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Estradizione verso la Russia: la Corte d’Appello di Napoli revoca il carcere in un caso seguito dal nostro Studio

7 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min

ESTRADIZIONE /I NOSTRI CASI

La Corte d’Appello di Napoli ha accolto la richiesta presentata dalla difesa e disposto l’immediata liberazione di un cittadino destinatario di una richiesta di estradizione della Federazione Russa. Un caso seguito dal nostro Studio, nel quale la difesa ha documentato il rischio di trattamenti inumani o degradanti in caso di consegna alla Russia.


Scarica l’ordinanza ↓


Il 29 settembre 2026 la Corte d’Appello di Napoli ha disposto la revoca della custodia cautelare in carcere nei confronti di una persona assistita dal nostro Studio, arrestata in Italia nell’ambito di una procedura di estradizione richiesta dalla Federazione Russa.

La decisione è particolarmente significativa perché la Corte non si è limitata a valutare il pericolo di fuga.

Ha affrontato, già nella fase cautelare, il problema centrale posto dalla difesa: è legittimo mantenere una persona in carcere in funzione di una futura estradizione quando esistono elementi seri per ritenere che la consegna possa esporla a trattamenti contrari ai diritti fondamentali?

La risposta della Corte è stata negativa.


L’arresto in Italia sulla base di una Red Notice Interpol

Il nostro assistito era stato arrestato in Italia il 22 settembre 2026, in esecuzione di una Red Notice Interpol emessa su iniziativa delle autorità della Federazione Russa.

La richiesta riguardava l’esecuzione di una sentenza russa di condanna a dieci anni di reclusione per fatti qualificati come frode.

Dopo l’arresto era stata applicata la custodia cautelare in carcere a fini estradizionali.

Sin dalle prime fasi del procedimento, la difesa assunta dall’Avv. Salvatore del Giudice ha chiesto la revoca della misura, sostenendo che la valutazione delle condizioni ostative all’estradizione non potesse essere rinviata alla decisione finale quando, nel frattempo, la persona richiesta si trovava privata della libertà.

La strategia difensiva si è sviluppata su due piani: da un lato, la situazione generale dei diritti umani e delle condizioni di detenzione nella Federazione Russa; dall’altro, la specifica situazione personale dell’assistito.


La nostra linea difesiva: dal rischio generale al rischio individuale

Questo secondo profilo è stato decisivo.

Affermare genericamente che nelle carceri di un determinato Paese esistono violazioni dei diritti umani non è sufficiente. Occorre dimostrare perché proprio quella persona, se consegnata, possa essere esposta a un rischio concreto.

Per questa ragione il nostro Studio ha raccolto e depositato una documentazione articolata relativa alla vita personale e familiare dell’assistito, al suo stabile radicamento in Slovenia e alle posizioni pubblicamente assunte rispetto alla guerra in Ucraina.

Sono stati prodotti, tra l’altro, documenti relativi alla famiglia e alla residenza, fotografie della partecipazione a manifestazioni in sostegno dell’Ucraina, elementi relativi ad attività e commenti pubblicati sui social network e dichiarazioni di persone appartenenti alla comunità nella quale la famiglia vive da anni.

La Corte ha attribuito rilievo proprio alla combinazione di questi elementi.

Nell’ordinanza si osserva infatti che il rischio generale derivante dalla situazione russa deve essere esaminato insieme alle «circostanze personali specifiche» documentate dalla difesa e alla posizione manifestata dall’interessato rispetto alle autorità russe e all’invasione dell’Ucraina.


Il rischio di trattamenti inumani o degradanti nelle carceri russe

La difesa ha inoltre sottoposto alla Corte fonti internazionali aggiornate sulle condizioni di detenzione nella Federazione Russa.

La Corte richiama espressamente il rapporto della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella Federazione Russa, nel quale vengono descritti episodi di tortura e maltrattamenti e criticità strutturali del sistema penitenziario.

Il provvedimento evidenzia anche un elemento ulteriore: dopo la cessazione della partecipazione della Federazione Russa alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è venuto meno uno dei principali meccanismi esterni di controllo sul rispetto dei diritti fondamentali.

La conclusione raggiunta dalla Corte sul primo livello della verifica è molto chiara: esistono elementi oggettivi, attendibili, precisi e aggiornati dai quali emerge un rischio generale di trattamenti vietati nel sistema detentivo russo.

Ma il nostro caso presentava qualcosa in più.


Le posizioni contro la guerra e il rischio personale dell’assistito

La documentazione raccolta dal nostro Studio consentiva di collegare quel quadro generale alla storia individuale della persona richiesta.

La Corte ha esaminato le manifestazioni pubbliche a sostegno dell’Ucraina, i contenuti pubblicati sui social, le dichiarazioni testimoniali e l'attività della famiglia all’interno della comunità locale.

Il Collegio precisa correttamente che tali elementi non costituiscono, in questa fase, prova definitiva dell’esistenza di una persecuzione già in atto.

Tuttavia, considerati nella loro pluralità, continuità temporale e dimensione pubblica, rendono la posizione dell’assistito diversa da quella della generalità dei detenuti per reati comuni.

Ed è questo uno dei passaggi più importanti dell’ordinanza: un rischio generale diventa giuridicamente rilevante quando la difesa riesce a dimostrare come esso possa concretizzarsi nella posizione della singola persona richiesta in estradizione.


Le garanzie dello Stato richiedente devono essere concrete e verificabili

La Corte affronta anche il tema delle eventuali rassicurazioni provenienti dalla Federazione Russa.

Non bastano affermazioni generiche sul rispetto della legge o degli standard internazionali.

Quando emerge un rischio serio, occorrono garanzie specifiche, individualizzate e attendibili, che consentano di conoscere e verificare concretamente il luogo di detenzione, il regime applicabile, le condizioni materiali, l’accesso alle cure, i rapporti con il difensore e con i familiari e l’esistenza di un sistema indipendente capace di controllare il rispetto degli impegni assunti.

La Corte rileva che tali garanzie non risultavano acquisite.

E aggiunge un principio particolarmente importante: non si può mantenere oggi una persona in carcere confidando nella possibilità che garanzie adeguate vengano eventualmente fornite domani.


La custodia estradizionale non è una pena anticipata

È questo il cuore giuridico della decisione.

La custodia cautelare applicata durante una procedura di estradizione non ha natura punitiva. Serve esclusivamente a rendere possibile, se ne ricorreranno le condizioni, la futura consegna della persona allo Stato richiedente.

Per questa ragione, l’art. 714, comma 3, c.p.p. impone di verificare già durante la fase cautelare se esistano ragioni idonee a far ritenere insussistenti le condizioni per una futura decisione favorevole all’estradizione.

Se emergono condizioni ostative alla consegna, viene meno il collegamento funzionale tra detenzione ed estradizione.

Il carcere non può trasformarsi nell’attesa della decisione sull’estradizione.


Anche il pericolo di fuga è stato escluso

La Corte ha accolto anche un ulteriore argomento sviluppato dalla difesa.

Il nostro assistito viveva stabilmente da anni in Slovenia, dove si trovavano la moglie, i cinque figli e il centro della propria vita familiare, sociale e lavorativa.

L’arresto, inoltre, era avvenuto mentre si trovava in una struttura ricettiva insieme alla moglie e al figlio neonato. Le perquisizioni non avevano evidenziato elementi indicativi di una preparazione alla fuga.

Secondo la Corte, questi dati non consentivano di ravvisare un pericolo di fuga concreto e attuale di intensità tale da giustificare la permanenza in carcere.


La decisione della Corte d’Appello di Napoli

All'esito dell'udienza del 29 settembre 2026, la Corte d'Appello di Napoli ha accolto la richiesta formulata dalla difesa.

Il passaggio dell'ordinanza è particolarmente significativo: secondo la Corte, «allo stato degli atti, sussistono ragioni sufficienti per ritenere non integrate le condizioni per una sentenza favorevole all’estradizione».

La Corte ha quindi:

revocato la custodia cautelare in carcere e ordinato l’immediata liberazione del nostro assistito.

Dall’arresto alla liberazione erano trascorsi appena sette giorni.


Revoca della custodia e decisione sull’estradizione: due momenti distinti

È importante precisarlo.

L’ordinanza non costituisce ancora la decisione definitiva sulla richiesta di estradizione formulata dalla Federazione Russa.

La stessa Corte chiarisce che il giudizio cautelare e quello definitivo sull’estradizione rimangono distinti.

Ma la decisione assume un peso particolare perché riconosce, già in questa fase, l'esistenza di elementi sufficientemente seri da incidere sulla stessa legittimità della privazione della libertà personale.

È precisamente qui che emerge l'importanza di una difesa tempestiva nelle procedure di estradizione.


Estradizione e Red Notice Interpol: perché la difesa deve iniziare immediatamente

Quando una persona viene arrestata in Italia sulla base di una richiesta di estradizione o di una Red Notice Interpol, i primi giorni possono essere decisivi.

Non è sufficiente discutere astrattamente il reato contestato all'estero.

Occorre ricostruire immediatamente il titolo dell'arresto, verificare la documentazione trasmessa dallo Stato richiedente, contestare quando necessario i presupposti della misura cautelare e soprattutto raccogliere gli elementi capaci di dimostrare l'esistenza di eventuali condizioni ostative alla consegna.

Il caso seguito dal nostro Studio dimostra quanto la difesa in materia di estradizione richieda di lavorare contemporaneamente sul diritto processuale penale, sulla cooperazione giudiziaria internazionale e sulla tutela dei diritti fondamentali.

In procedimenti di questo tipo, la difesa non comincia con la decisione sull'estradizione.

Comincia dal momento dell'arresto.

Assistenza nei procedimenti di estradizione e Red Notice Interpol

Lo Studio dell’Avv. Salvatore del Giudice assiste persone coinvolte in procedimenti di estradizione attiva e passiva, Mandato di Arresto Europeo e segnalazioni Interpol, in Italia e nei procedimenti con profili internazionali.

L’attività difensiva comprende l’assistenza immediatamente successiva all’arresto, la fase cautelare davanti alla Corte d’Appello, la predisposizione delle memorie difensive, la raccolta delle fonti internazionali e della documentazione relativa ai diritti fondamentali, il giudizio sull’estradizione e l’eventuale ricorso per Cassazione.

Se una persona è stata arrestata in Italia per una richiesta proveniente dall’estero o risulta destinataria di una Red Notice Interpol, è possibile sottoporre allo Studio la documentazione per una prima valutazione del caso.

 
 
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