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Rapina

Rapina e lesioni personali: condannato il padrone che aizza il proprio cane ad aggredire la vittima al fine di sottrarle un bene

Tribunale Torino, 27/10/2023, n.1631

Integra il reato di rapina in concorso alle lesioni personali il soggetto che al fine di sottrarre dei beni di proprietà della vittima la aggredisca fisicamente ed inoltre aizzi il proprio cane contro la vittima facendola mordere in più punti, provocando varie lesioni ed impossessandosi dei beni.

La sentenza integrale

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE
A seguito di emissione di decreto di giudizio immediato l'imputato optava per il rito abbreviato. Il Mu. rendeva spontanee dichiarazioni all'udienza del 12 aprile 2023 (sulla propria situazione personale) e all'udienza del 5 ottobre 2023 (ancora sulla sua situazione personale e sui fatti). Ammesso il rito, si svolgeva la discussione e il procedimento veniva definito come da dispositivo.

Risulta provata la penale responsabilità dell'imputato per i reati ascrittigli sulla base degli atti redatti dal personale di servizio Volanti che nelle prime ore del 25 novembre 2022 traeva in arresto l'imputato (annotazione, verbali di arresto, perquisizione e sequestro, denunce querele di Se., No. e Sc.), nonché degli allegati certificati medici di Se., No. e Sc.. In particolare, risulta che il 25.11.2022, intorno alle ore 00.50, la Centrale Operativa, inviava la Volante Dora 1 in Strada del Fo. angolo Via (…) ove giungevano più chiamate che segnalavano degli schiamazzi in strada. Gli operanti, giunti all'intersezione tra Strada del Fo. e Via (…), notavano una persona claudicante che si dirigeva verso di loro gridando aiuto; la medesima - successivamente identificata nel Se. - riferiva di essere stata appena derubata del suo carrellino della spesa e del suo telefono cellulare marca "(…)", da un ragazzo indossante un cappotto di colore verde, giovane e di origine nord-africana che prima lo colpiva con dei violenti pugni al volto e poi gli aizzava contro un cane di grossa taglia di colore marrone che lo mordeva in più parti della gamba.

Gli Agenti diramavano le ricerche ma subito dopo notavano un uomo con un cane marrone all'interno dell'area verde sita in Lungo (…).

Previa richiesta di rinforzi, gli operatori si dirigevano verso l'uomo - successivamente identificato nell'imputato - che iniziava a urlare "NON VI AVVICINATE - FINISCE MALE", e nell'occorso parlava con il suo cane, un pastore belga.

Dopo una piccola conversazione con lo stesso, gli scriventi riuscivano a tranquillizzarlo e notavano accanto a lui un carrellino di colore giallo; procedevano, quindi, a perquisizione personale che dava esito positivo in quanto nella tasca destra della tuta indossata dall'uomo veniva rinvenuto il cellulare di colore nero marca (…) sottratto a Se.Sa.

Mu., compreso che la refurtiva era stata trovata, iniziava a sbracciarsi e dava ordini in lingua non comprensibile al cane, il quale con un balzo azzannava l'A.S. Ba. all'altezza del petto lato sinistro, creando un buco sulla divisa (il morso non arrivava alla pelle grazie all'imbottitura); solo per mezzo dell'Agente Ol. il cane veniva tolto di dosso al collega.

Nel mentre arrivano sul posto diverse altre pattuglie che identificavano l'uomo e prendevano in consegna il cane.

Se. in sede di denuncia riferiva: "sono in Italia da circa un anno e mezzo e faccio lavori saltuari. In serata, stavo cercando degli indumenti nei bidoni della raccolta dei rifiuti per poi rivenderli al mercato del Ba.. Mi avvicinava un uomo, un mio connazionale che non avevo mai visto prima; aveva un cane con sé, di colore marrone e nero e mi diceva di dargli il telefono. Gli chiedevo di lasciarmi stare e di farmi andare via ma lui mi lanciava il cane contro, che mi mordeva su entrambe le gambe. Poi luì mi colpiva con alcuni pugni al viso ed ero costretto a lasciargli il mio telefono, marca (…), di colore nero, avente utenza telefonica (…) del gestore (…). Quest'uomo mi prendeva anche il mio carrello con una sacca di colore giallo, dentro il quale raccoglievo gli indumenti che trovavo. L'uomo poi si allontanava, lasciandomi a terra dolorante; dopo pochi minuti arrivava una pattuglia della polizia e raccontavo cosa era successo. Insieme ai poliziotti facevo un giro nella zona e riconoscevo, vicino a dei giardini, l'uomo con il cane; la polizia mi mostrava sia il carrello che il mio telefono, che riconosco senza dubbio e che mi sono stati restituiti. Non so di preciso a che ora siano successi i fatti. Visto che accuso dei forti dolori al viso ed alle gambe, mi porterò immediatamente presso un ospedale per farmi visitare Se., successivamente recatosi al CTO, veniva dimesso con una prognosi di giorni 5 s.c..

Nell'immediatezza emergevano anche due ulteriori fatti di reato, commessi poco prima nella medesima zona, nelle stesse circostanze e con le medesime modalità, che venivano attribuiti con sicurezza alla persona appena fermata.

Innanzitutto, gli operanti, con i Carabinieri parimenti intervenuti, potevano appurare che il soggetto fermato si era reso responsabile poco prima di altra aggressione violenta, in C.so (…), angolo Via (…), alle 23.50 circa ai danni di Sc.Ed., il quale, escusso a s.i.t. presso l'ospedale Maria Vittoria dove era stato trasportato in codice giallo per le ferite riportate, riferiva: data odierna verso le ore 23:45 mi trovavo in C.so (…) angolo Via (…) seduto alla fermata del pullman mentre fumavo una sigaretta, pochi istanti dopo si è avvicinato un ragazzo sui 30-35 anni circa di carnagione olivastra, probabilmente dì etnia magrebina, indossante un giubbotto lungo 3/4 di colore verde chiaro, con in mano una bottiglia di birra, una bici di colore scuro ed un cane simile ad un pastore tedesco. Ad un tratto questo soggetto si avvicina a me in maniera repentina e mi strappava gli occhiali da vista con una montatura bianca e nera, modello "(…)". Premetto che gli occhiali li stavo indossando. Successivamente, mi ha aizzato il cane che portava a spasso, proferendo delle parole a me sconosciute. incomprensibili come se volesse che il cane mi aggredisse. Azione che una frazione di secondo dopo è accaduta. Infatti il cane si è avviato in maniera fulminea verso di me ed io per timore che mi aggredisse mi davo alla fuga in direzione di via (…), fino a quando non arrestavo la mia corsa giunto in C.so (…). Lì mi fermavo un attimo per prendere il respiro quando mi accorgevo di essere stato raggiunto dal mio aggressore e dal suo cane. Ad un tratto il cane mi azzannava in varie parti del corpo ma ricevevo un forte morso in particolare all'altezza della coscia sinistra. Contemporaneamente il mio aggressore mi percuoteva con pugni sul corpo e sul viso. Di seguito mi accorgevo che il soggetto si allontanava lasciando la propria bicicletta ma non vedevo in che direzione fuggiva. Premetto che il soggetto si allontanava poiché molte persone urlavano contro la nostra direzione e quindi per timore si dava probabilmente alla fuga. Inoltre, visto che notavo di aver riportato varie ferite sul corpo contattavo dapprima il 118 chiedendo soccorso e successivamente intervenivano sul posto delle pattuglie dei Carabinieri. Successivamente venivo trasportalo in codice giallo al Maria Vittoria per farmi medicare. Voglio specificare che al tèrmine dell'aggressione non avevo con me più gli occhiali da vista".

Sc. veniva dimesso con prognosi di 10 giorni s.c.

L'altro fatto si era verificato intorno alle 22.50 del 24.12.2022, quando i Carabinieri intervenivano per una rapina commessa in zona da un uomo giovane con un cane marrone al seguito ai danni di Nq.As.: Quest'ultimo riferiva: "nella serata appena trascorsa, intorno le ore 22.50 mentre facevo rientro a casa mia in via (…), transitavo su strada del Fo. quando, giunto all'intersezione con via (…), mentre stavo messaggiando al telefono venivo chiamato a voce alta da un signore davanti a me con un cane di grosse dimensioni di colore marrone, probabilmente un cane pastore. Quel soggetto, mio connazionale e che non ho mai visto prima della giornata, si rivolgeva a me in arabo, precisamente in dialetto marocchino e dunque mettevo il telefono in tasca e mi avvicinavo a lui. Lui mi chiedeva da dove venissi e quando gli ho risposto di dove sono originario, luì senza motivo apparente si rivolgeva al cane aizzandolo contro di me e dicendogli di attaccarmi. Il cane mi mordeva alle gambe procurandomi un fortissimo dolore, io tentavo di fermarlo e appena ci riuscivo il soggetto sì scagliava contro dì me colpendomi con 7 0 8 pugni al volto, e il cane riprendeva a mordermi sul braccio. Io nella fase di colluttazione cadevo in terra e, quando finiva l'aggressione notavo il soggetto che richiamava il cane e si allontanava. Io mi rialzavo e notavo che non avevo più il mio cellulare, controllavo anche per terra ma non lo trovavo. Io quindi inseguivo il soggetto chiedendogli di restituirmi il telefono, ma lui mi diceva "Oggi il telefono non lo rivedi, vattene che ti faccio riprendere dal cane e appena ti prende ti segno la faccia con un coltello. Io quindi mi sono allontanato e con un altro telefono che avevo ho contattato il 112. Mentre attendevo l'arrivo della volante ho rivisto il soggetto che mi ha aggredito e l'ho pregato di ridermi il telefono. Lui mi diceva di andarmene minacciandomi con le stesse frasi che mi aveva detto poco prima, quindi si allontanava su via (…). Dopo meno di un minuto arrivavano i carabinieri ed io mi rivolgevo a loro. Preciso che il mio telefono era un (…). Preciso che i Carabinieri hanno poi ritrovato il telefono e me l'hanno restituito". Anche No. veniva dimesso come referto con una prognosi di giorni 7 giorni s.c.

Dai riscontri Af. emergeva, infine, che Mu., alias Me.Mo., risultava essere ricercato dalla Squadra Catturanti di Verona dal 14.02.2022 dovendo scontare la pena di 3 anni e 9 mesi per rapina aggravata e lesioni personali, risultando inoltre fotosegnalato per rapina e lesioni personali nell'aprile 2019 e indagato nel 2016 a p.l. per stupefacenti.

Intervenuto l'arresto, all'esito dell'udienza il G.I.P. convalidava l'arresto e applicava al Mu. la custodia cautelare in carcere per le tre rapine.

All'udienza di convalida il Mu. aveva reso dichiarazioni con le quali cercava all'evidenza di eludere le proprie responsabilità (ADR: "Non è vero che ho rubato qualcosa. Il cane che era con me è mio e non morde. Sono andato in un grande giardino, mi sono arri campato, ho visto il disegno del lupo e ho iniziato a gridare. Io e il mio cane abbiamo iniziato a camminare; ho trovato un trolley e dentro c'era un cellulare. Ho trovato queste cose girovagando, non so di chi erano. Mi ha morso il mio cane sotto l'ascella sinistra e anche in altre parti del corpo. Ho iniziato a dire al mio cane che ero il lupo e lui mi ha morso dappertutto; la ferita più evidente è quella sotto l'ascella. ADR avv. : "Non sono mai stato in cura per problemi psichiatrici. Tremo perché da due settimane non mangio e non dormo. Consumo vino. Raccolgo le sigarette da terra e le fumo insieme ad un amico rumeno. Faccio uso di tutto quello che trovo per terra. Ho problemi agli occhi perché quando ero piccolo mia sorella mi ha colpito con una forchetta all'occhio. Mi sono fatto visitare all'ospedale oftalmico vicino porta (…)").

Anche nel presente giudizio l'imputato continuava a rendere dichiarazioni volte a negare ogni responsabilità, tuttavia al contempo riferiva di avere avviato un percorso di disintossicazione e di reinserimento, prendendo le distanze dai comportamenti alcolici e di assunzione di stupefacenti ai quali era dedito prima della detenzione, significativamente riferendo che al momento dei fatti si trovava in uno stato alcolico che gli impediva di avere piena cognizione delle sue azioni ("sto facendo un corso di falegname in carcere, non ho avuto nessun problema di condotta. Prima di entrare in carcere avevo problemi. Ho sbagliato quando ero libero, cercavo posti per dormire in strada nonostante avessi la famiglia qui. Ora mi sto disintossicando, non voglio più fare uso di né dì sostanze stupefacenti, né di alcolici. In carcere non c'è un dottore che mi segue ma io sono convinto dì farlo da solo. Mi propongono delle terapie ma non le faccio, preferisco non assumerle. Ho un definitivo di 3 anni ed 8 mesi. Ci sono errori sulle mie generalità. Ho ripreso rapporti con i miei familiari, mia madre viene a trovarmi. Ammetto che al momento dei fatti ero ubriaco ed avevo bevuto tanto vino ma nego di aver aggredito delle persone per prendere delle cose, non ero l'unico ad avere il cane. Quel giorno non ero in me, barcollavo per via del vino che avevo bevuto ma escludo di aver fatto queste cose perché non sono un ladro").

Orbene, gli elementi posti dal G.I.P. alla base dell'ordinanza applicativa sono di tale pregnanza da costituire piena prova della sussistenza dei reati e della sicura ascrivibilità al Mu., dovendosi rimarcare come si tratti di fatti del tutto analoghi, posti in essere in termini spazio-temporali estremamente ravvicinati con modalità talmente peculiari da ricondurre con sicurezza al Mu. e ai suoi agiti predatori. L'imputato (come osservato dal G.I.P., sotto il profilo cautelare) "ha commesso più fatti di reato della stessa indole in un lasso temporale davvero contenuto, dando dimostrazione di intenti predatori spiccatissimi. Egli, poi, ha esercitato inaudita violenza nei confronti delle vittime, le quali non soltanto sono state percosse dal prevenuto, ma sono state tutte aggredite dai morsi del cane condotto dal Mu.; tale aggressività, come sì ricava dalle dichiarazioni conformi dì tutti ì soggetti escussi, è direttamente riferibile all'indagato, che ha volontariamente istigato l'animale ad avventarsi contro le vittime al fine di amplificare l'efficacia costrittiva ed intimidatoria dell'azione delittuosa, al fine di appropriarsi dei beni delle pp.oo.. Siamo al cospetto, pertanto, di indagato dall'indole estremamente violenta, tenuto anche conto delle significative lesioni causate alle vittime, il quale è peraltro privo di mezzi di sussistenza mediante i quali sostenersi lecitamente".

Riguardo alla rapina e alle lesioni in danno di Se. di cui ai capi 1) e 2), il prevenuto è stato trovato dagli operanti vicino al luogo ove il medesimo è stato aggredito, insieme al cane marrone al quale aveva fatto riferimento la p.o., ed è stato trovato in possesso del cellulare e del carrellino sottratti pochi attimi prima. Dette circostanze costituiscono importantissimi elementi di conferma della credibilità della p.o. nelle dichiarazioni rilasciate in sede di denuncia querela sulle modalità del fatto. Il referto medico redatto a carico di Se., che prova le lesioni dallo stesso subite, inoltre, costituisce ulteriore conferma della riferita dinamica dell'aggressione, avendo la p.o. riportato lesioni personali - tumefazione zigomo destro, segni di morso di cane sulla coscia sinistra - perfettamente compatibili con quanto riferito dalla vittima.

Come già osservato dal G.I.P. poi non possono nutrirsi dubbi in ordine alla riferibilità al Mu. delle aggressioni commesse nelle stesse circostanze di tempo e di luogo ai danni di Sc. e No..

Quanto ai fatti di cui ai capi 3) e 4), in danno di Sc., infatti, la p.o. - sull'attendibilità della quale non vi è ragione alcuna di nutrire dubbi - ha narrato di essere stata aggredito poco prima e nella medesima zona da un individuo avente le stesse caratteristiche dell'imputato, il quale conduceva al suo seguito un cane identico a quello rinvenuto nella disponibilità del medesimo. In particolare, Sc., con dichiarazioni confermate dal referto medico in atti (che ne attesta le congruenti lesioni subite), ha riferito di essere stato vittima di un'aggressione fisica condotta con modalità del tutto peculiari e sovrapponibili a quelle del capo 1). L'identico modus operandi, caratterizzato dall'impiego del cane come arma nei confronti della vittima, e l'assoluta prossimità cronologica e spaziale nella verificazione dei fatti conducono ad ascrivere con certezza al Mu. anche il fatto delittuoso commesso ai danni di Sc..

Pure riguardo al fatto di cui ai capi 5) e 6), in danno di No., il quale poco prima della commissione delle suddette ipotesi delittuose, era stato aggredito da un uomo nordafricano che gli aveva sottratto il telefono ricorrendo al cane che lo stesso conduceva con sé, s'impongono le medesime considerazioni, atteso che l'aggressione risulta avvenuta nelle vicinanze degli altri due fatti a brevissima distanza temporale dagli stessi: anche in questo caso l'azione va ricondotta al prevenuto, tenuto conto delle del tutto peculiari modalità di commissione del fatto e della notevole prossimità spaziale e temporale tra le vicende in oggetto. Le lesioni, attestate dal referto, nuovamente corroborano pienamente il racconto della vittima. Riguardo alla resistenza di cui al capo 7), l'azione del Mu. è stata puntualmente descritta nel verbale sopra ripreso. Essendo stato l'Agente aggredito con modalità del tutto analoghe alle vittime delle rapine avvenute poco prima si è trattato dell'ennesima conferma del modus operandi del medesimo che si avvaleva del cane che aveva con sé nella commissione dei reati. Indubbio che anche tale condotta integra il reato contestato essendo stata posta in essere la condotta per sfuggire al controllo degli operanti che si concludeva con l'arresto. La capacità d'intendere e volere dell'imputato al momento dei fatti ha formato oggetto di consulenza psichiatrica che in questa sede, per il carattere approfondito e logico, non si può che riprendere. Quanto al rilievo difensivo che il Mu. sarebbe stato portatore di difficoltà linguistiche che avrebbero ostacolato il lavoro del consulente, lo stesso non appare in alcun modo condivisibile in quanto il Dott. Be. ha dato atto puntualmente degli elementi sui quali ha fondato il proprio giudizio. Il Mu. nel colloquio si era avvalso inizialmente di un connazionale che poi aveva allontanato ritenendo di potersi esprimere a sufficienza nella nostra lingua; l'esame psichico era stato in effetti limitato dalla barriera linguistica ma aveva potuto avere svolgimento e dal complesso degli elementi raccolti il consulente ha potuto concludere nel senso che il medesimo "non ha evidenziato alcun sintomo psicopatologico di rilevanza clinica tale da compromettere, sia nel passato sia nel presente, al piena capacità d'intendere e volere" (dovendosi ricondurre i reati in ipotesi commessi a "una condizione di vita caratterizzata da marginalità, gravi difficoltà economiche, uso, se non costante certamente frequente, di alcol e sostanze psicotrope").

Passando al trattamento sanzionatorio, non può essere concessa l'attenuante di cui all'art. 62 n. 4 C.P. (dovendosi avere riguardo nel valutare il danno o il lucro patrimoniale alla circostanza che rientra nel "danno patrimoniale" anche quello fisico e morale procurato dalla condotta illecita alla persona offesa) mentre possono essere concesse all'imputato le attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sulle aggravanti al fine di adeguare la pena al fatto dovendosi tenere conto della difficile condizione di vita nella quale i reati sono stati commessi e del percorso di reinserimento sociale avviato dall'imputato con la detenzione, nonché del corretto comportamento processuale. Ritenuta la continuazione tra i reati e la maggior gravità del reato di cui al capo 5) (durata lesioni alla p.o.), alla stregua dei criteri oggettivi e soggettivi di cui all'art. 133 C.P., appare congruo il seguente trattamento sanzionatorio (dovendosi tenere conto dall'altro di quanto già evidenziato nel giudizio sulle circostanze); pena base per il reato di cui al capo 5), anni 5 di reclusione e euro 1.000 di multa; pena ridotta per le att. gen. prevalenti a anni 3 mesi 4 di reclusione e euro 800 di multa, poi aumentata per la continuazione: di mesi 5 di reclusione e 200 euro di multa per ciascuna delle altre rapine, di giorni 20 di reclusione e 20 euro di multa per ciascuna delle lesioni e di 2 mesi di reclusione e 240 euro di multa per la resistenza, quindi a anni 4 e mesi 6 di reclusione e 1.500 euro di multa. Per il rito, infine, la pena va ridotta a quella finale di cui al dispositivo; con obbligo di legge al pagamento delle spese processuali e di custodia in carcere.

P.Q.M.
Visti gli artt. 442, 533 e ss. C.P.P.

Dichiara Mu.Mo. responsabile dei reati ascrittigli uniti dal vincolo della continuazione e ritenuta la maggior gravità del reato di cui al capo 5), concesse le attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sulle aggravanti contestate, applicata la diminuente del rito, lo condanna alla pena di anni 3 di reclusione ed euro 1.000 di multa, oltre spese processuali e di custodia in carcere.

Così deciso in Torino il 12 ottobre 2023.

Depositata in Cancelleria il 27 ottobre 2023.

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