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Riforma Cartabia: La partecipazione a distanza nel processo penale


Riforma Cartabia


1. Premessa.

Il legislatore delegante, onde perseguire gli obiettivi, indicati dall’art. 1, comma 1, Legge 27 settembre 2021, n. 134, della semplificazione, della speditezza e della razionalizzazione del processo penale, ha sollecitato l’ampliamento dei casi di possibile partecipazione a distanza, riferendoli peraltro non alla sola udienza, ma ad un qualsiasi atto del procedimento che richieda la presenza. In ossequio a quanto prescritto dall’art. 1, comma 8, lett. c), della legge delega57, l’art. 8, comma 1, d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, ha introdotto un nuovo Titolo II-bis del Libro II del codice di rito, composto di due soli articoli (133-bis e 133-ter), nei quali sono state trasposte le principali disposizioni già relegate - ad evidenziarne la residualità - in alcune norme delle disposizioni di attuazione58.

Si è, dunque, deciso di dettare una disciplina generale della partecipazione a distanza, così da dare continuità all’esperienza maturata durante il periodo pandemico, rivelatasi preziosa per garantire efficienza e rapidità al procedimento penale e per incrementare i diritti della difesa, sfruttando anche in questo settore le nuove opportunità concesse dal progresso tecnologico; si è, poi, intervenuti modificando singole disposizioni relative al compimento di determinati atti del pubblico ministero o della polizia giudiziaria ed alla celebrazione di determinate udienze, prevedendo un amplissimo ventaglio di ipotesi nelle quali, previa acquisizione del consenso delle parti interessate59, può farsi ricorso alla cd. remote justice: il tutto nella consapevolezza che, come aveva osservato la Corte costituzionale, «ciò che occorre, sul piano costituzionale, è che sia garantita l’effettiva partecipazione personale e consapevole dell’imputato al dibattimento, e dunque che i mezzi tecnici, nel caso della partecipazione a distanza, siano del tutto idonei a realizzare quella partecipazione»60.

È stata, invece, esclusa la possibilità di addivenire ad una integrale “dematerializzazione” dell’udienza, essendosene ritenuta improponibile la celebrazione in un ambiente totalmente virtuale, in cui nessuno dei protagonisti processuali condivide uno spazio fisico comune.


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