pongono anche quelli relativi alla gravità del reato e alla capacità a delinquere del reo indicati dall'art. 133 c.p., con il solo limite che una stessa circostanza specifica non può essere valutata due volte. Ne consegue che legittimamente il giudice può determinare la pena, tenendo distinta la valutazione della gravità del reato, eseguita considerando l'aspetto oggettivo della condotta criminosa, da quella concernente il riconoscimento delle attenuanti generiche (Sez. 6, n. 20818 del 23/01/2002, Bala, Rv. 222020). P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Così deciso in Roma, il 28 marzo 2018. Depositato in Cancelleria il 15 ottobre 2018

Altre sentenze sul tema

Omesso versamento di ritenute: presenta una componente omissiva ed una precedente componente commissiva
Omesso versamento di IVA: sulla crisi di liquidità dell'impresa e forza maggiore idonea ad escludere la colpevolezza
Omesso versamento dell'IVA: sulla condotta dolosa o consapevole del cessionario
Omesso versamento di IVA: differenze con il reato di omesso versamento di ritenute
Omesso versamento dell'Iva: competenza per territorio e domicilio fiscale del contribuente
Omesso versamento di IVA: irrilevante la presentazione di domanda di ammissione al concordato preventivo
Omesso versamento debito IVA: non può disporsi il sequestro se il debitore è stato ammesso al concordato con pagamento dilazionato dell'imposta
Omesso versamento dell'IVA: l'imposta dovuta va valutata sulla base della dichiarazione annuale
Omesso versamento dell'Iva: il contribuente non può dedurre il mancato pagamento della fattura
Omesso versamento di IVA: sulla crisi di liquidità del debitore
Omesso versamento IVA: il curatore fallimentare non può proporre opposizione al sequestro neppure agendo in rappresentanza dei creditori
Omesso versamento IVA: sull'ammissione alla procedura di concordato
Omesso versamento IVA: sul momento consumativo
Omesso versamento IVA: sull'interesse ad impugnare per ottenere assoluzione con formula piena
Omesso versamento IVA: è richiesto il dolo generico e non rilevano i motivi della scelta dell'agente di non versare il tributo
Omesso versamento IVA: si ha particolare tenuità solo se l'omissione riguarda una somma prossima alla soglia di punibilità
Omesso versamento IVA: la mancata riscossione di crediti non costituisce circostanza idonea ad escludere il dolo
Omesso versamento IVA: ininfluente la presentazione di domanda di ammissione al concordato preventivo
Omesso versamento IVA: sul valore scriminante della domanda di concordato preventivo
Omesso versamento IVA: il liquidatore subentrato risponde per gli omessi versamenti
Omesso versamento IVA: differenze con il delitto di omesso versamento di ritenute dovute o certificate di cui all'art. 10 bis del d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74
Omesso versamento IVA: in tema di competenza per territorio, non può farsi riferimento al criterio del domicilio fiscale del contribuente
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve preferire il pagamento dei tributi rispetto alla retribuzione dei dipendenti
Omesso versamento IVA: in tema di crisi di liquidità, l'imputato deve provare di avere adottato misure idonee a fronteggiarla
Omesso versamento IVA: sulla delega a operare rilasciata dal titolare di un conto corrente all'indagato
Omesso versamento IVA: il debito deve risultare da dichiarazione del contribuente
Omesso versamento IVA: sulla prova del dolo
Omesso versamento IVA: Prescrizione del reato di evasione dell'Iva
Omesso versamento IVA: la crisi economica dell'azienda come scriminante
Omesso versamento IVA: in tema di non corrispondenza tra debito dichiarato e contabilità dell'impresa
Omesso versamento IVA: ne risponde l'imprenditore che incassa le somme ma non le accantona usandole per autofinanziamento
Omesso versamento IVA: annullamento senza rinvio
Omesso versamento IVA: sul limite massimo annuale di compensazione tra crediti Iva e debiti relativi ad altre imposte
Omesso versamento IVA: infondata q.l.c. dell'art. 10 bis d.lg. n. 74 del 2000 per violazione dell'art. 3 cost. e per disparità di trattamento con l'art. 10 ter d.lg. n. 74 del 2000
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità del reato
Omesso versamento IVA: assoluzione
Omesso versamento IVA: non esiste rapporto di specialità con il reato di truffa aggravata
Omesso versamento IVA: va assolto l'imputato se prima della scadenza per il versamento è ammesso al concordato preventivo
Omesso versamento IVA: sulla preclusione al patteggiamento per mancata estinzione del debito tributario
Omesso versamento IVA: sulla particolare tenuità del fatto
Omesso versamento IVA: quando la crisi finanziaria e di liquidità integra l’esimente per la mancanza di dolo
Omesso versamento IVA: sulle differenze con il reato di ritenute dovute o certificate di cui all'art. 10-bis del d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74
Omesso versamento IVA: la mancata riscossione delle fatture emesse comporta la mancanza del dolo generico nel reato
Omesso versamento IVA: il contribuente deve dimostrare l'inattendibilità della compilazione del quadro VL
Omesso versamento IVA: sulla scriminante della crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: l'imprenditore non può dedurre il mancato pagamento della fattura né lo sconto bancario della fattura
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità del contribuente non può essere invocata quale causa di forza maggiore quando rappresenti una concausa dell'omesso versamento del tributo unitamente al comportamento illegittimo del contribuente
Omesso versamento Iva: va riconosciuta una causa di esclusione dell'elemento soggettivo del reato in caso di difficoltà o crisi finanziaria dell'impresa
Omesso versamento IVA: la presentazione della domanda di concordato non esclude la punibilità tributaria
Omesso versamento IVA: in tema di compensazione, in tutto o in parte, delle eccedenze di credito
Omesso versamento IVA: sui doveri dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sull'adempimento del debito tributario prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado
Omesso versamento IVA: sulla formula assolutoria da utilizzare in ipotesi di mancata integrazione della soglia di punibilità
Omesso versamento Iva: sulla non punibilità per crisi economica
Omesso versamento IVA: sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto
Omesso versamento IVA: sulla compatibilità tra infedele dichiarazione e omesso versamento
Omesso versamento IVA: sull'interruzione della prescrizione
Omesso versamento IVA: il sequestro per equivalente può essere disposto nei confronti del legale rappresentate solo se risulti impossibile il sequestro nel patrimonio dell'ente
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrante
Omesso versamento IVA: non può essere giustificato con il pagamento dei lavoratori dipendenti
Omesso versamento IVA: non rileva la circostanza che la società attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte al pagamento di debiti ritenuti più urgenti
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità del dolo eventuale
Omesso versamento IVA: sul sgravio e l'annullamento della cartella
Omesso versamento IVA: sulla competenza per territorio dell'ufficio dell'Agenzia delle entrate
Omesso versamento IVA: in tema di dolo
Omesso versamento IVA: ne risponde l'amministratore nominato al momento della scadenza del termine ultimo per versare l'imposta
Omesso versamento IVA: per l'individuazione della competenza per territorio non può farsi riferimento al criterio del domicilio fiscale del contribuente
Omesso versamento IVA: sull'esclusione dei principi della sentenza Taricco
Omesso versamento IVA: la somma da versare in caso di mancato versamento IVA è quella risultante dalla dichiarazione del contribuente
Omesso versamento IVA: sui criteri per la ricostruzione dell'imposta evasa
Omesso versamento IVA: sulla esclusione della colpevolezza per crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla definizione di reati della stessa indole in caso di omesso versamento di ritenute previdenziali
Omesso versamento IVA: non è richiesta l'acquisizione al fascicolo del dibattimento della dichiarazione fiscale del contribuente
Omesso versamento Iva: ne risponde l'amministratore in carica al momento in cui sorge l'obbligo di versamento
Omesso versamento IVA: sul limite massimo dei crediti d'imposta e dei contributi compensabili
Omesso versamento IVA: sul dolo del reato
Omesso versamento IVA : configurabile il concorso con la bancarotta impropria mediante operazioni dolose
Omesso versamento IVA: l’applicazione della confisca è sottratta alla discrezionalità del giudice
Omesso versamento IVA: non sussiste il dolo se l'imprenditore ha richiesto di pagare mediante rateizzazione
Omesso versamento Iva: quando è irrilevante la crisi aziendale ai fini della punibilità
Omesso versamento IVA: va escluso il dolo se l'imprenditore, in caso di crisi, si attivi con una strategia per fronteggiarla
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore di società
Omesso versamento IVA: per accertare il dolo generico va valutata la possibilità di adempiere al pagamento nel termine di legge
Omesso versamento IVA: Il mancato incasso di crediti non esclude il dolo del reato di omesso versamento dell'i.v.a.
Omesso versamento IVA: sull'applicabilità della causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis c.p.
Omesso versamento IVA: in caso di nuove soglie di punibilità, vanno revocate anche le condanne definitive
Omesso versamento IVA: il dolo è integrato dalla condotta omissiva posta in essere nella consapevolezza della sua illiceità
Omesso versamento IVA: il superamento della soglia di punibilità è elemento costitutivo
Omesso versamento IVA: imputato assolto poiché aveva dismesso le cariche sociali in ragione dell'intervenuto fallimento
Omesso versamento IVA: non rileva lo stato di crisi finanziaria della precedente gestione se vi era consapevolezza della crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrato
Omesso versamento IVA: in caso di crisi di liquidità, l'imputato deve dimostrare di aver messo in campo misure, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale
Omesso versamento IVA: l'omessa azione di recupero crediti esclude l'esimente della forza maggiore
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale di un cliente non esclude il dolo
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve provare di aver posto in essere tutte le misure idonee a reperire la liquidità necessari per adempiere il proprio debito fiscale
Omesso versamento IVA: sulla formula di assoluzione in caso di mancato superamento della soglia di punibilità
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità giustificasolo se imprevedibile e non altrimenti superabile
Omesso versamento IVA: sull'onere di allegazione in caso di crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: se ha causato il dissesto integra il delitto di causazione del fallimento per effetto di operazioni dolose
Omesso versamento IVA: sempre sequestrabile il denaro nei conti correnti della società
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del liquidatore subentrato dopo la dichiarazione di imposta
Omesso versamento IVA: in tema di obbligo di motivazione della cartella di pagamento
Omesso versamento IVA: sussiste nell'ipotesi in cui il versamento non venga fatto nel termine dell'anticipo dell'anno successivo
Omesso versamento IVA: sull'onere probatorio in caso di crisi di liquidità d'impresa
Omesso versamento IVA: legittimo il procedimento penale avviato dopo l'applicazione di una sanzione sugli stessi fatti
Omesso versamento IVA: il mancato incasso di crediti non esclude la sussistenza del dolo
Omesso versamento IVA: sono ininfluenti i pagamenti successivi al perfezionamento del reato
Omesso versamento Iva: legittima la nuova soglia di rilevanza penale
Omesso versamento IVA: l'ammissione al concordato preventivo non esclude il reato
Omesso versamento IVA: è sufficiente il consapevole inadempimento dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sull'ordine del Giudice del fallimento di non effettuare pagamenti
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità del curatore fallimentare
Omesso versamento IVA: va condannato l'imprenditore che sceglie di pagare altro, in caso di crisi aziendale
Omesso versamento IVA: la qualifica di legale rappresentante di società si acquisisce con l'atto di conferimento della nomina
Omesso versamento IVA: sull'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto
Omesso versamento IVA: il nuovo ravvedimento operoso previsto dall'art. 23 d.l. n. 34 del 2023 non può trovare applicazione retroattiva
Omesso versamento IVA: sulla configurabilità dell'esimente della forza maggiore
Omesso versamento IVA: in tema di IVA all'importazione
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale non esclude la sussistenza del dolo
Omesso versamento IVA: sulla "crisi di liquidità" dell'imprenditore
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza della crisi d'impresa
Omesso versamento Iva, per il superamento della soglia di punibilità non rilevano gli interessi dovuti per il versamento trimestrale
Omesso versamento IVA: sull'assoluta impossibilità di adempiere il debito erariale
Omesso versamento IVA: la colpevolezza del contribuente non è esclusa dalla crisi di liquidità del debitore alla scadenza del termine fissato per il pagamento
Omesso versamento IVA: in caso di crisi di liquidità se l'imprenditore preferisce adempiere ad altre obbligazioni non sussiste la forza maggiore
Omesso versamento IVA: il ravvedimento operoso non è condizione per il patteggiamento
Omesso versamento IVA: in tema di variazione dell'imponibile in senso favorevole al contribuente
Omesso versamento IVA: sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all'art. 131 bis c.p.
Omesso versamento IVA: la crisi di liquidità non esclude la responsabilità
Omesso versamento IVA: irrilevante la crisi di liquidità, anche se imponente
Omesso versamento di IVA: sulla causa di non punibilità della "particolare tenuità del fatto", prevista dall'art. 131-bis c.p.
Omesso versamento IVA: integra causa di forza maggiore l’assoluta impossibilità di scelta e non la semplice difficoltà
Omesso versamento IVA: sulla responsabilità dell’amministratore subentrante
Omesso versamento IVA: l'imposta dovuta è quella risultante dalla dichiarazione annuale del contribuente
Omesso versamento IVA: la particolare tenuità del fatto non si applica se l’ammontare non pagato supera più del doppio quello fissato per legge
Omesso versamento IVA: è di natura omissiva e istantanea
Omesso versamento IVA: per profitto del reato di si intende la disponibilità liquida giacente sul conto
Omesso versamento IVA: quando la crisi di liquidità ha efficacia esimente
Omesso versamento IVA: il mancato incasso per inadempimento contrattuale dei propri clienti non esclude il dolo
Omesso versamento Iva: sulla non punibilità per crisi finanziaria dell'impresa
Omesso versamento IVA: l'imprenditore deve dimostrare di avere adottat tutte le misure idonee a scongiurare la crisi
Omesso versamento IVA: sull'ammissione al concordato con pagamento parziale dell'imposta
Omesso versamento IVA: sulla determinazione della competenza per territorio
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza della presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo
Omesso versamento IVA: gli Stati membri non possono avviare procedimenti se nei confronti del soggetto è già stata emessa sanzione amministrativa
Omesso versamento IVA: non può essere giustificato, ai sensi dell'art. 51 c.p., dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti
Omesso versamento IVA: è sempre escluso che le difficoltà economiche possano integrare la forza maggiore penalmente rilevante
Omesso versamento IVA: sulla competenza per territorio
Omesso versamento IVA: è necessaria la prova che non sia stato altrimenti possibile reperire le risorse necessarie per il puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie
Omesso versamento IVA: sui casi di applicabilità del regime di "IVA per cassa"
Omesso versamento IVA: l'oggettiva impossibilità di adempiere rileva solo se dovuta a causa di forza maggiore
Omesso versamento IVA: sull'abolizione parziale del reato
Omesso versamento IVA: non sussiste se il pagamento dei crediti anteriori era stato vietato dal tribunale
Omesso versamento IVA: sull’accordo per la rateizzazione del debito tributario
Omesso versamento IVA: sulla crisi di liquidità
Omesso versamento IVA: sulla rilevanza dell'inadempimento dei clienti
Omesso versamento IVA: prevede una condotta mista, con una componente commissiva ed una omissiva
Omesso versamento IVA: questioni intertemporali
Omesso versamento IVA: l'elevazione di un terzo dei termini di prescrizione non si applica ai reati ex artt. 10-ter e 11 del D.lgs. n. 74/2000

Omesso versamento IVA: va condannato l'imprenditore che sceglie di pagare altro, in caso di crisi aziendale

bottom of page